29 Apr 2026

L’Italia che si sposta: il Nord cresce, il Sud si svuota

In Italia, sempre più persone si trasferiscono verso il Centro-Nord, dove trovano più opportunità e servizi migliori. Questo movimento crea una distanza crescente tra le regioni che attirano popolazione e quelle che si svuotano

Negli ultimi anni si parla molto di denatalità, ma c’è un altro fenomeno che sta cambiando il volto del Paese: le migrazioni interne. Sempre più persone decidono di trasferirsi da un comune all’altro o da una regione all’altra, spinte dalla ricerca di lavoro, servizi migliori o semplicemente da nuove possibilità di vita. È un movimento costante, spesso silenzioso, che però racconta molto delle trasformazioni sociali ed economiche dell’Italia.

Nel 2025, secondo i dati ISTAT, i trasferimenti di residenza tra comuni hanno raggiunto 1 milione e 455 mila, con un aumento del 5,1% rispetto al 2024. A muoversi di più sono gli stranieri, che registrano 284 mila trasferimenti (+14,8%), mentre gli italiani crescono più lentamente, arrivando a 1 milione e 171 mila (+3,0%). La mobilità, quindi, resta alta, ma non riguarda tutte le componenti della popolazione allo stesso modo.

Chi vince e chi perde

La differenza più evidente emerge osservando dove ci si sposta. Il Centro-Nord continua ad attirare nuovi residenti, registrando un saldo migratorio interno positivo di 45 mila persone. Il Nord-Ovest guadagna 20 mila abitanti, il Nord-Est 19 mila e il Centro 6 mila. Le regioni più attrattive in valori assoluti sono Lombardia ed Emilia-Romagna, entrambe con +10 mila residenti, seguite da Piemonte (+7 mila) e Veneto (+5 mila). Anche regioni più piccole, come la Valle d’Aosta, mostrano una forte capacità di attrazione in rapporto alla popolazione, con un tasso di +2,4 per mille, il più alto d’Italia. Bene anche Emilia-Romagna (+2,1 per mille), Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Piemonte, tutte con valori superiori alla media nazionale.

Il quadro cambia completamente scendendo verso il Mezzogiorno, che continua a perdere popolazione. Nel 2025 il saldo migratorio interno è negativo per 45 mila persone, con una perdita particolarmente marcata nel Sud continentale (-34 mila) e più contenuta nelle Isole (-11 mila). La regione più colpita è la Campania, che registra -17 mila residenti, seguita da Sicilia (-11 mila), Calabria e Puglia (entrambe -7 mila). In termini relativi, le situazioni più critiche si trovano in Basilicata (-5,5 per mille), Calabria (-3,8 per mille) e Molise (-3,3 per mille). Anche la Campania presenta un tasso negativo significativo (-3,0 per mille). Sicilia e Puglia mostrano valori meno estremi, ma comunque negativi.

Le conseguenze per il Sud

A partire sono soprattutto giovani e famiglie in età lavorativa, attratti dalle opportunità offerte dal Nord e scoraggiati dalle difficoltà strutturali del Sud. Questo rende ancora più difficile invertire la tendenza: meno popolazione significa meno servizi, meno investimenti e meno possibilità di crescita, alimentando un circolo che si auto-rinforza.

Le migrazioni interne, dunque, non sono solo un fenomeno statistico: raccontano un Paese che si muove, ma che non si muove insieme. La distanza tra Nord e Sud non riguarda soltanto l’economia, ma anche la capacità dei territori di trattenere e attrarre persone. Se alcune regioni riescono a offrire prospettive più solide, altre faticano a competere e continuano a perdere capitale umano. È una dinamica che rischia di accentuare ulteriormente le differenze territoriali, con aree che crescono e si rafforzano e altre che si svuotano e si indeboliscono. Comprendere questi movimenti, significa capire dove l’Italia sta andando e quali sfide dovrà affrontare per garantire uno sviluppo più equilibrato, capace di coinvolgere davvero tutto il Paese.

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