Oltre la “Positività Tossica” della cultura contemporanea: l’Ottimismo Tragico come risposta all’indifferenza

Nella nostra società viviamo il rischio che la ricerca del piacere diventi una specie di anestesia sociale. Dobbiamo invece imparare ad affrontare la "triade Tragica": il dolore, la colpa e la morte

Nella cultura contemporanea, la felicità sembra essere transitata da aspirazione esistenziale a obbligo prestazionale. Attraverso una narrazione pervasiva, che attraversa i media e la saggistica di consumo, si è imposto il paradigma del “pensiero positivo” a ogni costo: un modello che dipinge il benessere come una responsabilità individuale e il disagio come un fallimento della volontà. Tuttavia, dietro questa facciata di ottimismo forzato, si nasconde un’insidia antropologica: il rischio che la ricerca del piacere diventi un’anestesia sociale, trasformando l’indifferenza in una “competenza” necessaria per non essere interpellati dalle ferite della realtà.

La deriva del “Peace-making” e il Codice Materno

L’analisi delle attuali dinamiche educative e di cura evidenzia una preoccupante scivolata verso quello che può essere definito un codice materno esclusivo. Si tratta dell’approccio del Peace-maker: una figura di educatore o terapeuta che mira alla pacificazione sistematica, alla rassicurazione incondizionata e alla rimozione di ogni ostacolo o conflitto dal percorso di crescita delle nuove generazioni.

Se l’accoglienza e la protezione sono funzioni fondamentali, la loro egemonia produce quella che Edgar Morin definisce “femminizzazione della società”. Non si tratta di una questione di genere, ma della prevalenza di una “società-chioccia” – quella del genitore “spazzaneve” o “elicottero”, ansioso e iper-protettivo – che scherma l’individuo da ogni urto esistenziale. In questa serra iper-protettiva, l’identità tende a liquefarsi: senza l’impatto con il limite e senza la dialettica del conflitto, l’essere umano rischia di rimanere intrappolato in un narcisismo che confonde la pace con la stasi e la felicità con l’assenza di tensione.

La Funzione del “Pace-maker” e il Codice Paterno

Per contrastare questa stasi esistenziale, appare necessario recuperare la funzione del Pace-maker, originariamente intuita da Viktor Frankl, fondatore dell’approccio denominato Logoterapia e Analisi esistenziale. A differenza del pacificatore, il Pace-maker opera in modalità “battistrada”, secondo un codice paterno: non punta a sedare il battito, la tensione, ma a darle ritmo e direzione. Tale figura del “battistrada” non esenta dalla fatica, ma la rende significativa.

In un’epoca segnata da quella che Jacques Lacan chiamava “l’evaporazione del padre” – ovvero il crollo della funzione simbolica che orienta verso la legge e la responsabilità – il recupero di questa dimensione appare urgente. Il codice paterno introduce una “tensione sana” (noodinamica), ricordando che l’uomo non ha bisogno di un equilibrio privo di stimoli (omeostasi), ma della lotta per un fine degno di essere perseguito. Essere un “battistrada” significa dunque sfidare l’individuo a uscire dal guscio dell’autocentratura e di una mera ed egocentrata autorealizzazione per approdare all’autotrascendenza.

L’Ottimismo Tragico: ovvero, il Realismo della Speranza

La proposta dell’ottimismo tragico si pone come l’alternativa più solida e scientificamente onesta all’ingenuità del pensiero positivo. Mentre quest’ultimo suggerisce di negare la negatività, l’ottimismo tragico riconosce la presenza ineliminabile della cosiddetta “Triade Tragica”: il dolore, la colpa e la morte.

È una visione “tragica” perché non edulcora la realtà, ma è “ottimista” perché presuppone che l’essere umano possieda la capacità noetica di prendere posizione di fronte al destino. L’ottimismo tragico insegna che la dignità umana non risiede nell’evitamento della sofferenza, ma nella capacità di trasformare una tragedia in una prestazione umana, trovando un senso anche laddove la logica del piacere fallisce.

Una sfida per la Clinica e l’Educazione

Questa prospettiva interroga profondamente i nuovi scenari della società liquida, dalla fragilità dei legami di coppia alla mediazione tecnologica dell’Intelligenza Artificiale. Se la società spinge verso un’indifferenza “competente” per proteggersi dal dolore, la Logoterapia e Analisi esistenziale richiama alla necessità di una “maieutica della responsabilità”.

Credere ancora nella possibilità del legame e dell’educazione significa dunque rinunciare alla “pace” dell’anestesia per accettare il “ritmo” della vita autentica. Solo attraverso il recupero di una funzione paterna liberante — capace di indicare orizzonti di valore oltre il benessere immediato — sarà possibile per l’uomo contemporaneo riscoprirsi non come spettatore del proprio disagio, ma come protagonista attivo nella ricerca di un significato.

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