Le recenti e sempre più frequenti ondate di calore che stanno colpendo l’Italia e l’intero Vecchio Continente, superando ad ogni nuovo episodio i record di temperatura registrati in precedenza, sono, insieme ad altri fenomeni estremi correlati, la concretizzazione, sempre più palese, di quanto gli scienziati, inascoltati, affermano con forza e con oggettività da diversi lustri.
Alla luce di questi gravi fenomeni rileviamo quanto sia indifferibile occuparsi della questione ambientale. Invero, le attività antropiche e nel suo insieme il modo di produzione capitalistico, che si avvale prevalentemente di fonti energetiche non rinnovabili come i combustibili fossili e procede attraverso sfruttamento di suolo e produzioni intensive, incidono in maniera avversa sull’intero ecosistema, generando grande instabilità e fenomeni climatici sempre più estremi e gravidi di conseguenze nefaste per l’intero pianeta. Le previsioni di qualche decennio fa si stanno realizzando con una intensità catastrofica, minacciando l’esistenza stessa dell’uomo e la resistenza di diverse specie animali e vegetali.
Tra ecoansie e negazionismo
Le indicazioni su quanto è necessario fare, per cercare di limitare i danni che già sono stati compiuti attuando nuove condizioni di adattamento, sono state fornite da tempo dalla comunità scientifica internazionale. Purtroppo i fatti dimostrano la fatica di applicare efficacemente queste indicazioni, per l’intrecciarsi di interessi economici e finanziari, per visioni e scelte politiche spesso pavide o ideologiche.
Evidenziamo inoltre come nelle comunità affiori anche la paura, sempre più consistente, dei cambiamenti climatici, che in molti individui, in particolare i più giovani, genera stati ansiogeni – già definiti “ecoansie” dall’American Psychological Association nel 2018 -, con le molteplici conseguenze legate alla sintomatologia ansiosa, mentre in altri individui si esprime attraverso meccanismi di difesa inconsci, che generano una delirante e pertanto difficilmente contrastabile negazione degli eventi o della loro reale portata. Atteggiamento questo, sintetizzabile con espressioni del tipo “d’estate ha sempre fatto caldo” oppure “ha sempre piovuto”. Questo accade proprio per proteggersi dall’angoscia che, pur inconsapevolmente, tali individui provano dinanzi a questi inquietanti mutamenti.
Generare consapevolezza
Per questo riteniamo, che prima ancora di agire il cambiamento, sia necessario ripartire dall’essere umano, dalla sua consapevolezza interiore e quindi da una vera e propria rivoluzione etica, che abbatta le barriere dell’ignoranza, dell’egoismo cieco e iperindividualistico, per ricollegare il singolo all’intero consorzio umano e al vivente. Non si tratta di creare allarmismi, ma di generare una consapevolezza che attivi la volontà concreta di intervento per il cambiamento.
Serve ritornare a un’etica della responsabilità che orienti ad agire, tangibilmente, per uno sviluppo economico sostenibile ed uno stile di vita individuale più sobrio, più accorto e più previdente.
Il tempo a disposizione è sempre minore, pertanto come uomini e donne siamo posti dinanzi ad una sfida fondamentale e inaggirabile per il presente e per l’avvenire del pianeta. Il futuro della Vita dipende fortemente da come decideremo di agire da ora in avanti. Per questo è fondamentale rieducarsi ed educare ad un’etica della responsabilità. Il rinnovato senso etico deve fondarsi sulla previsione degli effetti che le nostre singole e comunitarie azioni potranno avere nell’immediato presente e nel futuro che, anche se non sarà più il nostro, sarà quello dei nostri figli e dei nostri nipoti. È necessario avere in vista il futuro delle generazioni a venire, evitando che si annulli la vivibilità sulla terra a causa di una potenza umana prometeica, scatenata, predatoria, frutto di un delirio di onnipotenza che obbedisce alle logiche di un mercato che, trainato esclusivamente dal profitto, dimentica l’essere umano e con esso l’ambiente del quale non è padrone, ma dovrebbe essere ospite discreto.
Per una civiltà della Vita
Il grido – nostro malgrado ancora inascoltato – si leva dalla natura, ferita dalla noncuranza umana. Il pessimo stato di salute in cui abbiamo ridotto la nostra “casa comune” si configura come un appello, inaggirabile, che viene posto al singolo e all’intera comunità umana. Ciascuno è chiamato ad essere custode avveduto e lungimirante del vivente che fonda nell’oggi la sua possibilità d’esistere domani. Affinché questo accada è necessario scuotersi dalla superficialità e dall’assenza di consapevolezza critica, che ci rendono ciechi e incapaci di anticipare le conseguenze di determinati stili di vita e modalità operative.
Dinanzi al pericolo imminente di annullare la vita è necessario e, allo stato dei fatti improrogabile, unire le migliori risorse e competenze umane per realizzare un nuovo modo di stare al mondo. La sfida è educativa, culturale, etica ed esistenziale, prim’ancora che politica, poiché in palio c’è la vita stessa nella sua fragilità. Nella mai abbastanza considerata enciclica “Laudato si’”, papa Francesco interrogava con indomito coraggio: «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?». L’appello è rivolto a coloro che hanno ruoli politici e incarichi amministrativi, ma anche a ciascun singolo, affinché la coscienza non inaridisca e la ragione non si assopisca.
«Agisci – scriveva Hans Jonas ne “Il principio responsabilità2, riformulando l’imperativo etico kantiano – in modo che gli effetti della tua azione siano compatibili con la permanenza di una vita autenticamente umana sulla terra». Con queste parole il filosofo di origini ebraiche, invitava, già negli anni Settanta del secolo scorso, a ripensare il nostro modo di agire valutando le conseguenze future. La necessità di una simile visione s’impone, nella misura in cui non ci resta che decidere se vogliamo essere una civiltà della Vita, che in essa crede e che ci tiene a consegnarla alle generazioni a venire, oppure se vogliamo essere una civiltà della morte, rinchiusa in un egotismo mortifero che finirà per privare l’avvenire del dono dell’essere.






