Il panorama della ricerca umanistica sta vivendo una trasformazione significativa, guidata dall’adozione di strumenti digitali, che offrono nuove prospettive per lo studio dei testi antichi e moderni. In particolare, le edizioni critiche scientifiche digitali (SDE) stanno ridefinendo la filologia, fondendo la tradizione critica del testo con le potenzialità della tecnologia informatica.
Che cos’è una SDE, Edizione Critica Scientifica Digitale?
Un’edizione critica digitale è un tipo specifico di edizione scientifica digitale. Mancinelli e Pierazzo definiscono un’edizione scientifica digitale come la preparazione e pubblicazione di un testo del passato seguendo metodi rigorosi e documentati, in modo che il lavoro dell’editore possa essere verificato dal lettore. L’ambiente digitale si presta in modo ideale a questo, consentendo un’ampia gamma di varianti testuali e la trascrizione completa di documenti come testimonianze epigrafiche, papirologiche e codicologiche. L’edizione digitale, pur non essendo legata a un orientamento filologico specifico, può supportare efficacemente l’edizione critica, introducendo elementi innovativi pur mantenendo l’obiettivo di presentare un testo storico con una metodologia raffinata.
Quali sono gli strumenti e le metodologie?
Al centro di questo nuovo approccio si trovano i Cataloghi di Edizioni Digitali (CED) e i linguaggi di codifica. Esistono due cataloghi principali: quello di Sahle, che include solo le edizioni scientifiche digitali completate e con precisi requisiti, e quello di Franzini, più inclusivo, che accetta anche progetti in corso e riproduzioni digitali di volumi a stampa.
Il linguaggio di codifica standard di fatto per le edizioni critiche digitali è il Text Encoding Initiative (TEI). Il TEI agisce aggiungendo metadati e annotazioni strutturali e semantiche a un testo. La sua funzione va oltre la semplice formattazione del testo come il grassetto o il corsivo e identifica in modo significativo gli elementi testuali, rendendoli comprensibili a un computer. Esempi di codifica TEI includono l’identificazione di nomi di persona <persName>, luoghi <placeName>, aggiunte interlineari <add type=”interlinear”> e cancellature <col type=”strikethrough”>.
Un aspetto cruciale del TEI è la gestione dell’apparato critico e delle varianti testuali. Invece di un apparato statico a piè di pagina, le edizioni digitali consentono agli utenti di visualizzare dinamicamente le diverse lezioni testuali, confrontare i testimoni originali e navigare tra le varianti. Questo può includere anche la visualizzazione di Stemmata Codicum o grafici che mostrano le relazioni tra i manoscritti.
Sebbene il TEI rimanga lo standard de facto, si stanno esplorando anche altre tecnologie come i Linked Open Data (LOD) e l’RDF (Resource Description Framework). A differenza della struttura gerarchica del TEI/XML, il LOD si basa su un modello a grafo che permette di rappresentare relazioni complesse tra entità e collegare dati da fonti diverse. La comunità scientifica sta discutendo su come integrare il TEI con il LOD, ad esempio utilizzando RDFa all’interno dei documenti XML.
L’evoluzione storica e i nuovi progetti
La storia della digitalizzazione dei testi inizia nel 1949, quando Padre Roberto Busa, in collaborazione con IBM Italia, avviò il progetto Index Thomisticus per la “lemmatizzazione” dell’opera di Tommaso d’Aquino utilizzando computer e schede perforate. Questo progetto ha segnato l’inizio della linguistica computazionale.
Oggi, i progetti di edizioni critiche digitali si stanno evolvendo ulteriormente. Il progetto PhiBor, finanziato dall’European Research Council (ERC), è un esempio di come il tracciamento delle attività filologiche possa fornire dati oggettivi per la valutazione metodologica e la gestione del progetto. L’esperienza ha dimostrato l’importanza di un Project Management rigoroso, con un sistema di tracciamento basato su “sessioni” di lavoro per registrare metriche come il tempo impiegato e il numero di persone coinvolte.
Un altro esempio di innovazione è “A Social Edition of the Devonshire Manuscript” di Siemens et al., un’edizione che combina le pratiche editoriali tradizionali con gli ambienti digitali e i social media. Pubblicata su Wikibooks, questa edizione mira a essere accessibile non solo agli specialisti, ma anche a un pubblico più ampio, e riflette la natura intrinsecamente collaborativa del manoscritto originale del XVI secolo. Questo approccio si ispira alle teorie di D. F. McKenzie e Jerome McGann, che riconoscono i “fattori testuali non autoriali” come elementi cruciali nella produzione di un testo. L’obiettivo è superare la tradizionale focalizzazione sul contributo di un singolo autore per esplorare i contesti sociali, letterari e storici del volume nella sua interezza.
Le edizioni critiche digitali non sono semplicemente la versione online di un libro, ma rappresentano un’evoluzione metodologica che sta ridefinendo il modo in cui studiamo e interagiamo con i testi del passato, rendendo la ricerca più trasparente, collaborativa e accessibile.
N.B.: Il presente articolo riporta una sintesi dei contenuti presenti in un testo più approfondito che trovate allegato qui in basso.






