La separazione dei genitori è una realtà sempre più diffusa, ma resta una delle esperienze più delicate per una famiglia. Quando finisce la relazione di coppia, però, non termina il compito educativo: madre e padre continuano a essere punti di riferimento fondamentali per i figli. La vera sfida diventa allora riuscire a collaborare anche dopo la separazione, soprattutto quando il rapporto è cambiato o è diventato difficile. Educare insieme dopo la separazione, quindi, non è solo una difficoltà, ma anche una responsabilità condivisa che può diventare un’opportunità per garantire ai figli stabilità e serenità.
È importante chiarire che, spesso, le difficoltà maggiori non si incontrano per la separazione in sé, ma per il modo in cui questa è stata o viene successivamente gestita, spiega Veronica Rosati, psicologa, psicoterapeuta e psicoanalista. Rosati si occupa di problematiche individuali e di coppia presso il centro per l’età evolutiva Gira. Soli, lavorando ogni giorno con adulti, adolescenti e bambini: il suo percorso formativo e personale le consente di offrire uno spazio di ascolto attento ed empatico, capace di accompagnare le persone nella comprensione e gestione delle proprie difficoltà.
Quando una coppia si separa, qual è il rischio più grande per i figli, dal punto di vista psicologico?
«Prima di tutto, è importante chiarire che, spesso, le difficoltà maggiori non si incontrano per la separazione in sé, ma per il modo in cui questa è stata o viene successivamente gestita. La più grande difficoltà è scindere il rapporto di coppia da quello della coppia genitoriale, realtà ben distinte, ma che spesso vengono erroneamente sovrapposte. Quindi le dinamiche di coppia, che si son concluse in modo poco funzionale, rischiano di entrare nella genitorialità. Soprattutto, in caso di non accordo, il genitore che ha subìto la scelta di dividersi può far ripercuotere conseguenze sulla figura genitoriale dell’ex partner come meccanismo di “ripicca” e se ci son state dinamiche complesse, che hanno condotto alla separazione, possono essere “sfruttate” per mettere i figli contro il genitore».
Quanto conta la qualità della comunicazione tra i genitori e come si può gestire quando il rapporto è conflittuale o teso?
«La comunicazione ha un ruolo cruciale, non solo nei casi di separazione. Spesso sono proprio i “non detti” o le modalità comunicative aggressive e disfunzionali a peggiorare ulteriormente i rapporti. Per questo motivo, può essere utile chiedere supporto o rivolgersi a un mediatore, per imparare a esprimere bisogni e punti di vista in modo funzionale più efficace. Una comunicazione adeguata, infatti, non solo migliora il rapporto tra i genitori, ma ha effetti positivi anche sull’organizzazione familiare e sulla relazione con i figli».
Quali sono gli errori più dannosi che i genitori, anche senza volerlo, rischiano di fare nei confronti dei figli?
«Uno degli errori più gravi è quello di “usare” i figli per ferire l’altro. Quindi può succedere che un figlio rischia di diventare uno “strumento” di ricatto o manipolazione. Questo può generare una frustrazione maggiore nei figli e un senso di inadeguatezza, nonché avere ripercussioni sul loro sviluppo e benessere psicologico».
Dal punto di vista emotivo, come vivono i figli la separazione e quali segnali dovrebbero osservare i genitori?
«È importante sottolineare che la separazione, di per sé, non è sempre un evento negativo: in alcune situazioni può essere persino migliore rispetto a una convivenza quotidiana altamente conflittuale. Quindi più che la separazione, l’aspetto cruciale riguarda il modo in cui essa viene gestita dagli adulti. Una separazione gestita adeguatamente, accompagnata da una buona comunicazione, da ascolto ed empatia, può aiutare i figli a viverla con maggiore serenità».
E nel caso di separazioni meno pacifiche?
«Le separazioni conflittuali, in base all’età dei figli, possono portare ansie e preoccupazioni, processi di parentificazione in cui sono i figli a doversi prendere cura del o dei genitori, oppure regressioni comportamentali o emotive. Non è raro infatti osservare bimbi che regrediscono su comportamenti di età inferiore alla propria o evidenti sintomi di ansia o forte aggressività».
Esistono strategie concrete o “buone pratiche” che aiutano i genitori separati a collaborare in modo efficace per il bene dei figli?
«Credo che la miglior cosa che si possa fare sia lavorare sulla comunicazione empatica e sull’ascolto attivo. In molti casi, può essere utile intraprendere un percorso di coppia e di mediazione. Dal punto di vista pratico, è importante trovare modalità organizzative funzionali, come l’utilizzo di email, applicazioni o agende condivise per gestire gli impegni dei figli. Allo stesso tempo, è essenziale stabilire regole e valori educativi comuni, così da garantire continuità e coerenza. E, soprattutto, mantenere sempre al centro il benessere dei figli, distinguendo chiaramente il piano della coppia da quello della genitorialità».
Che consiglio darebbe a un genitore che sta affrontando una separazione e teme di non riuscire a garantire serenità e stabilità ai propri figli?
«Direi che il fatto che se ne preoccupi indica già una grande attenzione e responsabilità verso i propri figli e consiglierei di non aver paura di chiedere aiuto, per comprendere meglio come sta vivendo lui o lei questo momento e come può aiutare i propri figli in maniera funzionale».








