09 Ott 2026

NON PUÒ ESSERE!
Guai a mostrarci divisi

L’inconsueto, l’illogico, l’inverosimile in: Benedetto Antelami, “La tunica” (particolare della Deposizione di Gesù), 1178, Parma, cattedrale di S. Maria Assunta

«Quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca”» (Gv 19,23-24).

Se dei soldati – che fanno un lavoro sporco e non passano per tipi raffinati – rinunciano a spartirsela, vuol dire che è davvero un capo di pregio, questa tunica. E che mantenga alto il proprio valore a condizione di restare integra, si coglie da come sia quasi tenuta in piedi, con le mani e con gli occhi, dai quattro ceffi che se la contendono.

Raffigurare un involucro vuoto non è il massimo per uno scultore, che si esalta nei pieni. Ma se la tunica non viene dimenticata, né dagli artisti né dalla X Stazione della Via Crucis (Gesù è spogliato delle vesti), non è solo per dire tutta la verità sui fatti accaduti quel giorno. È anche per lanciare un monito al popolo di Dio, affinché non perda di credibilità mostrandosi diviso. La tunica è dunque divenuta simbolo dell’unità dei cristiani, con un messaggio che pure il singolo può fare proprio, cercando di mantenersi sempre tutto d’un pezzo, non un Arlecchino al servizio di due padroni.

L’associazione fra la tunica e un significato così nobile può sembrare appiccicata con lo scotch. Ed è persino imbarazzante, in quel contesto: dove, a dare peso a una veste, è una soldataglia che non degna di uno sguardo un corpo martoriato e preferisce mettere in salvo le cose. Ma si tratta di una presenza necessaria per dire che persino la feccia, la parte peggiore dell’umanità, riesce ad accorgersi di ciò che ha valore, mentre sono i credenti a non dargli la medesima considerazione.

Il link – nella lingua italiana – tra le parole tunica e unica, ci può aiutare a non scordare un problema reale, pressoché quotidiano anche nelle piccole comunità, nelle associazioni, nei movimenti e nei gruppi ecclesiali: quello delle discordie tra cristiani, delle loro invidie e mormorazioni, che un esterno nota prima di tutto il resto. Le sgamano subito, gli altri, le tensioni tra noi.

È un male antico, se Paolo, ai Corinti divisi in tante fazioni («Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo»), scriveva: «È forse diviso il Cristo?».

Non sarà che adoriamo farci vedere frantumati, come le reliquie? Non può essere…

Benedetto Antelami, "La tunica"
Benedetto Antelami, “La tunica” (particolare della Deposizione di Gesù), 1178, Parma, cattedrale di S. Maria Assunta
condividi su