Quest’immagine fa dire due volte «Non può essere!». La prima volta per il cavallo, da cui san Paolo sembrerebbe caduto, nonostante non ci sia memoria di una caduta da cavallo negli Atti degli Apostoli. Che – nei capitoli 9, 22 e 26 – raccontano per ben tre volte la conversione di Saulo (non ancora Paolo), accennando soltanto a una «luce dal cielo, più splendente del sole», che ne causò la caduta a terra e una cecità temporanea.
Di per sé la caduta da cavallo non è un’ipotesi gratuita. Anzitutto per il fatto che Saulo era in viaggio. Non un viaggio di piacere, poiché stava andando a Damasco per catturare dei cristiani e portarli in catene a Gerusalemme («tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne»). Inoltre va messo in conto che una caduta da cavallo è ben più rovinosa di una caduta a piedi (e Saulo restò sconvolto per tre giorni). Infine non va scordato che, in certe culture, il cavaliere disarcionato è simbolo della persona piena di sé, che, prima o poi, va a sbattere. E persino un proverbio mette in guardia contro la superbia, che parte a cavallo e torna a piedi.
È indubbio che il cavallo dia più peso alla caduta, anche se può dare a credere che la conversione debba sempre partire da un punto basso in cui si è finiti. E sebbene quella di Saulo non venga sempre rappresentata così, cioè come conseguenza di un tonfo da questo animale, resta il fatto che il primo pittore a immaginarlo dev’essere stato convincente, se, da allora, tutti i colleghi l’hanno presa per vera.
Altra strada possibile, per gli artisti, è di puntare – oltre che sul cavallo – sulla luce abbagliante… come fa Michelangelo nella Cappella Paolina.
E qui scatta il secondo «Non può essere!», che stavolta riguarda le sembianze di Paolo, più o meno trentenne all’epoca dei fatti. Come può essere che in quest’affresco dimostri una settantina di anni? È probabile che Michelangelo si sia autoritratto, come aveva già fatto nel Giudizio universale pochi anni prima, per ricordare – a noi e a sé stesso – che la scelta di un cambiamento di rotta, o di una vita nuova, più legata a Cristo, sono possibili ogni giorno, a ogni età.
Non c’è bisogno di un evento clamoroso. È sufficiente trovare un momento in cui lasciarsi colpire dalla luce di Gesù e delle sue parole.









