Secondo il capitolo Comunicazione e media del 59° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, la connessione continua è diventata una condizione strutturale della vita quotidiana, soprattutto per le giovani generazioni. Nel 2025, il 90,1% degli italiani utilizza internet e l’89,3% accede ai contenuti digitali tramite smartphone, mentre l’86,1% frequenta regolarmente i social network.
Lo smartphone non è più soltanto uno strumento tecnologico: è un’estensione del corpo e della mente. Per molti giovani, essere online non è una scelta consapevole, ma uno stato permanente. Informarsi, studiare, lavorare, mantenere relazioni affettive e costruire la propria identità passano sempre più attraverso piattaforme digitali.
Tuttavia, l’aumento del tempo trascorso online non coincide automaticamente con una migliore qualità dell’esperienza comunicativa. Questi numeri mostrano che la connessione digitale non è più accessoria, ma parte integrante delle routine quotidiane, e rendono evidente la necessità di nuovi strumenti per orientarsi in un ecosistema in cui l’informazione viene quasi sempre incontrata, più che cercata attivamente.
I social network al centro dell’ecosistema mediale
I dati Censis confermano che i social network rappresentano oggi il vero baricentro del sistema dei media, con livelli di utilizzo particolarmente elevati tra i giovani. Instagram, YouTube e TikTok dominano l’attenzione quotidiana: Instagram è utilizzato dal 78,1% degli italiani, YouTube dal 77,6% e TikTok dal 64,2%, consolidando le piattaforme visuali come pilastri dell’intrattenimento e della comunicazione.
Per la comunicazione interpersonale, WhatsApp resta centrale (87,4%), mentre Telegram è presente nel 42,9% della popolazione giovanile. In questo scenario, i media tradizionali appaiono sempre più marginali: i quotidiani cartacei toccano il minimo storico di lettori e le notizie vengono intercettate soprattutto attraverso feed social, notifiche e contenuti condivisi.
L’informazione non viene più “cercata”, ma trovata casualmente nello scorrimento continuo dello schermo. Nonostante ciò, alcuni media tradizionali mantengono un ruolo rilevante: la televisione resta il mezzo più utilizzato (94,1%) e la radio raggiunge il 79,1% di utenza complessiva.
Nel campo dell’informazione, le fonti tradizionali mantengono un peso significativo: il telegiornale è seguito dal 47,7% della popolazione. Online, invece, i motori di ricerca (23,3%) e i social network – Facebook (36,4%), Instagram (16,7%), TikTok (14,4%) – diventano sempre più spesso la porta d’accesso alle notizie.
Informazione veloce, fiducia sempre più fragile
Uno degli aspetti più critici messi in luce dal Rapporto riguarda la crescente difficoltà a distinguere tra informazione affidabile e contenuti manipolati. La diffusione di deepfake, immagini generate artificialmente e notizie parziali o decontestualizzate alimenta un clima di incertezza diffusa.
Infatti, se internet e social dominano lo spazio comunicativo, la fiducia nei contenuti digitali è in calo: il 44,9% degli italiani dichiara di fidarsi meno di ciò che vede online rispetto al passato. Particolarmente preoccupante è il fenomeno dei deepfake: il 60,5% degli italiani afferma di averne visto almeno uno. Di questi, il 27,5% li ha incontrati come intrattenimento artificiale, il 15,0% come contenuti informativi manipolati e l’11,3% come tentativi di truffa.
I motivi per cui questi contenuti risultano credibili sono molteplici: l’eccessiva fiducia nelle fonti online (35,6%), l’elevata qualità tecnica dei materiali (28,0%) e la difficoltà di distinguere il vero dal falso (27,8%). Molti giovani dichiarano di sentirsi disorientati: sanno che ciò che vedono online non è sempre attendibile, ma faticano a capire come verificarlo. La sfiducia cresce, senza però tradursi in un reale abbandono delle piattaforme.
Dipendenza digitale e desiderio di disconnessione
Un altro dato rilevante riguarda l’uso intensivo dei dispositivi digitali. Il 46,1% degli italiani tra i 16 e i 64 anni trascorre più di quattro ore al giorno online per motivi non lavorativi. La quota sale al 64,5% tra gli adolescenti di 16-17 anni, mentre oltre la metà dei giovani tra i 18 e i 34 anni supera quotidianamente questa soglia.
Non sorprende quindi che il 63,0% degli italiani si dichiari molto o abbastanza dipendente dalle tecnologie digitali e che il 65,6% avverta frequentemente il bisogno di disconnettersi. La connessione continua, da risorsa, rischia così di trasformarsi in vincolo.
Algoritmi, influencer e autenticità percepita
Il Rapporto Censis descrive, inoltre, una relazione sempre più ambivalente con influencer e creator. Se da un lato queste figure restano centrali nella circolazione dei contenuti, dall’altro emerge una crescente saturazione. Il 71,2% degli italiani dichiara di non seguire macro-influencer, mentre il 21,4% continua a farlo. Tra i giovani, la quota scende ulteriormente al 12,9%, segnalando una preferenza per contenuti percepiti come più autentici, spesso legati a micro-influencer o creator di nicchia.
Parallelamente, cresce la consapevolezza del ruolo degli algoritmi, che selezionano cosa vedere e cosa ignorare. Tuttavia, questa consapevolezza non si traduce in un reale controllo: gli algoritmi restano opachi e contribuiscono a creare bolle informative, che rafforzano convinzioni preesistenti.
Vivere online richiede nuove competenze
Dai dati emerge con chiarezza che non basta essere nativi digitali per essere cittadini digitali consapevoli. L’uso intensivo dei media non garantisce competenze critiche adeguate; al contrario, il sovraccarico informativo rischia di ridurre la capacità di attenzione, di analisi e di valutazione delle fonti.
Il Rapporto Censis suggerisce una sfida educativa ormai non più rinviabile: accompagnare i giovani nello sviluppo di competenze di lettura critica dei media, di gestione del tempo online e di consapevolezza dei meccanismi economici e simbolici che regolano la comunicazione digitale.
Tra opportunità e responsabilità
Il mondo digitale resta uno spazio di opportunità straordinarie: accesso all’informazione, possibilità espressive, connessioni globali. Ma, come mostrano i dati del Censis, la comunicazione digitale è oggi un terreno fragile, che richiede responsabilità condivise da parte di piattaforme, istituzioni educative e utenti.
Per i giovani, la sfida non è disconnettersi, ma imparare ad abitare consapevolmente uno spazio che è ormai parte integrante della realtà sociale. Comprendere come funziona la comunicazione online è oggi una competenza essenziale, tanto quanto leggere e scrivere.







