Decisamente apprezzabile, o almeno condivisibile, l’intento della Rai di informare il grande pubblico con “Pillole contro la disinformazione. La serie che combatte la disinformazione smentendo bufale, deepfake e complotti diffusi nel mondo digitale”. L’obiettivo contro cui combattono questi microfilmati di un minuto è serio (e in questa epoca) molto incisivo e persino (per alcuni) devastante. Vanno in onda in chiaro a sorpresa, tra una pubblicità e l’altra e in attesa del programma previsto nel palinsesto, sulle tre reti e negli orari più diversi.
E (per chi non lo sa) sono raccolti e messi a disposizione gratuitamente su RaiPlay. Cinque “stagioni”; 31 in totale per le prime tre e poi al momento 20 per le due successive, ancora visibili sulle Reti TV, per cui aumenteranno.
Lo slogan: “Uniti contro la disinformazione”. È una produzione dalla Direzione Contenuti Digitali e Transmediali in collaborazione con Italian Digital Media Observatory.
Bene. Qualche titolo per farsi un’idea (ma sono tante, lo ribadiamo).
- Nebbia di guerra – La disinformazione nel conflitto tra Russia e Ucraina; l’hanno definita la guerra più documentata di sempre, ma si è rivelata anche la più offuscata dalle fake news.
- Bugie bianche – La disinformazione sui migranti; migranti e rifugiati sono sempre più spesso bersaglio di notizie e immagini diffuse online che poi, puntualmente, si rivelano fuori contesto, manipolate o false.
- Falsi minori – Quando la disinformazione colpisce i teenager; milioni di ragazzi che ogni giorno utilizzano la Rete fanno fatica a distinguere i contenuti informativi da quelli sponsorizzati, le notizie vere da quelle false, e si affidano troppo ai social network.
- Infodemia – Anti-vaccinismo e disinformazione; la pseudoscienza contraria ai vaccini ha trovato terreno fertile sul Web. In molti sono scesi in piazza, pronti a rivendicare la libertà di cura, ma dimenticando che le notizie false ostacolano una scelta informata.
- Non l’ho “falso” apposta – Satira e disinformazione; e così via…
E poi altri esempi delle ultime due stagioni:
- Autorevoli bufale – La manipolazione delle grandi testate di informazione;
- War Games – Le nuove armi della disinformazione;
- Come ti influenzo il chatbot – Quando è l’AI ad essere manipolata;
- La borsa delle bugie – Quando la notizia inquina i mercati;
- Leggenda Titanic – Quando la verità affonda;
- Love Scam – Quando l’AI inganna il cuore… e il portafoglio;
- Troppo bello per essere vero – La truffa social del falso;
- Viaggio nel tempo – L’illusione storica dell’AI;
- Fake & chat – Messaggi da non credere.
Solo per citarne alcune, che, come vedete, sono serie e meno serie, comunque interessanti e accattivanti, perché diffuse alla gran massa di utenti dei sociali e quasi sempre toccati proprio dalle fake più curiose.
Qualche perplessità
Tutto buono, tutto giusto. Eppure, da questa sede ci permettiamo di fare alcune osservazioni, diciamo così integrative. Prima, si possono avere i dati sugli indici di ascolto e di gradimento? Seconda: e se provassimo anche ad avviare una interlocuzione (certo, moderata) con gli utenti, magari proprio i giovani, perché no!, per ricevere consigli, indicazioni, dettagli, proposte, aneddoti e quindi stimolare un coinvolgimento attivo dei principali utenti dei canali informativi, tanto spesso tacciati di mala informazione? Come una vera e propria piattaforma interattiva.
Infine, cara Rai, noi sappiamo che per combattere bene la disinformazione non bastano le pillole, efficaci sì, ma a breve. Alla lunga, per essere più costruttivi e duraturi, occorrono percorsi più impegnativi. In sostanza, più studio e fatica. E se con la collaborazioni di associazioni di non profit, che si occupano di questo, mettessimo a disposizione, risorse (ad esempio queste pillole), sale, docenti, esperti e ambienti per continuare a formare seri percorsi di informazione? È proprio un progetto impensabile?










