15 Giu 2026

Il fascino del crimine. Sottile e un po’ perverso

Perché siamo al tempo stesso indignati e affascinati dai più cruenti fatti di cronaca? E perché la violenza è ormai entrata a pieno titolo nello showbiz contemporaneo? Un esperto risponde anticipando i contenuti del suo nuovo libro “Pop-Crime. Spettacoli criminali e banalità del male”, in libreria il 19 giugno

Ma davvero non è più possibile una narrazione dei fatti criminali che sia esente dal sensazionalismo e dal crime show? Perché siamo al tempo stesso indignati e affascinati dai più cruenti fatti di cronaca?

Nel mio nuovo libro, “Pop-Crime. Spettacoli criminali e banalità del male” (Bibliotheka editore), faccio il punto sullo stato attuale della criminologia in Italia e soprattutto sul fenomeno della fascinazione del male e della sua inevitabile deriva spettacolistica. Prendo l’avvio da alcuni casi di cronaca per poi addentrarmi in alcune questioni di fondo della realtà sociale italiana di oggi.

Se negli anni ’80 a interrogarsi sulle matrici dell’odio e della violenza erano intellettuali (come Pasolini e Calvino sulle cause del delitto del Circeo), adesso il crimine fa parte dello showbiz contemporaneo: affascina, seduce e inquieta. Ma la criminologia non è questa; consiste piuttosto nel domandarsi quali siano le origini profonde dell’atto commesso, non fermarsi alla mera descrizione (spesso macabra) dei fatti quanto addentrarsi nella miriade di cause e concause che stanno dietro la violenza.

Parlo anche dei grandi delitti che hanno segnato la storia repubblicana, l’omicidio di Aldo Moro e la tragica sequela dei delitti del Mostro di Firenze per poi giungere alla descrizione di un macabro delitto avvenuto a Firenze ai danni di Cristina, una donna rumena selvaggiamente uccisa e crocifissa a una sbarra sotto un viadotto stradale, e all’omicidio plurimo di un giovane che drammaticamente si è finto spinto da satana a commettere un quadruplice omicidio ai danni di alcuni parenti.

…Ma ci ostiniamo a volere giustizia

Mi interessa comprendere ciò che circonda i delitti, la società nella quale maturano e l’apporto che alcuni criminologi possono dare non solo per interpretare gli atti criminali, ma anche per insabbiarli, inquinarli, asservendoli spesso a logiche del potere inconfessabili e brutali.

Meriterebbero una riflessione i pericoli del nostro tempo, l’indifferenza emotiva, la noia e la vergogna, ma anche lo svuotamento di senso della realtà, attraverso l’uso massivo dei social e un modello culturale prevalente che spinge alla competizione, al bisogno di primeggiare. E che davanti a una perdita, a una sconfitta, a una delusione vede nella violenza l’unica possibilità riparatrice di una presunta offesa.

Ho scritto avendo negli occhi i ragazzi stranieri che ho incontrato nelle carceri minorili, reduci di viaggi tra le dune di sabbia e le sperdute case di fango del Mali e dell’Algeria, i ragazzi delle periferie (ma anche dei centri cittadini).

Ho scritto pensando alle vittime del male e della violenza, all’ingiustizia subita dai familiari, per esempio le madri dei desaparecidos cileni, che cercano nel deserto di Atacama i resti dei loro parenti o amici scomparsi.

Perché ci ostiniamo a volere giustizia? Perché andiamo alla ricerca di ciò che abbiamo perduto? E non solo: è possibile sopravvivere al male subito? Può esistere una redenzione per le vite che hanno commesso il male, per chi lo ha subito, per le vittime di reati odiosi?

 


Silvio Ciappi è criminologo clinico, psicoterapeuta, formatore e docente all’Istituto Universitario Pratesi di Soverato, affiliato all’Università Pontificia Salesiana di Roma, e nella sede di Verona dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia. È stato membro della Commissione ministeriale sulle vittime della criminalità (XIII Legislatura), istituita dal Ministero della Giustizia, e nel 2021 è stato nominato consulente della Commissione parlamentare d’Inchiesta sulla morte di David Rossi, manager dei Monte dei Paschi di Siena. Ha inoltre svolto funzioni di giudice onorario presso il Tribunale dei Minorenni di Firenze e attività di esperto criminologo in diversi penitenziari italiani. Per conto della Commissione Europea ha svolto missioni internazionali in America latina, Africa ed Asia.

 Il suo nuovo libro, intitolato Pop-Crime. Spettacoli criminali e banalità del male, pubblicato da Bibliotheka, sarà in libreria il 19 giugno.

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