25 Set 2026

NON PUÒ ESSERE!
Siamo fatti di terra e di cielo

L’inconsueto, l’illogico, l’inverosimile in: Jacopo Carucci, detto il Pontormo, “La Visitazione”, 1528, Carmignano, chiesa di San Michele Arcangelo

Non può essere che non ci si accorga delle stranezze di questa Visitazione (che presto sarà in mostra a Roma, alle Scuderie del Quirinale). La prima anomalia è nei personaggi in scena, che sono più di quelli previsti dal copione. Oltre a Maria ed Elisabetta, le due donne che aspettano un bimbo, le altre potrebbero essere ancelle… ed è probabile che una – la meno giovane – sia Anna, la madre di Maria.

Ma, più del loro riconoscimento, è interessante la postura: se le protagoniste vengono messe di profilo, in un gesto di saluto, le figure comprimarie cercano i nostri occhi, come se avessero da dirci qualcosa.

Un’ulteriore osservazione è per l’inquadratura: le quattro figure sono a corpo intero, tutte della stessa altezza e così ravvicinate da sembrare sospese in aria (due di loro sono in punta di piedi, come i personaggi della Deposizione del 1526-28).

Infine, non può essere che non si faccia caso agli abiti, all’accostamento di tinte di terra e di cielo. Che possono coesistere e che già s’erano viste nella volta della Cappella Sistina (finita nel 1512), dove Michelangelo usa spesso le stesse tonalità di blu e di verdi, di rossi e di arancioni.

Nella Visitazione, una ghirlanda finita tra i capelli del personaggio più giovane fa nascere il sospetto che possa trattarsi di un angelo, a maggior ragione per la sua veste rosa, che è pure il colore del velo e della tunica della Vergine (oltre che dell’abito di Dio Padre, nella volta della Sistina).

Ed è proprio questa figura misteriosa a suggerire una interpretazione dell’opera. Che ha qualcosa di metafisico e, al di là delle analogie con Michelangelo, non pare costruita per raccontare un fatto, se nemmeno fa vedere dove ci si trova. Viene il sospetto che la tavola, più che rappresentare un avvenimento, voglia rappresentare come l’artista lo sente. Non come faranno Paul Klee e Jackson Pollock nel Novecento, quando intitoleranno “Caldo” e “Fragranza” due loro opere, per dare figura a delle sensazioni fisiche. Quello del Pontormo – artista incasellabile – è un sentire spirituale, che prova a tradurre in immagine l’istante in cui le donne – confidando l’una all’altra d’essere in dolce attesa – si percepiscono un po’ terra e un po’ cielo. Non a caso paiono già deformi, altissime e larghissime, con abiti che ricordano le nuvole, come se il cielo si fosse abbassato all’altezza dei pancioni. Dove i colori delle stoffe fanno luce su due creature che ancora non si vedono né si sentono, ma che già sussultano di gioia e della cui vita non si può dubitare. Come forse ci dicono con gli occhi le due figure alle spalle di Maria ed Elisabetta: «Ancora non credi che a Dio tutto è possibile?».

È una carezza al mondo femminile, questo incontro di due donne intrise di divino, felici di poter dare al mondo una vita nuova. È un omaggio a Maria e al suo essere «benedetta tra le donne», come sottolinea Elisabetta nel suo saluto, ma pure un omaggio a chi si sente benedetto dalla sua vicinanza.

Dei due maschi presenti in basso a sinistra (che siano Giuseppe e Zaccaria?), colpisce che siano infinitesimali e confinati in un angolo. Per imparare dalle donne che cosa vuol dire aspettare.

visitazione Pontormo
Jacopo Carucci, detto il Pontormo, “La Visitazione” (1528, Carmignano, chiesa di San Michele Arcangelo)
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