29 Gen 2026

Come essere missionari in una Chiesa in uscita e in un mondo sempre più complesso?

L'accoglienza dei migranti, la giustizia sociale, la cura dell'ambiente, ma anche l'educazione, il dialogo interreligioso e multiculturale. Le sfide da affrontare sono tante, ma il futuro della Chiesa è qui

Il defunto Papa Francesco aveva adottato la sinodalità e l’apertura della Chiesa alle periferie come linee guida per la sua attività pastorale. Il Sinodo sull’Amazzonia e il Sinodo sulla sinodalità hanno dimostrato che l’interculturalità e la sinodalità sono sfide per la Chiesa in un mondo in costante cambiamento. Nel suo libro “La missione della Chiesa in uscita. Verso una teologia sinodale e interculturale per la missione” (ed. LAS 2025), don Samuel Komlanvi Amaglo porta una riflessione su questi concetti di sinodalità, interculturalità e Chiesa in movimento. Don Samuel, salesiano presbitero, è dottore in Missiologia e docente presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma dove è anche incaricato del corso di Formazione Permanente di Pastorale Missionaria. Dal 2019 è membro dell’Associazione Internazionale dei Missiologi Cattolici (IACM) e attualmente è vice decano della Facoltà di Teologia.

Da dove arriva l’ispirazione per questo libro?

«In questi ultimi anni, si parla molto della sinodalità missionaria. Ma il concetto stesso di missione e di missionario è teologicamente complesso. Ho voluto indagare teologicamente questo concetto inserendolo nel contesto odierno caratterizzato dall’interconnessione tra culture e religioni».

Che cosa significa per lei l’espressione “Chiesa in uscita”?

«Per me la Chiesa in uscita è quella descritta da papa Francesco nella Evangelii Gaudium: “La comunità di discepoli mis­sionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompa­gnano, che fruttificano e festeggiano”».

Quali sono le implicazioni della teologia sinodale e interculturale per la missione della Chiesa?

«Si tratta di affrontare il tema della missione ecclesiale nella prospettiva di una Chiesa che sia contemporaneamente “sinodale”, “in uscita” e “interculturale”, concetti chiave nel magistero recente. Mi sono concentrato su diversi aspetti interconnessi. Il primo sono i fondamenti teologici della missione: ho voluto esplorare le basi bibliche e teologiche che sostanziano l’attività missionaria della Chiesa. Poi ho affrontato la questione dei contesti attuali, analizzando le sfide e le dinamiche dei contesti culturali e interreligiosi del mondo contemporaneo, che interpellano la prassi e la riflessione teologica sulla missione. Infine c’è il tema di come sinodalità e interculturalità mettono in relazione il cammino sinodale della Chiesa con la sua intrinseca dimensione missionaria, evidenziando l’importanza del dialogo interculturale per un’evangelizzazione incisiva e rispettosa delle diverse realtà».

La missione della chiesa in uscita
Il libro “La missione della Chiesa in uscita”, di Samuel K. AMAGLO, è edito dalla casa editrice LAS

Quanto è importante adottare un approccio interculturale nel contesto della missione cristiana oggi?

«Con la realtà di un mondo sempre più interconnesso, multiculturale e interreligioso, dove la stessa missione evangelizzatrice diventa multidirezionale, la Chiesa missionaria è chiamata a valorizzare tutte le culture, giacché la figura del missionario non è più quello di prima».

La “Chiesa in uscita” può essere chiamata a entrare anche negli spazi digitali come quelli dei social network.

«La Chiesa in uscita è chiamata ad affrontare le sfide dell’educazione e della formazione alle nuove tecnologie, cercando di abitare il mondo dei giovani pur rivalutando i luoghi di incontri e delle associazioni».

Come vivere i principi della teologia sinodale e interculturale nelle Chiese locali?

«Le Chiese locali dispongono di molte possibilità e strutture per attuare la teologia sinodale e interculturale, in particolare le comunità ecclesiali di base, le strutture diocesane di incontri, le associazioni di preghiera e i gruppi di studi biblici diventano luoghi di condivisione sia teologica che culturale».

Ha esempi di comunità cristiane che hanno adottato con successo questo approccio?

«Molte comunità religiose, soprattutto salesiane di don Bosco, hanno adottato da decenni le comunità internazionali e interculturali come orizzonte di testimonianza. Nonostante le difficoltà, le comunità interculturali e le case internazionali di formazione dei futuri religiosi e sacerdoti sono diventate laboratori di fraternità senza frontiera».

Qual è la sua visione della chiesa missionaria nei prossimi decenni?

«La missione cristiana sarà sempre più multiculturale e multidimensionale. I missionari provenienti dal cosiddetto “Sud del mondo” saranno sempre più numerosi e lo stesso concetto di missionario subirà delle metamorfosi nel senso che bisognerà trovare un nuovo modo di essere missionario o missionaria».

E nel contesto di questa missione come vede il dialogo tra culture e tradizioni religiose diverse?

«C’è sempre più consapevolezza che la relazione tra religioni e culture è complessa: la religione genera cultura e viceversa. Stabilire un dialogo interculturale e interreligioso sarà vitale per la stessa missione evangelizzatrice. Da un lato, il mondo di oggi è caratterizzato da una crescente diversità culturale e religiosa e questo pone sfide alla Chiesa nel modo di comprendere e vivere la sua missione, richiedendo un confronto e un dialogo costruttivo con culture e fedi diverse dalla propria. Dall’altro, occorre un dialogo teologico aperto e creativo: le nuove realtà culturali e religiose richiedono un ripensamento teologico che sia capace di interpretare il Vangelo in contesti nuovi e di dialogare in modo fecondo con le altre tradizioni religiose».

Che ruolo può avere la “Chiesa in uscita” nelle sfide sociali come immigrazione, giustizia sociale e ambiente?

«Ha sicuramente un ruolo importante. Ad esempio, attraverso l’apertura e l’accoglienza reciproca verso i migranti; o con la promozione della giustizia sociale valorizzando la Missio Dei, che implica il coinvolgimento di Dio nella storia e un impegno per la liberazione dell’uomo; e infine per quello che riguarda la cura dell’ambiente mediante un dialogo ecologico integrale nel senso di una ecologia che rispetta l’uomo e l’ambiente».

Cosa vuole che i lettori portino via dal suo libro e che tipo di reazioni speri di suscitare?

«Lo scopo del libro è fare una rivisitazione teologica del concetto di missione e di missionario nel mondo contemporaneo affrontando le sfide culturali e interreligiosi. Spero che ogni lettore possa trovare qualche spunto per portare avanti la ricerca missiologica. Spero che dai lettori arrivino anche di critiche costruttive, che potrebbero portare a un approfondimento di questi temi».

condividi su