«Un legame c’è… Non può essere una coincidenza», deve aver pensato il funzionario del re Erode. Chi è questo personaggio, raccontato dal solo Giovanni (4,43-54), ma rimasto anonimo, benché non fosse sconosciuto? È di certo un pezzo grosso, quest’uomo che da Cafarnao va fino a Cana, dopo essere stato informato che Gesù è lì. È uno che si sposta di una quarantina di chilometri, pur di convincere Gesù a rimettergli in piedi un figlio in fin di vita.
Dapprima il Signore, che non vuole essere scambiato per un mago, reagisce nervosamente («Se non vedete segni e prodigi, voi non credete»); poi, di fronte all’insistenza di un padre disperato, lo congeda rassicurandolo («Va’, tuo figlio vive»). Il funzionario riparte e, mentre è ancora in viaggio, vede i servi venirgli incontro, con la bella notizia del ragazzo sfebbrato. L’uomo, che non ha dimenticato le parole di Gesù, domanda il momento esatto del miglioramento del figlio («un’ora dopo mezzogiorno»), sicuro che non sia stato casuale.
Davanti al dono della vita, limitarsi a dire «Non può essere!», come se fosse un caso, o una botta di fortuna, senza un pensiero per il donatore, è da ingrati: magari si passa la giornata in mille collegamenti… e poi non si riesce a vedere un link tanto semplice.
E pure l’arte è ingrata verso quest’uomo e questo segno, il secondo compiuto a Cana dopo quello del vino, regalato in quantità e qualità ai partecipanti di una festa di nozze. Sarebbe interessante capire perché l’episodio non sia ricordato come merita, pur ammettendo che una guarigione a distanza (chiesta a Cana e avvenuta a Cafarnao) non è facile da mettere in scena. Se non altro, merita un titolo migliore di quello che troviamo nel Vangelo (“In Galilea, guarigione di un bambino”). Un titolo, cioè, che faccia memoria della fede di questo padre. Data l’ora, già si sarebbe potuto scrivere “Il miracolo dell’una”… se non altro per essere precisi. O, meglio ancora, “Un uomo che non scorda i doni di Dio”: titolo che dice, in sostanza, chi è il cristiano.
Peccato non sapere chi sia, quest’uomo che non scorda, nonostante abbia un nome dimenticato dagli evangelisti e un corpo dimenticato da quasi tutti gli artisti. Qualcuno ipotizza che possa essere l’amministratore di Erode, Cuza, la cui moglie Giovanna sarà una delle donne che seguono Gesù (vedi Lc 8,3). Che ci sia un collegamento anche in questo caso?







