Con la parola migrazione intendiamo il viaggio di uomini, donne e bambini, spinti a cercare una nuova terra da chiamare casa. La scelta di lasciare il proprio paese è motivata dai cosiddetti fattori di spinta, ovvero quelle condizioni sociopolitiche, demografiche, economiche, e ambientali, che non garantiscono le condizioni necessarie per un benessere biopsicosociale; fattori di spinta sono quindi le persecuzioni, le scarse condizioni di lavoro, gli alti tassi di disoccupazione, le crisi ambientali. A determinare, invece, la scelta di migrare verso un determinato paese o territorio, sono i fattori di attrazione, tra i quali si evincono una migliore qualità della vita, salari più alti, maggiori possibilità di lavoro, e opportunità di studio.
Alla luce di questo, è possibile fare una distinzione tra coloro che fuggono da persecuzioni, conflitti armati, violazione dei diritti umani, e che sono definiti migranti umanitari; coloro che fuggono per lo stato di salute dell’economia del proprio paese e sono definiti migranti economici; e infine, coloro che fuggono da improvvisi o graduali disastri naturali e sono definiti migranti ambientali.
Tunisia e Libia: quanto vale un migrante
Il 17 dicembre del 2010, nella cittadina di Sidi Bouzid (Tunisia), un giovane di vent’anni si dà fuoco davanti la sede del governatorato per protestare contro il sequestro della propria merce da parte delle autorità. Il suicidio di Mohamed Bouazizi si diffonde al punto da scatenare nell’animo collettivo il bisogno di scendere in piazza e manifestare per la disoccupazione, la corruzione della polizia, l’indifferenza delle autorità e la crescente preoccupazione per il rialzo dei prezzi dei beni di prima necessità. Questa serie di sommosse popolari, conosciute alla stampa occidentale come la Rivoluzione dei Ciclamini, determinano il crollo di numerosi rais, a partire da Ben Ali in Tunisia, sino a Mubarack in Egitto, passando poi per Saleh nello Yemen e Gheddafi in Libia.
Tornando al contesto geopolitico odierno, la Tunisia si presenta come una repubblica presidenziale, il cui presidente Kaïs Saïed tenta di compattare il proprio popolo nella lotta all’immigrazione clandestina e alla presunta mutazione della composizione demografica, poiché il Paese nordafricano è uno dei principali Paesi, non solo di transito, ma anche di destinazione. La persecuzione dei migranti va ben oltre i fermi illegittimi, configurandosi come uno strutturato traffico di esseri umani. Dopo essere stati catturati ed espulsi con la violenza, i migranti vengono letteralmente venduti ai gruppi armati libici, barattati con soldi, carburante o stupefacenti. La tariffa per ogni individuo varia da circa 12 a 90 euro (40-300 dinari tunisini), calcolata in base a quanto la famiglia d’origine è in grado di pagare per il riscatto. In questo spietato mercato, le donne vengono valutate a cifre superiori, poiché sono prevalentemente destinate al circuito dello sfruttamento sessuale. Una volta ceduti, i prigionieri vanno incontro a un destino ancora più oscuro: la Libia, infatti, si rende anch’essa protagonista di una spietata repressione verso rifugiati, migranti e apolidi, come tragicamente dimostrato dalla recente scoperta di fosse comuni nella zona di Ajdabiya.
L’obbligo di salvataggio in mare
Nell’articolo 98 della Convenzione ONU sul Diritto del Mare, che regola sul piano giuridico le attività marittime, troviamo l’obbligo di salvataggio in mare, che impone a ogni Stato di richiedere al comandante di una nave battente la sua bandiera, di garantire assistenza a chiunque sia in condizione di pericolo in mare. Inoltre, le Linee Guida sul Trattamento delle Persone Soccorse in Mare del 2004 stabiliscono l’obbligo di uno sbarco in un luogo sicuro, che per le ragioni elencate fino ad adesso non sono certo i paesi di partenza.
Frontiere, rotte e soggiorno
Il fenomeno migratorio si può affrontare distinguendo due principali ambiti, ovvero il controllo delle frontiere e la gestione del soggiorno.
Il controllo delle frontiere è un tema molto dibattuto nell’attuale politica interna italiana, spesso con proposte che sono in aperta violazione del diritto internazionale sopracitato. La migrazione può avvenire sia attraverso la rotta marittima, ma anche attraverso la rotta balcanica (Est Europa) sia attraverso un regolare visto di soggiorno in Italia, dopo il quale le persone interessate proseguono la permanenza divenendo irregolari.
Il secondo ambito è infatti la gestione del soggiorno. Lo Stato competente all’esame della domanda di asilo della persona migrante è decretato dal famoso Regolamento di Dublino, il cui ultimo aggiornamento risale al 2013. Secondo il regolamento, infatti, lo Stato competente della procedura è il primo Stato dove è arrivata la persona migrante, di cui alla frontiera vengono prese le impronte che vengono salvate nel sistema EURODAC.
Di norma, una persona migrante si può regolarizzare attraverso la procedura di richiesta asilo presso gli uffici immigrazione del territorio italiano. La persona migrante può regolarizzarsi in un qualsiasi momento del suo soggiorno, ed è possibile ripetere la domanda più volte. La condizione di irregolarità, riguardante quindi quelli che vengono definiti clandestini, non è immutabile; rappresenta uno stato giuridico, che appartiene a chi entra irregolarmente nel territorio, ma soggetto a cambiamento mediante una richiesta di protezione internazionale presso gli uffici immigrazione.
Il quadro normativo è immensamente complesso, soggetto molto spesso a cambiamenti (a Luglio 2026 entrerà in vigore un nuovo patto Europeo) e con molte differenze territoriali.










