“Integramente”: la compagnia che a Viterbo porta in scena il lato fragile dell’umano

Da quindici anni un laboratorio di teatro sociale lavora con attori disabili, che ora interpretano a Viterbo e Amelia un omaggio alla poetessa Alda Merini. Un laboratorio che diventa un percorso socio-educativo e creativo

Ragazzi con disturbi dello spettro autistico, persone con disabilità, individui con difficoltà psichiatriche formano da quindici anni una compagnia teatrale, nata a Viterbo dal laboratorio di teatro sociale Integramente.

L’idea è nata nel 2011 da Chiara Palumbo e da me. Siamo entrambi operatori teatrali, registi ed educatori; anche se veniamo da esperienze professionali, universitarie e artistiche differenti. E da molti anni svolgiamo attività di teatro socioriabilitativo in comunità di recupero, cooperative, carceri, fondazioni, associazioni collaborando anche con centri per l’autismo e aziende sanitarie.

Nata dopo un lungo periodo di collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Viterbo, Integramente ha visto avvicendarsi negli anni una sessantina di persone e oggi è aperta a chi desidera a sperimentare un percorso socio-educativo laboratoriale in un’ottica di condivisione, crescita personale e sviluppo delle potenzialità espressive e relazionali.

Chi ha frequentato la compagnia, ha acquisito una buona competenza espressiva e una efficace capacità di stare in gruppo. E così, dopo un intero anno di attività, ci si prepara per il debutto del nuovo spettacolo “Macchina… d’amore. Omaggio ad Alda Merini”, che andrà in scena il 21 maggio alle 21.15 al Teatro Unione di Viterbo, nell’ambito della rassegna “Sette sere per Alberto”, e il 13 giugno alle 21 al Teatro comunale di Amelia, nel ternano. È una performance essenziale, assoluta, che trae spunto da scritti e suggestioni della poetessa milanese, per farne uno sfondo creativo e drammaturgico delicato, ricco di azioni corali e passaggi coreografici pieni di tensione e inquietudine.

Interpretare, per produrre una realtà nuova

Il laboratorio, aperto a tutti, è diventato una vera e propria officina socio-educativa e artistica, improntata sul lavoro “artigianale”, le arti sceniche e gli esercizi strutturati e complessi, che tutti i partecipanti non soltanto eseguono, ma interpretano. Grazie alle loro personali suggestioni, sono scaturite affascinanti e nuove improvvisazioni che, rielaborate, hanno dato vita a costruzioni sceniche divenute vere e proprie performance di teatro sociale incentrate sulla proposta di momenti rituali e condivisi con il pubblico.

È un’idea poetica del Teatro: non più incentrata sull’imitazione (mimesis), ovvero sulla (rap)presentazione della realtà, bensì sulla produzione (poiesis) di una realtà nuova, fatta di simboli, rimandi e metafore sceniche, di non-attori che aiutano a comprendere la loro condizione in una complessa situazione d’insieme.

Il percorso è semplicemente giocoso, nel senso che il gioco diviene la base profonda di un percorso educativo e sociale, che riguarda tutti, in particolare coloro che fanno conoscere le loro difficoltà a chi non le comprende o non le vuol vedere. La proposta accompagna inoltre il pubblico (anche in questo caso il rimando educativo è implicito) ad accogliere un genere di teatro non certo nuovo, ma sicuramente poco presente nei progetti culturali delle città e dei territori.

Una seconda attività che con Chiara Palumbo svolgiamo dal 2015 è un laboratorio di teatro sociale a Montalto di Castro, nel viterbese, rivolto ad adulti con grave disabilità (ma le proposte e le performance hanno coinvolto anche studenti di scuola media e volontari). Ai primi di maggio una dozzina di allievi e operatori hanno portato in scena lo spettacolo “Ludus”. E il 29 maggio, sempre a Montalto di Castro, è in programma una giornata di laboratorio aperta al territorio.

 

Chi volesse informazioni sul progetto, può scrivere a: p.manga@libero.it

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