Il prezzo dei cinque cerchi: l’eredità di Milano-Cortina 2026

Tra sostenibilità dichiarata e nuove costruzioni in territori fragili, Milano-Cortina 2026 ha riacceso il confronto sull’impatto ambientale dei grandi eventi e sul destino delle infrastrutture dopo la fine delle Olimpiadi

Immagine creata con IA

Cosa accadrà al territorio al termine di un’Olimpiade, quando atleti, telecamere e sponsor se ne saranno andati? È una domanda inevitabile per amministrazioni e cittadini locali, coinvolti in un maxi evento di tale portata. Se i Giochi si svolgono in poche settimane, il loro impatto economico e territoriale si misura invece nei decenni successivi.

L’eredità olimpica dopo la fine dei Giochi

Il successo olimpico non coincide con la cerimonia di chiusura, bensì si allarga alla capacità di mantenere vive e utili nel tempo le infrastrutture realizzate. L’entusiasmo iniziale spesso precede una pianificazione insufficiente del riutilizzo delle opere, con conseguenze economiche e ambientali che ricadono sulle comunità locali per anni. In questo scenario si inserisce la sfida di Milano Cortina 2026, che punta a imparare dagli errori di altri Giochi del passato, per dimostrare come un grande evento possa generare valore duraturo senza trasformarsi in un debito per le generazioni future.

Le Olimpiadi come modello economico

Ospitare un Olimpiade nella propria Nazione rappresenta oggi più una scommessa che un investimento sicuro. Il Paese ospitante deve realizzare in pochi anni servizi, trasporti, alloggi e infrastrutture per sostenere tutto l’ecosistema olimpico. Più che un evento sportivo, oggi i Giochi rappresentano un grande modello economico e vengono presentati come acceleratori di sviluppo urbano, capaci di modernizzare territori, generare occupazione e attrarre turismo. Tuttavia, mentre strade e servizi possono produrre benefici tangibili e duraturi, gli impianti sportivi rischiano di diventare insostenibili se non riutilizzati a fine Giochi, trasformandosi in spese per la manutenzione o peggio in strutture abbandonate.

Ricavi globali e costi locali: chi paga e chi incassa davvero?

La diffidenza verso le Olimpiadi nasce dalla distanza tra ricavi e spese. I profitti principali — diritti televisivi e sponsorizzazioni — sono gestiti dal CIO, proprietario del brand olimpico, che redistribuisce risorse allo sport globale. Il comitato, però, non si occupa del finanziamento diretto delle infrastrutture, che sono invece a carico di governi e amministrazioni locali, che le realizzano attraverso fondi pubblici. Non sorprende, quindi, che molte città abbiano ritirato la propria candidatura negli ultimi anni, consapevoli che i ricavi non copriranno mai le spese, con i costi iniziali che tendono a crescere a causa di inflazione e imprevisti.

Per quanto l’Olimpiade rappresenti una vetrina mondiale, per territori già alle prese con problemi socio-economici più urgenti, l’investimento olimpico con un ampio uso di risorse pubbliche appare sempre più controverso.

La lezione di Torino 2006: cosa insegna l’eredità olimpica

Milano-Cortina deve trarre insegnamento dall’esperienza di Torino 2006, per non commettere gli stessi errori del passato. A distanza di vent’anni, i Giochi hanno contribuito al rilancio infrastrutturale del capoluogo piemontese, segnato dalla crisi industriale di fine secolo della Fiat. Diverso è stato il destino delle aree montane, dove molte strutture non hanno trovato continuità d’uso, venendo  abbandonate a fine evento. Noti gli esempi della pista da bob di Cesana e dei trampolini di Pragelato, costati rispettivamente 110 e 34 milioni di euro, in disuso dopo appena sei anni. Anche il Villaggio Olimpico torinese, realizzato per ospitare gli atleti, è diventato simbolo di degrado e occupazioni abusive negli anni successivi. Il risultato evidenzia un paradosso economico, nonchè un campanello d’allarme per i Giochi odierni: opere costruite per generare sviluppo finiscono per produrre costi di gestione e demolizione, trasformandosi in debiti ambientali e finanziari di lungo periodo.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Forgotten Stadiums (@forgottenstadiums)

Milano-Cortina 2026: modello sotto esame

Gli organizzatori di Milano-Cortina 2026 sostengono di aver imparato dagli errori del passato. Per la prima volta, il progetto del CIO ha previsto l’utilizzo minimo del 93% di impianti esistenti o temporanei già presenti nel territorio per evitare nuove “cattedrali nel deserto”. Per questa ragione, la distribuzione delle gare su un’area vastissima dell’arco alpino risulta una strategia ben riuscita, nonostante abbia dovuto far fronte a spese logistiche più elevate.

A Milano (esattamente come a Torino nel 2006) l’eredità appare più concreta: il Villaggio Olimpico di Porta Romana diventerà uno studentato da 1700 posti; un’iniziativa per rispondere al caro affitti della metropoli.

La pista della discordia

Il nodo principale del dibattito resta però la pista da bob di Cortina. Nonostante il CIO abbia suggerito all’Italia l’utilizzo di impianti già operativi all’estero (come Innsbruck o Sankt Moritz), per prevenire i danni ambientali, la politica ne ha fatto una battaglia politica spingendo per la realizzazione sul suolo italiano. Così è stata costruita un’infrastruttura da 124 milioni di euro per uno sport con pochissimi praticanti agonistici in Italia e dai costi di gestione elevatissimi.

L’intervento ha comportato anche un significativo impatto ambientale sulle Dolomiti, in cui centinaia di laceri secolari sono stati abbattuti per una struttura che, si spera, vedrà un destino diverso dalla pista di Cesana.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da La Gazzetta dello Sport (@gazzettadellosport)

Quale sarà il vero bilancio dopo Milano-Cortina 2026?

L’eredità olimpica di Milano Cortina 2026 dimostra che la sfida non riguarda solo l’organizzazione dei Giochi, ma la capacità di progettare opere utili alla vita quotidiana delle comunità locali. Se Torino ha mostrato come le Olimpiadi possano favorire la trasformazione urbana ma anche lasciare ferite, Milano-Cortina si inserisce in un contesto storico segnato da risorse pubbliche limitate in aree come sanità o educazione, in cui non sono più ammessi sprechi.

La medaglia più importante dei Giochi Olimpici verrà assegnata molti anni dopo l’ultima gara, quando sarà chiaro se l’evento dei cinque cerchi avrà prodotto uno sviluppo duraturo o un debito da risanare.

condividi su