L’Atlante dell’Infanzia a rischio 2025 di Save the Children è un rapporto annuale che analizza le condizioni di vita di bambini e adolescenti in Italia, mettendo a fuoco trasformazioni sociali, educative e culturali che incidono sulla loro crescita. L’edizione 2025 dedica un’attenzione particolare all’impatto delle tecnologie digitali e, in modo specifico, dell’Intelligenza Artificiale generativa, considerata non solo come innovazione tecnica, ma come fenomeno capace di ridefinire relazioni, apprendimento e benessere emotivo.
I dati raccolti mostrano un cambiamento già strutturale. In Italia il 74,2% degli adolescenti tra i 15 e i 19 anni utilizza strumenti di Intelligenza Artificiale: il 30,9% li usa tutti i giorni o quasi, mentre il 43,3% li utilizza qualche volta a settimana. Solo il 7,5% dichiara di non usarli mai. Il divario rispetto agli adulti è marcato: tra questi ultimi, la quota di utilizzatori quotidiani o settimanali si ferma al 25,1%, segno di una vera e propria frattura generazionale nell’adozione delle nuove tecnologie.
Tra gli strumenti più diffusi prevalgono i chatbot come ChatGPT, seguiti da traduttori automatici e assistenti vocali. Una quota più contenuta ma significativa, pari al 9,3% degli adolescenti, utilizza chatbot “relazionali” come CharacterAI o Anima, mentre tra gli adulti la percentuale scende all’1,3%.
Le motivazioni principali sono legate allo studio. Il 35,7% degli utilizzatori ricorre all’AI per cercare informazioni, e una quota rilevante la impiega per ricevere aiuto nei compiti, soprattutto tra le ragazze. Sono frequenti anche gli usi legati alla traduzione, alla stesura o al riassunto di testi complessi. Tuttavia l’AI non è soltanto uno strumento scolastico: il 21,4% la utilizza per giochi, curiosità o passatempo, il 16,4% per motivi personali, il 15% per ottenere consigli concreti sulla vita quotidiana, il 7,1% per aumentare il proprio benessere e il 4,2% per trovare compagnia.
Un rapporto emotivo
Proprio la dimensione emotiva rappresenta uno degli aspetti più rilevanti. Il 41,8% degli adolescenti dichiara di essersi rivolto a strumenti di Intelligenza Artificiale in momenti di solitudine, tristezza o ansia. Una percentuale molto simile, il 42,3%, utilizza l’AI per chiedere consigli su scelte importanti riguardanti relazioni, sentimenti, scuola o lavoro. Tra coloro che la impiegano per motivi personali, il 23,9% afferma di poter dire o chiedere cose che non si sentirebbe a proprio agio a condividere con amici o familiari, mentre il 20,2% ritiene più facile confrontarsi con l’AI che con persone reali. Il 10,4% sostiene che questi strumenti li facciano sentire meno soli e il 9,7% apprezza il fatto di non sentirsi giudicato.
Non sorprende quindi che il 58,1% degli adolescenti utilizzatori abbia chiesto consigli su questioni serie e importanti per la propria vita, con il 14,3% che lo fa spesso e il 43,8% qualche volta. Inoltre, al 20,8% è capitato spesso di trovare più soddisfacente il confronto con l’AI rispetto a quello con una persona reale, mentre al 42,7% è successo qualche volta. Tra i sedicenni il fenomeno è ancora più evidente: il 24,4% dichiara che ciò accade spesso e il 46,8% qualche volta.
Le caratteristiche più apprezzate dell’AI confermano questa tendenza. Il 28,8% degli adolescenti sottolinea che è sempre disponibile; altri evidenziano la semplicità d’uso e l’ampiezza delle conoscenze. Il 14,5% afferma che “mi capisce e mi tratta bene”, mentre il 12,4% apprezza il fatto che “non mi giudica”. Se l’Intelligenza Artificiale fosse una persona, il 32,6% degli adolescenti la immaginerebbe come un esperto e il 13% come un caro amico; solo il 5,8% la percepisce come una persona estranea. Tra gli adulti, invece, prevale l’immagine del collaboratore (28,5%) o dell’estraneo (23,1%).
Sul piano della privacy emergono elementi di vulnerabilità: il 48,4% degli adolescenti ha condiviso con l’AI informazioni personali reali, come nomi o dati confidenziali. Eppure solo il 9,3% dichiara di non avere alcun timore rispetto all’Intelligenza Artificiale. Le paure più diffuse riguardano la possibilità che sfugga al controllo umano (23,3%), l’aumento della sorveglianza e la violazione della privacy (12,6%), lo sviluppo di una dipendenza eccessiva e, per il 9,3%, il rischio di non trovare lavoro in futuro.
Non è solo uno strumento
Il fenomeno non è solo italiano. Negli Stati Uniti, secondo Common Sense Media, 1 adolescente su 3 tra i 13 e i 17 anni trascorre tempo con AI Companions per relazioni sociali e supporto emotivo. Autorità come eSafety in Australia e il Garante per la protezione dei dati personali in Italia hanno già segnalato il rischio che alcuni chatbot instaurino legami affettivi sostitutivi delle relazioni umane, alimentando possibili dipendenze emotive.
L’Atlante 2025 descrive dunque una generazione per cui l’Intelligenza Artificiale è già parte integrante della quotidianità. Per quasi tre adolescenti su quattro è uno strumento abituale; per oltre il 40% è anche uno spazio di sostegno emotivo; per oltre il 20% può risultare più soddisfacente del confronto con una persona reale. Non si tratta soltanto di una trasformazione tecnologica, ma di un cambiamento culturale e relazionale che interpella scuola, famiglie e istituzioni. Accompagnare gli adolescenti nell’uso dell’AI significa oggi non solo insegnare competenze tecniche, ma presidiare la dimensione educativa, affettiva e sociale della crescita.












