Esiste un momento preciso in cui una comunità smette di essere una somma di persone e diventa qualcosa di vivo. Un momento in cui ognuno smette di chiedersi cosa può ricevere e comincia a chiedersi cosa può portare. È difficile da spiegare, ma chi lo ha vissuto lo riconosce subito, ha il sapore di una scoperta e la forma di una fiducia guadagnata. A Scampia quel momento ha una data: 8 maggio 2024.
L’incontro che ha acceso una domanda
Scampia è un quartiere del Nord di Napoli, che il mondo conosce quasi sempre per quello che ha perso, ma in una mattina di maggio, le scuole della settima e ottava municipalità si sono ritrovate nella Parrocchia della Resurrezione in un incontro per parlare di futuro.
Sull’altare sedevano l’Arcivescovo di Napoli Monsignore Domenico Battaglia, il Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri e il Rettore dell’Università Federico II Matteo Lorito. Il tema era la prevenzione della devianza in adolescenza, sulle panche sedevano le ragazze e i ragazzi. Ma la cosa più straordinaria non era chi sedeva sull’altare, era quello che successe dopo. Quell’incontro, invece di restare un bel ricordo, diventò una domanda. E la domanda era semplice nella sua urgenza: «E adesso?». Don Luca Corrado, vice parroco della Parrocchia della Resurrezione invece di aspettare una risposta, ha iniziato a costruirla, insieme ad un gruppo di giovani della comunità.
Una parrocchia che supera i suoi confini
La Parrocchia della Resurrezione si trova nel cuore di Scampia, è uno di quei luoghi che, a guardarli dall’esterno, sembrano avere i confini di un edificio, ma chi ci entra capisce subito che i confini, lì dentro, sono molto più larghi. Arrivano fino alle scuole, fino alle famiglie, fino agli angoli del quartiere, dove un ragazzo può perdersi prima ancora di capire di essersi perso.
Da quella domanda “e adesso?” è nata una rete. Una rete educativa informale, costruita a mano, filo dopo filo. Don Luca e i suoi giovani hanno cominciato a bussare alle porte delle scuole e le scuole hanno aperto, e insieme hanno cercato uno strumento che potesse portare i ragazzi fuori dall’aula e dentro il territorio.
La povertà educativa: il bisogno più urgente
Dall’osservazione e dall’ascolto del territorio, è stato intercettato un bisogno urgente, che non poteva essere ignorato: la povertà educativa. Una povertà che si manifesta nella dispersione scolastica, ma che va molto più in profondità. È carenza di stimoli, di relazioni, di visioni future, di adulti significativi. Perché crescere in un contesto dove nessuno si aspetta niente da te, dove nessuno ti chiede “come stai?” o “che sogni hai?”, ti spegne piano piano e ti fa credere che non vali.
Molti ragazzi tra i 14 e i 18 anni vivono in una sorta di “terra di mezzo”, invisibili alle istituzioni, lontani da percorsi di crescita, con il rischio concreto di essere risucchiati da contesti criminali che offrono facili guadagni e potere.
I dati parlano chiaro: nel 2023-2024, la dispersione nelle scuole superiori a Scampia ha superato l’8%, ma dietro ogni numero c’è una persona, una possibilità che rischia di spegnersi troppo presto. Ed è da qui che nasce l’idea di comunità educante. Non un progetto su carta, ma una rete viva fatta di relazioni, fiducia e responsabilità condivisa, uno spazio dove i ragazzi potessero sentirsi accolti, ascoltati davvero e valorizzati. Un posto dove puoi sbagliare, ma non vieni scartato. Dove piano piano puoi scoprire chi sei, che cosa hai dentro, perché a volte basta qualcuno che ti chiami per nome, che creda in te anche quando non ci riesci, per cambiare strada.
Tirocini formativi come occasione di incontro
Lo strumento scelto sono stati gli FSL (Formazione Scuola Lavoro), già conosciuti come PCTO, percorsi che sulla carta sono tirocini formativi, ma che nella pratica, quando vengono fatti con questa intenzione, diventano occasioni di incontro vero. Tra i ragazzi e se stessi. Tra i ragazzi e gli altri. Tra i ragazzi e il mondo fuori dalle loro mura.
La scuola con cui questa alleanza si è radicata più in profondità è l’Istituto Elsa Morante. Tre anni di percorsi, tre anni di classi che hanno varcato il portone della parrocchia con le braccia conserte e ne sono uscite con qualcosa di inaspettato. Alcuni di quei ragazzi oggi sono educatori della parrocchia, hanno attraversato difficoltà relazionali e hanno trovato in quel contesto uno spazio in cui sentirsi accolti, riconosciuti e capaci. Adesso sono loro i primi a voler portare quella stessa esperienza ai più piccoli. È la dinamica più bella che esiste nel lavoro educativo, quella in cui chi è stato aiutato diventa, a sua volta, una risorsa per gli altri.
La fiaba della zuppa di sasso
La metafora che accompagna questo cammino fin dall’inizio viene da una fiaba, Una zuppa di sasso di Anaïs Vaugelade. Un vecchio lupo arriva affamato in un villaggio e mette a bollire una pentola con dentro solo acqua e un sasso. Altri animali del villaggio si avvicinano incuriositi e ognuno di loro inizia a portare un ingrediente diverso: uno porta una carota, un altro delle patate, un altro ancora un po’ di carne. Alla fine, quella che sembrava una zuppa strana fatta solo con un sasso, diventa una zuppa vera e la mangiano tutti insieme. Un pasto semplice, ma allo stesso tempo rappresenta anche un momento nuovo, perché attorno a quella pentola, per la prima volta, si crea fiducia, si crea una comunità.
A Scampia il sasso è stato quell’incontro dell’8 maggio 2024 e da allora, uno alla volta, ognuno ha portato il proprio ingrediente. Le scuole, la parrocchia, le famiglie, le istituzioni. Don Luca, i giovani, l’insegnante che ascolta, i ragazzi che a loro volta si mettono a servizio degli altri.
La zuppa è ancora sul fuoco e sa già di qualcosa di buono.
Il 6 maggio scorso, per il secondo anno consecutivo, tutto questo è arrivato all’Università Pontificia Salesiana di Roma, con un intervento di don Luca Corrado e di un gruppo di giovani all’interno del corso “Sviluppo di comunità e Animazione socio-culturale” del professor Andrea Zampetti. Davanti a studenti che studiano le comunità sui libri, Scampia ha portato una comunità vera con le sue contraddizioni, la sua fatica e la sua bellezza ostinata.














