È stata “la rivincita del principio di realtà sul racconto”; per un giornalista della Stampa (Alessandro De Angelis) chiamato in Tv a commentare a caldo il 23 pomeriggio i risultati del Referendum sull’ordinamento giudiziario, sarebbe stato questo il titolo più corretto di questo confronto politico che ha avuto grande eco nel nostro Paese. Voleva dire, se interpreto bene, che al di là di tutte le narrazioni a supporto della propaganda, gli elettori, chiamati ad esprimersi con un SI o con un NO, hanno deciso di non ascoltare le facili storie basate sulle emozioni della cronaca ma di basarsi sui fatti (il principio di realtà).
I numeri per capire non sono mai troppi
Al di là della nota citazione, c’è da dire che in questa affermazione c’è molto di vero. In campagna elettorale si è discusso poco di numeri, di dati, di rapporti con gli altri paesi, nonostante questo sia il tempo della “datizzazione” (si dice così, no?). Per esempio: si è quasi taciuto che in Italia la giustizia è più lenta perché da noi i giudici sono meno della metà della media europea (e in confronto con altri Paesi dove esiste la separazione delle carriere tra Pm e giudicanti) sono ben al di sotto.
E ancora: quanti giudici seguono in modo pedissequo le richieste dei Pm che hanno indagato? Nella fase delle Misure cautelari (prima del dibattimento) il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) accoglie le richieste (come arresti domiciliari, ecc.) proposte dai PM in una percentuale altissima, spesso indicata oltre il 90-94%. In questa fase, il filtro giudiziario è considerato da alcuni osservatori molto debole, rendendo la decisione del giudice quasi conforme alle richieste della procura. E le indagini vanno avanti; qui si potrebbe intervenire – senza modifica costituzionale – per correggere troppi errori giudiziari eventuali. Ma poi, nella fase del dibattimento (Processo ordinario quindi Sentenze, primo grado e così via), la situazione è più bilanciata. I dati indicano una percentuale di assoluzioni consistente, spesso vicina o superiore al 50% in alcuni contesti, il che significa che il giudice non segue automaticamente la richiesta di condanna del PM.
Ma poi: con i media si è spiegato davvero?
Insomma sotto il profilo mediatico si poteva e si doveva far di più per far capire meglio ai cittadini tutti, qual è lo stato (non proprio devastante) della giustizia nel nostro Paese.
Ma non è stato così. E ora, nonostante un’informazione a dir poco carente, se non proprio volutamente oscurata, ci si sorprende per l’alta affluenza alle urne (rispetto alle ultime elezioni, anche europee) e per il voto massiccio dei giovani (in gran parte per il NO).
E questo noi qui lo diciamo da tempo: guardate che non è totalmente vero che sotto i 30/35 anni si è totalmente disinteressati alla politica. Si seguono piuttosto altre forme (la tutela effettiva dell’ambiente, il voto con il portafoglio, le contestazioni per i diritti umani, ecc.) che vanno capite e rispettate. E i partiti, spesso fanno finta di non capire o di capire solo se interessati. E non funziona così. Speriamo che da questo risultato siano emerse (anche per loro, i partiti e le organizzazioni tradizionali, anche della Società civile) indicazioni chiare.
Riforme e giovani: cosa ci aspetta
Poi c’è la questione delle riforme di cui questa sulla Giustizia era (per un terzo) nella testa della maggioranza: c’è quella sull’autonomia differenziata (fiscale e non solo) delle regioni italiane; e quella sul cosiddetto ‘premierato’ (ossia l’elezione diretta del presidente del Consiglio). Ecco, secondo alcuni esperti di politica sono riforme ormai chiuse nel cassetto e improponibili per via del risultato di questo referendum. Ma adesso si può anche dire che proposte così radicali del nostro sistema politico debbo passare non sulla testa dei cittadini, ma da un confronto libero e aperto, magari non brevissimo, ma pervasivo e radicato. Solo così si può ritornare ad appassionare alla politica. E non è vero che poi al consumatore/cittadino, interessano “solo” i prezzi al mercato e le bollette delle utenze.
Gli allarmi radicali non fanno presa fino in fondo
Si è passati da giudizi (pre-voto) entrambi estremi: “troppo complicata, non interessa, non andrà nessuno a votare”. Oppure: “una riforma storica, epocale” (e cito espressioni sentite e letterali), peccato che non sia stata colta. Si è dimostrato che erano sbagliate entrambe. Me per il futuro, mi permetto di interpretarlo anche e nome dei giovani che hanno votato, evitiamo toni e modi allarmanti e apocalittici. Se ne ha bisogno.
I giovani? Permettiamo che votino ovunque si trovino
E a proposito di giovani (molti in Italia “fuori sede” per esigenze di studio o di lavoro): è davvero così difficile farli partecipare alle prossime elezioni senza condizionarli ad un esborso economico che spesso non possono sostenere? No, basta una legge di poche righe e metodi ormai tecnici facilissimi. Le iniziative legislative già ci sono occorre solo uno sforzo (ragionevole) di volontà politica.
Questa volta si è implicitamente deciso che “non dovevano partecipare” (ma all’estero i possessori della doppia cittadinanza si, guarda un po’!). Ripetere l’errore alle prossime consultazioni sarebbe un delitto. Poi non lamentiamoci se si rileva che i giovani non sono interessati alle elezioni politiche rappresentative …












