«Io per un periodo ho dubitato di me, che fossi un malato di mente sotto certi aspetti, incapace di intendere e di volere, poi ho capito che non ero pazzo, ma non sapevo affrontare situazioni critiche e che il mio agire sbagliato poteva essere cambiato. C’era un’alternativa alla violenza».
A dirlo è un giovane uomo e l’“agire sbagliato” a cui si riferisce è la violenza che ha riversato su una donna. Quell’uomo oggi frequenta un CUAV, cioè un Centro per Uomini Violenti o Maltrattanti e sta imparando a riconoscere il problema dentro di sé e ad affrontarlo.
È una delle testimonianze riportate nel libro “Uomini contro le donne. Uscire dalla violenza” di Roberta Gisotti (Erf edizioni, 2025). Dove il sottotitolo (“Uscire dalla violenza”) conta tanto quanto il titolo (“Uomini contro le donne”). Perché Gisotti inizia analizzando i dati dei femminicidi e della violenza di genere (secondo l’Istat, 7 milioni di donne in Italia hanno subito qualche forma di violenza: fisica, sessuale o psichica) e ne evidenzia le radici culturali, che affondano nella cultura patriarcale. Motivo per cui le non poche iniziative che nello scorrere degli anni sono state prese anche nel nostro Paese, non sono state fino ad ora risolutive nel contrastare il fenomeno: l’adesione alla convenzione europea di Istanbul nel 2013, il Piano d’Azione straordinario del 2015 e poi i Piani Strategici del 2017-10 e 2021-23, la Commissione parlamentare sul femminicidio del 2017, la Cabina di Regia interistituzionale e l’Osservatorio sul Fenomeno della Violenza contro le Donne presso il Dipartimento Pari Opportunità della presidenza del Consiglio nel 2022, il “Manifesto di Venezia” contro la narrazione tossica che i media troppo spesso propongono, e soprattutto il Codice Rosso varato dal Parlamento nel 2019. E poi le leggi per aumentare le sanzioni, per sostenere le vittime e i Centri antiviolenza e, infine, il Disegno di Legge approvato il 7 marzo 2015 che introduce il reato di femminicidio come reato autonomo.
Proposte per uscirne
Come mai tutto questo non basta, per sradicare il fenomeno? Il motivo sta proprio nel fatto che la violenza di genere non è un’emergenza improvvisa o un raptus di follia individuale, ma il prodotto di una cultura patriarcale ancora profondamente radicata. Per “uscire dalla violenza” è dunque necessario riempire il vuoto educativo, che vuol dire educare all’affettività e al rispetto sin dall’infanzia, anche scardinando gli stereotipi di genere.
E poi, bisogna lavorare anche sugli uomini maltrattanti. A differenza di molti altri saggi sul tema, Roberta Gisotti ha infatti scelto di spostare lo sguardo anche sui carnefici. Il libro, infatti, non si limita a documentare la tragedia delle vittime, ma analizza il fenomeno della violenza di genere dalla prospettiva maschile, per indagare le radici psicologiche del comportamento violento. In fondo, se sono gli uomini ad essere violenti, non ha senso lasciarli fuori dalle strategie di prevenzione.
È un approccio, questo, che molte femministe contestano, perché temono che possa portare a giustificare i colpevoli, cosa che già i media troppo spesso fanno. «Non si può parlare della sofferenza dell’uomo senza essere accusati di voler sminuire la sofferenza della donna. Ma se io non riconosco e accolgo la sofferenza di entrambi non posso dare ad ognuno l’opportunità di uscirne», spiega nel libro Andrea Bernetti, psicologo e psicoterapeuta, fondatore a Roma di un Centro di Ascolto per Uomini Maltrattanti. È di qui che passa la prevenzione di altre violenze: attraverso la proposta di percorsi che aiutino oltre uomini maltrattanti – o potenzialmente tali – ad affrontare il loro problema.
Per questo l’autrice raccoglie le testimonianze di esperti e operatori dei CUAV e anche quelle di uomini che, grazie a questi centri, hanno potuto fare un percorso di consapevolezza e iniziare una vita più serena. E, leggendole, ci si convince che sì, i CUAV sono utili. E che sarebbe opportuno sviluppare la loro rete parallelamente a quella – comunque indispensabile – dei Centri Antiviolenza che si occupano delle donne vittime.







