NON PUÒ ESSERE!
Perdere un amico

L’inconsueto, l’illogico, l’inverosimile in: Giotto, "La cattura di Cristo (o Il bacio di Giuda)", 1303-05 ca., affresco, Padova, Cappella degli Scrovegni

Chi strappa un mantello, chi taglia un orecchio, chi grida dal male, chi urla un insulto, chi mena fendenti, chi manco li vede, chi mette paura, chi regge la torcia, chi guarda in cagnesco, chi impugna una lancia, chi fa il comandante, chi chiama rinforzi, chi vuole scappare, chi ha fatto la spia, chi ignora il motivo…

Insomma, c’è una folla fuori controllo. E succede di tutto, nella notte degli abbandoni, ma tutto non si può mostrare e ci sono cose da mostrare prima di altre. È per questo che Giotto, in mezzo al caos, inventa una zoomata e impone il silenzio. E, servendosi del mantello di Giuda per attutire rumori e colori, riesce a farci passare dagli scontri a un incontro: quello fra gli occhi di Gesù e quelli di Giuda, quando si rivedono per l’ultima volta.

Ha coraggio a immaginarli così: la maggior parte dei pittori della Cattura evita lo sguardo diretto, occhi negli occhi.

Poi Giotto si fa venire un’altra idea e infila un particolare, quasi impercettibile nel quadro d’insieme, là dove comprime in pochi centimetri, dietro gli occhi di Gesù e di Giuda, anche quelli di due guardie.

Perché crea questa profondità? Che cosa vuole mostrare, attraverso questo buco di serratura? Che i guardoni non mancano mai, persino nelle tragedie?

E se Giotto, invece, l’avesse fatto per ringraziarli della loro testimonianza? In fondo qualcuno deve pur aver riferito il dialogo tra Gesù e Giuda, che i due non hanno certo avuto modo di dichiarare ad alcuno.

Racconta Matteo (26,49-50), ed è soltanto lui a farlo, che, prima del bacio, Giuda saluta Gesù («Salve, Rabbì!»), e che Gesù, ancora una volta, lo chiama «amico» («Amico, per questo sei qui!»). Non gli dà del «traditore», né del «ladro» (ciò che invece fa Giovanni, andando giù pesante, nella sua versione dei fatti).

Non può essere che il Signore gli dica «amico» per ironia. Forse lo fa perché, pur sapendolo perduto, ancora non si rassegna a perderlo.

Gesù tiene molto a coloro a cui ha confidato le cose più importanti: «Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15).

Giotto, La cattura di Cristo o Il bacio di Giuda
Giotto, “La cattura di Cristo (o Il bacio di Giuda)”, 1303-05 ca., affresco, Padova, Cappella degli Scrovegni
condividi su