Papa Leone XIV è arrivato presso la Sapienza Università di Roma intorno alle ore 10.20 di giovedì 14 maggio 2026. Dopo aver incontrato gli studenti e i docenti presenti nella Cappella della Sapienza, ha attraversato i viali dell’Università, dirigendosi verso il Palazzo del Rettorato. Avvicinandosi alle transenne per salutare la folla radunata lì attorno, è stato accolto da applausi e da numerosi “Viva il Papa”, levatisi dalla folla. Ha poi salito i gradoni ed è entrato a visitare la mostra La Sapienza e i Papi, inaugurata proprio in occasione della sua visita: una mostra che ripercorre il rapporto tra la Chiesa e l’Ateneo nei suoi sette secoli di “vita”. Successivamente si è recato in Aula Magna, dove ha tenuto un discorso rivolto all’intera comunità universitaria, e non solo.
La visita pastorale, come dichiarato dal Pontefice, è stata segno di «una nuova alleanza» tra la Chiesa e la Sapienza Università di Roma, «nata e cresciuta» in seno alla fede nel 1303, grazie a Papa Bonifacio VIII.
Nel suo discorso, il Pontefice si è rivolto in particolare ai giovani studenti, augurando loro di vivere pienamente gli anni universitari e che questi possano essere un tempo segnato da incontri significativi, poiché è proprio il sapere che aiuta a «discernere chi si è». In questo movimento, insieme interiore e aperto all’altro, si comprende come «quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo».
Artigiani di pace vera
Successivamente, Papa Leone XIV ha invitato i giovani a riflettere su alcune grandi sfide del nostro tempo, come la guerra, l’avanzare dell’intelligenza artificiale e il cambiamento climatico. Ha esortato i loro cuori a «non chiudersi tra ideologie e confini nazionali», sottolineando come il riarmo a cui stiamo assistendo non possa essere definito difesa, ma piuttosto uno strumento che genera «tensione e insicurezza». L’intelligenza artificiale, ha osservato, rischia di deresponsabilizzare le azioni umane e di «peggiorare la tragicità dei conflitti». Tuttavia, l’augurio del Santo Padre guarda nella direzione opposta, verso un movimento capace di dire sì: «un radicale sì alla vita, sì alla vita innocente, sì alla vita dei giovani, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia».
In questa prospettiva, diventa necessario «passare dall’ermeneutica all’azione», con la speranza di diventare «artigiani della pace vera, pace disarmata e disarmante». Questo è possibile solo grazie all’intelligenza e all’audacia, che anche i professori sono chiamati a coltivare. Rivolgendosi ai docenti, Papa Leone XIV ha descritto l’insegnamento come una «forma di carità» e ha formulato un chiaro invito: «si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza limitarsi alle loro condizioni».
Le stagioni difficili
Il Santo Padre, parlando ai giovani «abitati da sentimenti contrastanti», ha voluto rassicurarli: grazie alla passione per la bellezza e per la sapienza, non dovranno temere di smarrirsi. Ha però ricordato anche l’esistenza di «un volto triste dell’inquietudine», un malessere che molti giovani sperimentano e che li porta a credere che le «stagioni difficili» non finiranno mai.
Questo stato d’animo è spesso il risultato delle aspettative e della competitività proprie di «un sistema distorto che riduce le persone a numeri». Proprio questa condizione, spiega Papa Leone XIV, deve aiutarci a comprendere che: «non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio».









