Che cosa fa stare bene sul lavoro? Lo sviluppo di relazione positive

Sempre di più le aziende si preoccupano del benessere lavorativo e psicologico dei lavoratori. Perché a loro conviene. Ma anche perché è un valore importante

C’è un tema che oggi trova grande attenzione da parte delle aziende, in particolare for profit, ma anche in enti pubblici – meno forse nel mondo del non profit, perché è un mondo che rischia di dare per scontate una serie di attenzioni necessarie invece per chi lavora – :  la questione del benessere organizzativo e/o benessere psicologico.

Per dare delle definizioni:

  • il benessere organizzativo «riguarda la qualità della vita lavorativa e il grado in cui l’ambiente di lavoro favorisce la salute, la motivazione e la soddisfazione delle persone» [1].
  • il benessere psicologico può invece essere definito come «uno stato che deriva dall’esperienza di emozioni positive, dal coinvolgimento nelle attività, dal senso di significato nella vita e dalla realizzazione personale».[2]

L’importanza di vedersi riconosciuti

Come mai per il mondo del lavoro, qualunque esso sia, è cosi importante oggi investire nel benessere organizzativo e psicologico? Credo che per un verso ci sia il tema della convenienza: una persona che sta bene mentre lavora, rende di più e lavora più volentieri. Difficilmente lascerà il posto di lavoro o difficilmente diventerà un assenteista cronico. Non si vuole qui essere cinici, ma riconoscere l’evidenza in studi fatti in varie e diverse realtà e allo stesso tempo l’evidenza dell’esperienza di chi ci vive accanto. Oltre a questo, l’attenzione al benessere deriva dalla maggiore attenzione che viene data alle persone, che di fatto sono il vero valore di ogni organizzazione.

Il benessere è qualcosa a cui si deve necessariamente interessare anche il mondo del sociale e di chi lavora nel sociale. Le persone hanno bisogno di motivazioni al lavoro, non solo di gratificazione personali legate al sapere che si lavora “per una giusta causa”.

Il benessere è dato da un insieme di fattori che hanno risvolti molto personali, perché non tutti siamo uguali; ci sono però delle condizioni valide per tutti, delle quali non si può fare a meno.

L’importanza di vedersi riconosciuti nelle capacità, attitudini, conoscenze e competenze, un riconoscimento sia economico che psicologico e personale diventa qualcosa di indispensabile, per chi dedica il proprio lavoro a cause sociali o a situazioni di complessità, come lo è per qualunque ambiente lavorativo.

Anche Amartya Sen, parlando di “approccio delle capacità”, ci dice che «il benessere dipende dalle opportunità di realizzare chi sono io e le mie capacità». [3]

Le persone non sono scontate

Ma quali sono le caratteristiche importanti per il benessere? Sono molte le scale di fattori che vengono utilizzate, qui proviamo a dare alcune indicazioni per chi vuole fare in modo che i propri collaboratori si sentano “bene” quando sono al lavoro. Quando le persone si sentono “al sicuro” nel proprio lavoro, è più facile che investano il loro “impegno”, come coinvolgimento rispetto ai valori e all’obiettivo dell’organizzazione per cui lavorano.

  • Essere considerati e ascoltati, coinvolti laddove possibile nelle scelte organizzative, quantomeno che queste siano affrontate e condivise.
  • Promuovere una cultura del confronto più che del consenso. Non vuol dire evitare i conflitti o li differenze di posizione, ma incoraggiare il dialogo, la relazione positiva, la critica costruttiva.
  • Sentirsi coinvolti nelle decisioni.
  • Essere valorizzati per le proprie capacità e competenze
  • Trovare i luoghi e i tempi di ascolto reciproco e di confronto tra colleghi

Ovviamente sono anche necessari fattori ambientali e organizzativi, quali la sicurezza sul luogo di lavoro, il rispetto dei tempi e delle pause, le opportunità di crescita persale, i luoghi idonei al lavoro, la giusta retribuzione, tutti quei diritti sanciti dai contratti. Non è però di questo che qui vogliamo parlare, ma di come il benessere abbia molte sfaccettature, differenti per ognuno, che ruotano spesso attorno al sentirsi riconosciuti, visti, ascoltati. Della necessità di non dare nulla per scontato, perché le persone non lo sono.

Lo sviluppo di relazioni positive, contribuisce in modo fondamentale alla creazione di un contesto, che consente alla persona di esprimersi dando il meglio di sé. Le relazioni non si creano in modo spontaneo, devono essere sviluppate e favorite da chi gestisce l’organizzazione; questo vuol dire prima di tutto credere nell’importanza delle persone prima che dell’organizzazione, poi ovviamente essersene capaci, trovare quello che potremmo definire il tempo relazionale. Una buona costruzione di relazioni, sia orizzontali che verticali, favorisce lo scambio e la conoscenza. Favorisce la condivisione di responsabilità: se conosco l’altro e lo valorizzo, mi assumo la responsabilità di condividere e di crescere insieme.

 


[1] Fraccaroli F. – Balducci C., (2021), Stress e rischi psicosociali nelle organizzazioni, Il Mulino

[2] Seligman M.E.P. (2011), Flourish: a visionary new understanding of Happiness and Well–being, Free Press

[3] Amartya Sen, (1985), Commodities and Capability, North – Holland

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