In Ucraina le chiamano “strade della vita”. Sono i sentieri per le evacuazioni dei feriti, i percorsi dove transitano i soccorsi e i rifornimenti di cibo. I cieli dell’Ucraina orientale però sono infestati dal ronzio dei droni da guerra. Gli invasori russi hanno trasformato interi quadranti di territorio in kill zone, aree dove l’obiettivo non è solo colpire postazioni militari, ma fare deserto, terrorizzare i civili e costringerli ad abbandonare le proprie case e le proprie terre, attraverso quello che Angelo Moretti definisce un macabro safari umano.
In questo scenario di tecnologia predatoria, la salvezza potrebbe arrivare anche da uno strumento utilizzato per tutt’altro scopo: le reti da pesca. Le reti in nylon a maglia stretta sono infatti perfette per impigliarsi nelle eliche dei droni russi e iraniani, bloccandoli prima che possano abbattersi sulle cosiddette “strade della vita”, quegli unici corridoi rimasti aperti per evacuare i feriti e portare cibo a chi resiste tra le macerie.
Il ddl Scalfarotto: trasformare gli scarti in difese
La risposta istituzionale italiana a questa emergenza ha preso la forma di un disegno di legge, presentato dal senatore Ivan Scalfarotto (Italia Viva), che punta a creare un coordinamento statale per la donazione di reti da pesca professionali dismesse. Con una copertura prevista di 10 milioni di euro, il ddl propone incentivi e bonus fiscali per i pescatori e le aziende che scelgono di cedere il proprio materiale in eccedenza.
«È un’operazione di economia circolare applicata alla sopravvivenza», spiega Angelo Moretti, portavoce del MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta. Il MEAN è un progetto specifico di costruzione della pace e assistenza umanitaria nato per preservare il potere trasformativo della nonviolenza attiva nel conflitto, promosso da una rete di 35 soggetti della società civile nazionale. «Le aziende italiane producono alcune delle reti più resistenti al mondo. Grazie a questo progetto, reti che non hanno più utilità commerciale in Italia possono diventare uno scudo vitale. Non mandiamo rifiuti, ma strumenti tecnici specifici: il nylon deve essere integro per poter fermare l’elica di un drone intercettore».
Dall’ascolto alla protezione
L’idea non è nata a tavolino a Roma, ma nel caos di Kharkiv e nelle zone di confine durante la missione del Giubileo della Speranza nell’ottobre 2025. «Siamo andati lì per metterci in ascolto dei contadini e dei padri di famiglia», racconta Moretti. «Sono loro che ci hanno chiesto aiuto, spiegandoci come le reti montate sopra le strade o i cortili siano i dissuasori più efficaci e a basso costo contro la minaccia aerea».
Il MEAN ha trasformato questo ascolto in azione, attivando una campagna da 50 mila euro per l’acquisto di reti da un’azienda d’eccellenza italiana. L’obiettivo è coprire e proteggere 20 chilometri quadrati di zone sensibili indicate dagli stessi partner ucraini.
La manipolazione dell’opinione pubblica
Nonostante le prove dei crimini di guerra siano conclamate – dai mandati della Corte Internazionale per il rapimento di bambini alle condanne ONU – Moretti evidenzia una preoccupante “tiepidezza” nella società civile europea.
«La manipolazione è fortissima», osserva amaro il portavoce del MEAN. «Vediamo attivisti, quasi dei ‘pro-russi apprendisti’, difendere Putin a spada tratta, con una foga che non ci aspetteremmo mai per altri conflitti, imparagonabile a quella che il Cremlino riesce a generare in certi ambienti europei». Per il MEAN, questa distorsione è paradossale: «L’Ucraina è a un solo giorno di macchina da noi. È un conflitto raggiungibile, visibile, eppure la percezione dei crimini russi è spesso annebbiata da una propaganda che punta a equiparare aggredito e aggressore».
Missione Odessa: 250 volontari per rompere il silenzio
Per il MEAN, fornire reti antidrone non è un atto bellico, ma la massima espressione della nonviolenza attiva. «Nonviolenza non significa restare a casa a guardare», ribadisce Moretti richiamando l’insegnamento di Gandhi. «Significa usare armi superiori alla forza fisica per proteggere la vita. Portare queste reti significa dire agli ucraini che non sono soli, che c’è un popolo civile europeo che si preoccupa della loro incolumità».
Questa filosofia della “presenza fisica” culminerà nella missione prevista dal 25 al 28 agosto 2026, quando il MEAN porterà 250 volontari a Odessa. La scelta del luogo non è casuale, dato che la “perla del Mar Nero” è una città storicamente legata all’Italia e oggi bersaglio costante dei raid.
«L’empatia non si fa con la retorica, si fa con i corpi», conclude Moretti. «Più persone portiamo in Ucraina, più il coinvolgimento spirituale e civico diventa reale. Portare 250 europei a quattro ore di macchina dalla frontiera moldava significa creare un ponte umano che nessuna propaganda può abbattere. Le reti che consegneremo a Odessa saranno il simbolo fisico di una società civile che ha deciso di non essere più semplice spettatrice».
Per partecipare e ricevere informazioni:
Chiunque volesse unirsi alla delegazione europea per la missione “Adesso, Odessa” o sostenere i progetti del MEAN può trovare tutte le informazioni utili e il modulo per le pre-iscrizioni (aperte fino al 20 aprile 2026) al seguente link: Informazioni e Partecipazione Missione Odessa












