Stranger Things 5 segna l’uscita di scena definitiva dei ragazzi di Hawkins e porta la storia nel suo punto più buio e definitivo trasformando il “mostro” del Sottosopra in una minaccia totale che riguarda non solo la città ma l’intero mondo. Il finale non chiude solo le singole trame, ma mette al centro il passaggio all’età adulta mostrando personaggi che devono accettare perdite, responsabilità e scelte irreversibili e lasciando allo spettatore una sensazione di fine vera, non facilmente consolabile.
Stranger Things: perché la serie Netflix ha avuto successo globale
Per chi non ha mai visto la serie, Stranger Things è una produzione Netflix ambientata negli anni Ottanta nella cittadina immaginaria di Hawkins, dove un gruppo di ragazzi scopre l’esistenza del Sottosopra: un mondo oscuro e minaccioso che invade piano piano la loro quotidianità, fatta di biciclette, fumetti e giochi da tavolo. La serie unisce elementi di fantascienza horror e racconto di formazione. Parla di amicizia, famiglia, paura del cambiamento e identità, con un linguaggio semplice, ma ricco di rimandi al cinema e alla musica di quel periodo. Tanto che molti siti di cinema la descrivono come una vera enciclopedia pop degli anni Ottanta.
Il professor Donato Lacedonio, docente di Scienze della Comunicazione Sociale presso l’Università Pontificia Salesiana, spiega il successo globale di Stranger Things, soprattutto nella prima stagione, con la contaminazione di generi e i forti riferimenti all’immaginario anni ’80, ispirato a film come i Goonies e Indiana Jones. Sottolinea inoltre come questa nostalgia abbia colpito soprattutto un pubblico di media età, che ha vissuto quegli anni, mentre le stagioni successive hanno perso originalità, adottando strategie distopiche per mantenere suspense e attenzione con il supporto di potenti campagne di marketing tipiche delle grandi serie streaming.
Un ultimo scontro senza ritorno
In questa stagione, la linea di confine tra Hawkins e il Sottosopra diventa sempre più fragile e il conflitto, che nelle prime stagioni era nascosto, ora esplode alla luce del sole, coinvolgendo l’intera comunità. I protagonisti non possono più limitarsi a “sopravvivere all’ennesimo mostro”, ma devono organizzare un vero piano di guerra, dividendo i ruoli, rischiando la vita e accettando che non tutti usciranno indenni dallo scontro finale con il nemico principale, introdotto nelle stagioni precedenti.
L’ultima stagione insiste molto sulle relazioni tra i personaggi, che non sono più solo “il gruppo di amici” delle origini, ma giovani adulti con desideri diversi, paure personali e conflitti irrisolti, che esplodono proprio mentre il pericolo aumenta. Il finale mette in crisi coppie affettive, amicizie storiche e rapporti familiari, mostrando che crescere significa anche prendere strade diverse, accettare che alcune promesse fatte da bambini non possono essere mantenute e che l’eroismo ha sempre un costo emotivo altissimo.
Un finale divisivo: coraggio o tradimento
Le scelte narrative degli ultimi episodi sono pensate per lasciare il segno. Alcune linee della trama vengono chiuse in modo brusco, altre in modo malinconico e questo porta molti spettatori a leggere il finale come un atto di coraggio, mentre altri lo vivono come un tradimento delle aspettative costruite in anni di attesa. Il fatto che non tutti i personaggi trovino un “lieto fine” chiaro rende la conclusione ambigua, aperta all’interpretazione e per questo fortemente discussa nei commenti di fan e critici, che si dividono tra chi apprezza la coerenza con il tono sempre più cupo della serie e chi avrebbe voluto una chiusura più rassicurante.
Rispetto alle prime stagioni, basate soprattutto sulla scoperta del mistero, la quinta punta a dare un significato complessivo a tutto il viaggio, collegando gli eventi iniziali al grande disegno del Sottosopra e del suo antagonista centrale. Il finale suggerisce che il vero tema non è solo la lotta contro il male esterno, ma il modo in cui i personaggi imparano a convivere con le cicatrici del passato e con il peso di ciò che hanno visto e fatto, trasformando Stranger Things da semplice racconto di paura a storia sul modo in cui una generazione affronta traumi collettivi e privati.
Un addio che resta aperto nella memoria dei fan
Come evidenziato da Vanity Fair Italia, il finale della quinta stagione chiude molte linee narrative chiave con un tono “dolceamaro”, lasciando aperte alcune domande, in particolare sul destino di Undici, una scelta tematica voluta dai creatori per riflettere il passaggio all’età adulta.
Anche se la trama trova una conclusione, la stagione finale lascia volutamente spazi di irrisolto, ricordi, oggetti e luoghi che continuano a vivere nella memoria degli spettatori e nelle pratiche dei fan online, che discutono ipotetici spin off finali alternativi e letture simboliche delle ultime immagini. In questo modo, il finale non chiude davvero il mondo di Hawkins, ma lo trasferisce nella cultura condivisa, dove clip, musiche e scene chiave continuano a circolare, diventando parte di un archivio emotivo comune che sopravvive alla serie stessa.









