Il gesto di gettare il corpo di una combattente curda dal terzo piano e di infierire sul cadavere di un’altra combattente uccisa mentre difendeva la propria terra ha nuovamente attirato l’attenzione su una delle questioni più sensibili del conflitto siriano. Tali atti sono stati attribuiti a combattenti appartenenti alle forze governative siriane, alcuni dei quali in passato affiliati al Fronte al-Nusra, classificato a livello internazionale come organizzazione terroristica. Gli episodi hanno provocato un’ampia ondata di condanne e sollevato interrogativi morali e giuridici.
Questi eventi non sono stati casi isolati, ma hanno riportato sotto i riflettori le Unità di Protezione delle Donne (YPJ), la forza militare femminile alla quale appartenevano le due combattenti, emersa in modo significativo durante la guerra contro ISIS. Da qui nasce l’esigenza di offrire una presentazione definitoria e oggettiva di queste forze, che ne chiarisca l’origine, lo status giuridico, la classificazione internazionale, la struttura organizzativa e i principali ruoli militari e umanitari.
La lotta contro il terrorismo
Le Unità di Protezione delle Donne (YPJ) sono una formazione militare femminile curda fondata nel 2013 nel nord e nell’est della Siria. Operano all’interno delle Forze Democratiche Siriane (SDF) e rappresentano una delle esperienze più rilevanti di partecipazione organizzata delle donne ai conflitti armati in Medio Oriente. Pur essendo organizzativamente indipendenti dalle Unità di Protezione del Popolo (YPG), mantengono con esse un coordinamento operativo costante.
Dal punto di vista giuridico internazionale, le YPJ non figurano in alcuna lista di organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti, dell’Unione Europea o delle Nazioni Unite. Nessuna istituzione occidentale ha emesso decisioni ufficiali che le qualifichino come gruppo terroristico. Al contrario, nell’ambito delle Forze Democratiche Siriane, le YPJ hanno partecipato alle operazioni militari sostenute dalla coalizione internazionale contro ISIS, venendo considerate di fatto come forze locali partner nella lotta contro il terrorismo, pur senza un riconoscimento formale come forza armata regolare.
La Turchia mantiene una posizione ostile nei confronti delle YPJ, ritenendole collegate al PKK, classificato come organizzazione terroristica da Ankara. Tuttavia, tale posizione non è stata adottata a livello internazionale né ha portato all’inserimento delle YPJ nelle liste terroristiche occidentali.
La difesa delle donne
Non esistono dati ufficiali precisi sul numero delle combattenti, ma stime indicano che, tra il 2014 e il 2019, esse contavano tra le 5.000 e le 10.000 unità. Le YPJ hanno preso parte a battaglie decisive contro ISIS, tra cui Kobane, Manbij, Raqqa, Tabqa e Deir ez-Zor, contribuendo in modo diretto alla sconfitta territoriale dell’organizzazione nel 2019.
Accanto al ruolo militare, le YPJ hanno avuto un impatto umanitario e sociale rilevante, in particolare nella liberazione di donne detenute e ridotte in schiavitù da ISIS. La maggior parte delle combattenti erano giovani donne che avrebbero potuto seguire percorsi di vita diversi, ma che hanno scelto di difendere la terra, l’umanità e il diritto delle donne a vivere in libertà e dignità.







