Ricordo ancora come se fosse ieri quel concerto di ben sette anni fa allo Spazio Rossellini di Roma: lì si esibiva un Fulminacci − pseudonimo di Filippo Uttinacci − un po’ più timido e impacciato, insieme alla sua fedelissima chitarra acustica e indossando una semplice maglietta bianca e dei jeans. Il repertorio a disposizione era esiguo − a quel tempo aveva realizzato un solo album dal titolo La Vita Veramente composto da 9 tracce – ma la creatività e la voglia di suonare e divertirsi invece non mancavano affatto; tra cover di canzoni famose e anticipazioni di tracce non ancora uscite, il concerto è passato in un batter d’occhio, con la comune sensazione di aver partecipato a un’uscita tra amici con la passione per la musica, più che a un classico spettacolo di un artista emergente.
La forza di Fulminacci sta proprio in questo: creare un rapporto diretto e autentico con chi lo ascolta, coinvolgere con la sua semplicità, che si traduce sia nella scrittura dei testi e nella produzione musicale, ma anche nel suo modo di essere, genuino e spesso ironico, che ha dimostrato ampiamente quando si è presentato sul red carpet di questo 76° Festival di Sanremo con un cartellino con sopra scritto il suo nome, dato che le persone faticavano a capire chi fosse.
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L’esordio al Festival di Sanremo del 2021
Dopo il suo debutto nella scena musicale con il precedentemente citato album La Vita Veramente, che vinse la Targa Tenco come miglior opera prima e i cui singoli Borghese in Borghese, Tommaso e La Vita Veramente ottengnero un dignitoso successo, il cantautore romano partecipa a soli 23 anni alla 71esima edizione del Festival di Sanremo con il brano Santa Marinella, grazie al quale ottiene il dodicesimo posto nella classifica finale.
Come racconta lo stesso Filippo, in un’intervista su RollingStone, il brano è una ballata romantica ispirata non alla sua esperienza personale, bensì a quella di una coppia di amici; si tratta insomma di un piccolo sprazzo di vita quotidiana, un pezzo di normalità confezionata in forma di traccia dal classico sapore sanremese. Le esibizioni live durante la kermesse non raggiungono però un livello di qualità abbastanza alto: Fulminacci rimane un po’ rigido e trasmette poco a livello emotivo, non abbandona mai la sua chitarra acustica e inciampa in qualche piccola imperfezione vocale. Interessante però la scelta di duettare nella serata delle cover con il comico Valerio Lundini e il trombettista Roy Paci sulle note di Io penso positivo di Jovanotti. In generale un buon debutto che lo rende noto a un pubblico più ampio, ma si sente che qualcosa manca.
Tante care cose e Infinito +1
Un mese dopo la partecipazione al Festival, il 12 marzo 2021, esce il secondo album dal titolo Tante care cose. Nel disco il cantante non si limita a un solo genere, ma esplora sonorità diverse, spaziando dal classico cantautorato al synth-pop e al rap, proponendo anche un rock ‘n roll un po’ vintage come in Forte la banda; si passa da pezzi energici in cui il focus è sul basso e sul ritmo, come Canguro e Tattica, a brani estremamente intimi ed efficaci anche eseguiti solo piano e voce come Le biciclette.
In Infinito +1, pubblicato il 24 novembre 2023, l’evoluzione artistica continua e sfocia in una scrittura più consapevole ma al tempo stesso un po’ bambina, sicuramente più introspettiva, sempre però caratterizzata da una visione ironica della vita. In un’intervista per Billboard Italia, Fulminacci parla della genesi insolita della raccolta: «ho iniziato molto tempo fa, ma ho scelto di pubblicare man mano quello che scrivevo. […] Posso dire che questo album l’ho pubblicato mentre lo stavo ancora scrivendo ed è una cosa che non avevo mai fatto. Di solito, nei miei dischi precedenti, il primo singolo usciva quando il lavoro a livello di scrittura era già completato e al massimo c’era qualcosa da rifinire dal punto di vista tecnico.» L’album si lascia ascoltare facilmente, tra brani cinici e dal sapore sociale come Ragù e Filippo Leroy e altri in cui invece il cantante riesce a mettersi completamente a nudo con grande naturalezza, come nel singolo +1, che rimanda al nome alla raccolta.
Dal palco del Primo Maggio a quello dell’Ariston
Dopo un discreto periodo di pausa, Fulminacci ritorna nella scena musicale con il singolo Casomai, frutto della collaborazione con il suo nuovo produttore Golden Years − che lo accompagnerà poi anche a Sanremo come direttore d’orchestra – e lo fa proprio sul palco del Concerto del Primo Maggio 2025. Il pezzo esplora la malinconia che segue la fine di una relazione importante, ma lo fa in modo semplice e diretto, con un ritornello pop ritmato ed estremamente orecchiabile e una linea di basso accattivante. Si percepiscono echi di quel cantautorato un po’ vintage che tanto piace a Filippo, da Enzo Carella (da ricordare la cover di Fulminacci di Barbara nel programma comico Una pezza di Lundini nel 2020) a Dalla e Battisti. Quest’ultimo sembra ispirare particolarmente il singolo seguente, dal titolo Sottocosto: la strofa rivisita in chiave più moderna di Neanche un minuto di non amore, sia per la melodia che per i temi.
Stupida sfortuna e il Festival di Sanremo 2026
Fulminacci arriva quindi molto preparato alla sua seconda partecipazione al Festival: una nuova collaborazione artistica, un look distintivo e vintage ispirato ai grandi cantautori degli anni 70/80 e una maggiore consapevolezza e sicurezza rispetto al Sanremo di Santa Marinella.
Tutto il lavoro fatto si vede: il brano Stupida sfortuna funziona, rimane in testa già al primo ascolto e riesce a raccontare una storia molto intima con una sequenza di semplici immagini evocative; nelle strofe si può notare un fraseggio semplice e quasi parlato, che poi si apre in un registro più melodico nel ritornello. Quest’ultimo è proprio il punto di forza del pezzo: impossibile non ritrovarsi a canticchiarlo a sorpresa (“Stupida, stupida, stupida sfortuna / Gelida, gelida, gelida paura”), e persino gli altri artisti in gara al Festival, quando si esibisce Fulminacci, mettono da parte la competizione e si uniscono in coro.
Anche la performance migliora nettamente rispetto al 2021: Filippo è molto più sciolto, abbandona la sua solita chitarra acustica e accenna una piccola coreografia per la canzone; riesce a divertirsi e trasmettere molta più emotività, coinvolgendo così anche gli spettatori e aggiudicandosi il settimo posto in classifica. Convince anche la sala stampa che, dopo avergli già dato molti punti per la classifica finale, gli assegna anche il rinomato premio della critica “Mia Martini”.
Calcinacci e progetti futuri
Questo Festival di Sanremo chiude quindi un cerchio per il cantautore, ma al tempo stesso apre la sua carriera a una nuova stagione musicale: venerdì 13 marzo (ormai Fulminacci è deciso a ribaltare la scaramanzia) uscirà il nuovo album Calcinacci, insieme a un breve film ideato da lui stesso, a cui seguirà un tour nei Palazzetti (Palazzacci). Si affaccia a questa nuova era un Fulminacci un po’ più sicuro nello stile musicale e nelle esibizioni live, ma con il solito talento nel trovare emozioni e pensieri mai banali nei momenti più semplici della vita quotidiana.






