NON PUÒ ESSERE!
A lezione di misericordia

L’inconsueto, l’illogico, l’inverosimile in: "Giona sotto la pianta", IV secolo, mosaico pavimentale, Aquileia, basilica di Santa Maria Assunta

La pianta del ricino, il qiqajòn (secondo altri, una pianta di zucca), dà conforto a Giona facendogli ombra con le larghe foglie: è una delle immagini della misericordia di Dio più utilizzate dai primi cristiani, dopo quella del mancato sacrificio di Isacco.

Del profeta l’arte mostra sempre due episodi, il più noto dei quali è quello con Giona inghiottito e poi sputato da un grosso pesce, dopo tre giorni e tre notti (una figura ripresa da Gesù stesso, per accostarla alla propria morte e risurrezione). In un momento successivo, il profeta viene ritratto nudo, sdraiato sotto la pianta, a godersi la tenerezza divina… che passa anche dal regalo di un po’ d’ombra.

In realtà la lettura del Libro di Giona dà un’informazione in più, rispetto all’asciuttezza di un’immagine-simbolo, poiché aggiunge che il Signore farà seccare la pianta di colpo, in una notte. Cosa che porterà pure Giona a essere seccato, ma con Dio, per un dono di così breve durata (soprattutto dopo il ritorno dell’afa).

Con pazienza, il Signore fa osservare a Giona che se lui (il profeta) ha tanta pietà per una pianta che non ha nemmeno fatto spuntare, quanta pietà – a maggior ragione – dovrebbe avere Lui (Dio) per una grande città, piena di sue creature? È un modo per dire a Giona: «Invece di pensare soltanto al tuo benessere, non potresti dirottare la pietà che hai ricevuto verso Ninive e i suoi abitanti, nonostante i loro limiti?».

Se, dunque, si prende la pianta che fa ombra come simbolo di misericordia, non si può dimenticare la lezione di misericordia che viene dopo. Quella che Dio dà a Giona, ma anche a coloro che, pur continuando a dirlo «misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore», non capiscono che la misericordia va estesa, non tenuta per sé. E che tutti sono chiamati a dare ben più di un’ombra di misericordia.

Peraltro, l’ombra del ricino nemmeno si percepisce nelle opere d’arte. E le figure hanno il limite di premiare ciò che è chiaro e memorabile (in questo caso, la pianta), tagliando parti di racconto che vanno più in profondità, benché non siano facili da rendere in un’immagine. Insomma, non può essere che accada al qiqajòn, ciò che è accaduto alla colomba e all’arcobaleno, divenuti simboli di pace universali, senza che se ne capisca il motivo, dato che nessuno li sa collegare alla storia di Noè.

Resta il fatto che sia importante ricordare l’impegno alla misericordia. Non è un caso che, nel Giudizio universale di Michelangelo, Giona venga dipinto – con il pesce e con la pianta – proprio sopra Cristo giudice. A dire che la misericordia non va intesa come uno sconto rispetto alla giustizia, ma come qualcosa di più alto della giustizia stessa.

 "Giona sotto la pianta", IV secolo, mosaico pavimentale, Aquileia, basilica di Santa Maria Assunta.
“Giona sotto la pianta”, IV secolo, mosaico pavimentale, Aquileia, basilica di Santa Maria Assunta
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