“Essere leader significa suscitare entusiasmo e sentimenti positivi nelle persone che ci circondano. Significa saper stimolare, farsi apprezzare, coinvolgere e trascinare. Il dispotismo non serve, la bravura e la competenza non sono sufficienti: la prerogativa della leadership è infatti di natura emozionale”
(D. Goleman, Essere leader, BUR, 2002)
Quando parliamo di leader, pensiamo a persone che ci hanno ispirato o a qualcuno che ha fatto grandi imprese, ma in ogni organizzazione, in ogni realtà associativa o lavorativa che sia, di fatto troviamo persone che agiscono la propria quotidianità da leader e spesso sono quelle che consentono alle organizzazioni di produrre, che il clima sia positivo, che le persone si sentano supportate e valorizzate.
Non stiamo qui parlando di ruoli organizzativi o di posizioni in organigramma; è necessario infatti, distinguere tra leader e manager, ma senza dilungarsi in dissertazioni qui poco utili. Basti dire che non è sufficiente avere il ruolo di “capo” o manager, per mettere in atto comportamenti da leader. «Un buon manager non necessariamente è un buon leader e vale anche il contrario: si può essere dei bravi leader ma dei pessimi capi» (Parolari 2022).
Il leader e i talenti
Certamente ciò che interessa chi sta crescendo nella propria professionalità e che si trova di fatto a contatto con altri, è il fatto che un buon leader è colui che sa far emergere il meglio dalle persone con cui lavora, che sa motivare, che sa far sviluppare talenti anche nascosti.
Facciamo a questo punto una piccola digressione sul significato di talento. Posto che il talento era la moneta, pensiamo alla sua evoluzione semantica, dovuta di fatto alla parabola dei talenti, nella quale i talenti sono simbolo dei doni di Dio affidati agli uomini e alle donne. È l’investimento, l’impiego nello svolgimento della vita che ne sprigiona il valore, che trasforma il peso di sé in potere e libertà.
Vedere il talento significa per noi adulti accompagnare questo processo di investimento: spesso non vogliamo vedere il talento in chi ce l’ha, perché questa consapevolezza indurrebbe a una responsabilità: coltivare e far crescere quel talento, che ha bisogno di cure e attenzioni e quindi di tempo, che qualcuno deve corrispondere.
Il talento non è la cosa speciale che io ho e gli altri non hanno (ottica competitiva), ma è la “moneta”/“il pezzetto di realtà” che mi è stata affidata. Questo è compito del leader, un compito perciò tipico dell’educatore che accompagna l’emergere delle potenzialità.
Per questo, tra l’altro, parlare di leadership nel mondo salesiano ci ricorda che Don Bosco affermava che tutti hanno un talento, la complessità è far si che possa emergere.
«Il percorso per diventare leader non necessita solo di conoscenze, ma affonda le sue radici in uno sviluppo personale più ampio, che mette in discussione il proprio modo di essere, la propria storia, le relazioni spontanee individuali. È un percorso che sfida la consapevolezza di sé e per questo richiede forza interiore» (Bombelli, 2017).
Le caratteristiche di una leadership gentile
Essere leader significa suscitare entusiasmo e sentimenti positivi nelle persone che ci circondano. Significa saper stimolare, farsi apprezzare, coinvolgere e trascinare. Bravura e competenza non bastano, non si parla di tecnica ma di capacità emotiva/emozionale.
La leadership gentile è l’insieme delle abilità di un leader capace di portare un team a raggiungere traguardi realistici.
Il leader gentile aiuta i propri collaboratori a prendere decisioni migliori, più razionali e vincenti, ad acquisire consapevolezza e ad esprimere nuove idee.
Secondo un’indagine condotta a novembre 2020 da InfoJobs, il 65% degli intervistati considera la gentilezza sul lavoro un punto di forza, per il 20% circa è addirittura un elemento imprescindibile. In netta minoranza chi ne evidenzia gli aspetti negativi, identificando la gentilezza come illusione (6,2%), debolezza (1,5%) o una tattica per trarre dei vantaggi (7,4%).
La “Leadership gentile” non tiene conto delle differenze di genere, di età e di ruolo, ma che richiede a tutti, indistintamente, gentilezza: si tratta dunque di un atteggiamento, di un modo di porsi, caratterizzato da apertura agli altri, ascolto attivo, sforzo di comprendere l’altro partendo dalla consapevolezza che ciascuno ha valore. Diviene sempre più centrale il dialogo, come patrimonio comune di crescita e come piattaforma di diffusione e condivisione di conoscenza, non solo teorica, ma anche e soprattutto applicata. Le organizzazioni sono insiemi dialoganti, e funzionano bene solo quando c’è uno scambio costruttivo.
Ma allora, concretamente, come esercitare una Leadership che abbia queste basi? Quali comportamenti allenare?
Sono tanti ormai gli autori che ne parlano, ma soprattutto sono molte le realtà organizzative profit e non profit che hanno compreso come tra le persone che lavorano insieme ci siano tanti leader e perciò che questi vadano riconosciuti e dai quali possono essere tratti molti insegnamenti.
Quali le caratteristiche di un “leader gentile”: essere disponibili, non giudicare ma incoraggiare il lavoro, non imporre i propri metodi, saper ascoltare, essere sinceri, dare fiducia, essere rispettosi, sviluppare spirito di squadra, accogliere le proposte, sviluppare cambiamento, accogliere l’errore come possibile miglioramento, saper delegare, agire ogni giorno i valori del rispetto, dell’accoglienza
Questi accorgimenti si rivelano determinanti per il futuro delle realtà organizzative oggi: l’unico modo per sopravvivere ai mutamenti esterni con successo è imparare ad affrontarli attivamente, cogliendone il potenziale di crescita e trasformazione a livello sia individuale che collettivo.
M.C. BOMBELLI, (2017), Amministrare con sapienza, Guerini
BURLEY – ALLEN, (1983), La direzione assertiva. Come sviluppare le propie capacità di trattare con le persone, Franco Angeli
DOTTA, (2022), Leadership affettiva. Imparare ad essere buoni leader per un futuro sostenibile. La lezione di Alice, la tartaruga senza guscio, Este Libri
D.GOLEMAN (2002), Essere leader, BUR
PAROLARI – M.R. GONZALES CASAS, (2022), Curare la leadership nella Chiesa, Ancora
B. STRANIERO SERGIO- G.STRATTA, (2021), RI-eVOLUZIONE. Il potere della leadership gentile, Franco Angeli






