Addio vecchi TG: per i giovani l’informazione è un mix di social, video brevi e fiducia fragile

Dal rapporto 2026 del Censis: l'informazione dei giovani è sempre più digitale e fluida. Instagram supera i TG tra gli under 30, mentre TikTok e meme diventano fonti d'attualità. Tiene la radio, che si sposta su smartphone, in un ecosistema tra video brevi e fiducia critica

Il Rapporto Censis sulla comunicazione è una delle principali indagini italiane dedicate ai consumi mediatici, ai comportamenti digitali e al rapporto tra cittadini, informazione e nuove tecnologie: ogni anno offre una fotografia aggiornata di come cambia la fruizione dei media nel nostro Paese. La ventunesima edizione presentata il 28 aprile 2026, analizza i dati relativi al 2025.

Come si informano oggi i giovani italiani? Il Rapporto descrive un ecosistema mediatico sempre più frammentato, digitale e attraversato da una crescente crisi di fiducia verso i canali tradizionali. Il dato più evidente riguarda proprio le nuove generazioni: tra i 14 e i 29 anni l’informazione passa soprattutto attraverso piattaforme social, motori di ricerca e contenuti brevi, mentre giornali e televisioni perdono centralità. In questo scenario, tuttavia, continua a mantenere una presenza significativa anche un mezzo spesso sottovalutato: la radio.

Una dieta mediatica tutta digitale

Nel complesso, internet è ormai quasi universale: lo usa il 90,4% degli italiani, mentre gli smartphone raggiungono il 90,3% della popolazione. I social network toccano l’86,2%. Ma tra i giovani queste percentuali diventano ancora più significative, perché il digitale non è solo uno strumento: è l’ambiente quotidiano in cui si muovono, comunicano e cercano notizie.

Tra gli under 30, WhatsApp è utilizzato dall’88,6%, seguito da YouTube (76,9%) e Instagram (74,8%). Molto forte anche TikTok, al 64,5%, mentre quasi un giovane su due usa Spotify (49,8%). Rilevante anche il peso delle piattaforme di videogiochi, frequentate dal 39,7% dei giovani. Questi numeri raccontano un cambiamento profondo: per i ragazzi, intrattenimento, relazioni sociali e informazione convivono negli stessi spazi digitali.

Dove cercano le notizie

Quando si parla specificamente di informazione, i giovani mostrano abitudini molto diverse rispetto alle generazioni più adulte. Il mezzo più utilizzato negli ultimi sette giorni è Instagram, indicato dal 29,9% dei giovani tra 14 e 29 anni. Seguono i telegiornali (26,1%), i motori di ricerca (24,4%), TikTok (23,9%) e Facebook (22,3%). È un dato simbolico: per la prima volta, in una fascia giovanile, un social supera il telegiornale come canale informativo principale. Non significa necessariamente che i giovani “credano” di più ai social, ma che li frequentano di più e lì intercettano anche le notizie.

La radio non scompare: cambia forma

Nel panorama generale la radio mostra una notevole capacità di tenuta: nel 2025 raggiunge il 78,4% degli italiani. È uno dei pochi media tradizionali che mantiene una diffusione ampia pur dentro la trasformazione digitale. A cambiare sono soprattutto le modalità di ascolto. L’autoradio arriva al 70% della popolazione (+1,2% in un anno), confermando il suo ruolo nei tempi di spostamento quotidiano. Cresce anche la radio via smartphone, che tocca il 28,2% (+2,8%), mentre la radio tradizionale si mantiene al 46,8%. Questo indica che la radio non viene abbandonata dai giovani: semplicemente esce dall’apparecchio classico ed entra nel telefono, nell’auto connessa, nelle cuffie wireless e nelle app audio.

I giovani e l’audio: radio, streaming e podcast

Tra i 14-29enni l’interesse per l’audio è evidente. Oltre a Spotify (49,8%), il 16,1% usa piattaforme di podcast, mentre il 7,6% indica i giornali radio come fonte informativa utilizzata negli ultimi sette giorni. È una quota inferiore rispetto ai telegiornali o ai social, ma significativa se si considera la concorrenza di video e piattaforme visive. La radio conserva infatti un vantaggio competitivo importante: accompagna altre attività. Si può ascoltare mentre si viaggia, si studia, si guida o si fa sport. In un’epoca di sovraccarico visivo, l’audio torna ad avere valore.

