Lamberto Giannini e il teatro dell’anomalia: quando la diversità diventa forza artistica

La compagnia teatrale “Mayor Von Frinzius”, nata nel 1997, ha dato vita a una delle esperienze più originali del panorama teatrale italiano, grazie alle persone con disabilità e alla valorizzazione delle differenze

Le radici di questo percorso affondano nell’infanzia. Lamberto Giannini ricorda il rapporto speciale con lo zio Nando, affetto dalla sindrome di Down. Da bambino lo osservava mangiare, giocare, fare merenda e vivere le proprie giornate senza lavorare; mentre alcune persone lo definivano «infelice», ai suoi occhi appariva, invece, profondamente sereno. Fu un’impressione così forte da fargli persino immaginare di voler «fare il down da grande, oppure il bidello». Un ricordo che ha trovato radici nella realtà, visto che insegna in un liceo e lavora con persone con questa sindrome: notiamo un «elemento hegeliano».

Una compagnia di “matti giovani”

Lamberto Giannini, docente di storia e filosofia al Liceo Classico Niccolini Palli di Livorno, è da anni una figura di riferimento per generazioni di studenti e per la vita culturale cittadina. Nel suo lavoro teatrale, Giannini non ha mai cercato di mascherare o edulcorare la realtà delle persone con disabilità. Al contrario, il suo obiettivo è sempre stato quello di trasformare «la morte istituzionale in vita».

L’idea della compagnia, così come la conosciamo oggi, nacque grazie alle intuizioni di alcuni suoi studenti e maturò nella convinzione che fosse possibile creare una compagnia di «matti giovani», nella quale le differenze non fossero un ostacolo, ma una risorsa artistica capace di generare teatralità e drammaticità. Così, nel 1997, prende forma il progetto dei Mayor Von Frinzius, con l’intento di portare in scena un «teatro che fosse collegato alla marginalità sociale». Un’esperienza che richiama inevitabilmente l’eredità di Pasolini, visibile nella costruzione grottesca, visionaria e surreale degli spettacoli.

La compagnia ha tra le sue file attori disabili e non che lavorano uniti da un impegno comune, in modo «disciplinato e continuo»; infatti, per il regista livornese il «palco è sacro e se chi ci monta lo fa con supponenza, perde». Agli attori è richiesto rigore, impegno e puntualità; infatti, che si tratti di una rappresentazione in una piazza o di uno spettacolo all’Arena di Verona, Giannini pretende la stessa serietà, perché il suo modo di fare teatro consiste nel «chiedere» e non nel dare.

Durante le prove e nel momento della rappresentazione non esiste altro che il palcoscenico, soprattutto quando si parla del palco del Teatro Goldoni a Livorno.

Una poetica livornese

Andare a teatro per vedere uno spettacolo della compagnia significa interfacciarsi con autentici affreschi della corporeità. Braccia, gambe, mani e volti si intrecciano sulla scena senza mai perdere la propria individualità, ma muovendosi all’unisono grazie ad un’energia vitale che rende ogni spettacolo diverso dal precedente. In questo contesto, il contrasto assume un ruolo fondamentale: non si tratta di eliminare le differenze, ma di valorizzarle, opponendosi a quelle visioni, talvolta buoniste, che tendono a omologare corpi e menti che funzionano in modo diverso.

La compagnia Mayor Von Frinzius durante lo spettacolo “Tarabaralla”

Consapevole di queste differenze, Giannini ha sviluppato nel tempo l’idea di un «teatro funzionale», capace di trasformare ogni peculiarità individuale in una risorsa espressiva. Un teatro che trae ispirazione anche dalla sua città, Livorno: luogo di contrasti, ironia e contaminazioni. Non è raro incontrarlo in bicicletta sul lungomare, alla continua ricerca di storie, racconti e aneddoti che, apparentemente ordinari, acquistano una particolare «dimensione poetica», grazie alla presenza del mare e a quella tipica ironia livornese che conferisce alla realtà sfumature surreali.

Rivendicare l’anomalia

Forse il progetto teatrale di Lamberto Giannini può essere riassunto in una sola parola: anomalia. Un’anomalia rivendicata con orgoglio, che non teme la scorrettezza, la satira o il surrealismo. I suoi spettacoli sono la massima espressione della forza vitale eraclitea: il conflitto è la legge fondamentale dell’Universo, per cui tutto nasce, si trasforma e si mantiene in equilibrio.

Questa viva tensione tra opposti è il cuore del lavoro di Giannini e della sua compagnia, che vive in costante equilibrio tra caos e armonia.

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