23 Ott 2026

NON PUÒ ESSERE!
Tutti in piedi e sguardi all’insù

L’inconsueto, l’illogico, l’inverosimile in: Gianlorenzo Bernini, Colonnato, 1656-67, Città del Vaticano, piazza San Pietro

Anche se siamo abituati a vederlo pieno di gente ferma, il colonnato di piazza San Pietro non è un recinto che rinchiude. Le sue curve e la sua alternanza di pieni e vuoti lo rendono dinamico, capace di dare forma alla piazza e, insieme, di abbracciare il popolo di Dio, facendolo sentire unito.

Ma, rispetto ad altre piazze, questa non è un luogo per incontrarsi a gruppetti e chiacchierare. Perché trascina lo sguardo in alto, aderendo all’invito di Paolo: «Cercate le cose di lassù… rivolgete il pensiero alle cose di lassù…» (Col 3,1-2).

A cominciare dalla pietra in granito rosso, posta al centro, alta 25 metri (40 con il basamento e la croce): l’unica della piazza – probabilmente – a essere stata vista da san Pietro in persona.

Fino al 1586, anno della sua reinstallazione durante il papato di Sisto V, l’obelisco egiziano era nei pressi del lato sinistro della basilica, ovviamente da prima che la basilica fosse eretta: dal 40 d.C., infatti, si trovava in mezzo alla spina del circo di Caligola e Nerone, circo ora scomparso, dove venivano giustiziati i protomartiri romani negli anni precedenti alla costruzione del Colosseo. Oggi all’obelisco è stata aggiunta una croce, collocata sulla sommità, a ricordo di questa testimonianza di fede.

Ma è tutta la piazza a far innalzare gli occhi al cielo. Succede ogni domenica, quando si ascolta la voce del Papa, dopo la recita dell’Angelus; succede ogni volta che c’è la fumata bianca, quando si attende di conoscere il nome e il volto del nuovo pontefice; e succede ogni giorno, quando – guardando le colonne – ci si lascia elevare al piano superiore, quello dei 140 santi, che sembrano impegnati in una sacra conversazione.

Sono statue che mostrano come l’arte della scultura sia capace di evolversi e di non essere lingua morta, riuscendo a sposarsi con l’architettura e a mettersi alla sua altezza, senza farsi relegare nelle nicchie o sopra i mobili.

La scultura, con Bernini, trova un nuovo palcoscenico e diviene teatrale. Ovvio che qualcosa debba concedere: le statue smettono di farsi apprezzare come pezzi di bravura eseguiti magistralmente. Ora a contare è l’insieme, il gioco di squadra, ben più della bellezza individuale dei rilievi, che non è fondamentale e che dal basso nemmeno si coglierebbe.

È invece fondamentale sapere che questi santi, prima d’essere dei semplici prolungamenti di colonne, sono stati le pietre vive che hanno edificato spiritualmente la Chiesa, come scrive Pietro nella sua prima Lettera (1Pt 2,5). Sono loro a sollevarci, per darci il gusto delle «cose di lassù». E non può essere che dei personaggi così importanti vengano festeggiati una volta sola. Non a caso la Chiesa li celebra due volte, singolarmente e poi tutti insieme, il primo novembre.

 

Colonnato di S. Pietro
Colonnato di S. Pietro. Foto: David Iliff, CC BY-SA 3.0
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