Il regno dei reel e dei video brevi

Il rapporto dedica particolare attenzione ai contenuti brevi: reel, clip verticali, video lampo che dominano le piattaforme. Tra gli italiani che usano almeno un social, il 39,8% li guarda in modo superficiale o distratto, mentre il 34,7% dice di riuscire a limitarne il consumo con consapevolezza. Solo il 7% afferma di non riuscire a controllarsi. Molti li giudicano poco affidabili sul piano informativo: il 23,6% li considera superficiali e il 21,3% pensa che distraggano più che informare. Tuttavia, una quota rilevante li apprezza perché più immediati (18,6%) e coinvolgenti (13,1%). Per i giovani, cresciuti nel linguaggio audiovisivo rapido, questi formati rappresentano spesso il primo contatto con una notizia. L’approfondimento, semmai, arriva dopo.

Meme: ironia che informa

Anche i meme hanno assunto una funzione inattesa. Il 22,6% degli italiani che usano social dichiara di aver scoperto una notizia di attualità, politica o cultura proprio attraverso un meme. Tra i giovani la quota sale al 31,1%. È un segnale interessante: contenuti nati per divertire diventano strumenti di circolazione informativa. Spesso semplificano, talvolta distorcono, ma intercettano l’attenzione meglio di molti linguaggi istituzionali.

Giovani più critici di quanto sembri

Accanto ai cambiamenti nei consumi, emerge con forza il tema della fiducia. Il rapporto evidenzia una relazione sempre più problematica tra pubblico e informazione: molti italiani percepiscono i media come parziali o poco indipendenti e adottano comportamenti attivi per orientarsi tra le notizie, verificandole o cercando fonti alternative. Non si assiste quindi a un abbandono dell’informazione, ma a una sua rinegoziazione: la fiducia non è più attribuita automaticamente a un mezzo, bensì costruita caso per caso, in base alle fonti, agli autori e ai contesti in cui le notizie circolano.

Un luogo comune diffuso vuole i ragazzi ingenui davanti ai contenuti online. I dati suggeriscono qualcosa di più complesso. I giovani mostrano infatti una discreta capacità critica: sono immersi nei social, ma conoscono i codici di quei linguaggi e sembrano meno facilmente impressionabili rispetto ad altre fasce d’età.

La vera sfida: costruire fiducia nella nuova ecologia dei media

Il tema decisivo riguarda la qualità delle notizie che i giovani incontrano sulle piattaforme digitali e i criteri con cui imparano a riconoscerne attendibilità, completezza e credibilità. TikTok, Instagram e gli altri ambienti social sono ormai luoghi ordinari di accesso all’informazione: proprio per questo diventa centrale interrogarsi su come i contenuti vengono selezionati, presentati e percepiti da chi li utilizza ogni giorno. In un ambiente segnato da algoritmi, velocità di consumo e forte componente emotiva, il rischio è sovrapporre visibilità e autorevolezza, consenso immediato e attendibilità delle fonti.

I giovani, in realtà, non stanno prendendo le distanze dall’informazione: la stanno cercando in spazi diversi, con modalità nuove, più fluide e integrate nella vita digitale quotidiana. Per questo media tradizionali, scuola e istituzioni sono chiamati a comprendere il cambiamento in corso e a misurarsi con i linguaggi contemporanei, senza rinunciare ai principi essenziali del giornalismo: accuratezza, verifica, pluralismo e credibilità.

Il futuro dell’informazione si gioca già oggi su una pluralità di canali: passa da uno schermo verticale di pochi secondi, ma anche da cuffie, podcast, notifiche personalizzate e contenuti fruibili ovunque. Non esisterà un solo mezzo dominante, bensì un ecosistema ibrido in cui la sfida vera sarà rendere affidabile ciò che è immediato.

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