– Colletta! Si raccolgono spicci, non siate tirchi! – strillava Ennio, anni 75, sotto i portici di via Po. Alcuni senzatetto tirarono fuori qualche moneta, altri si rigirarono nelle coperte ignorandolo, un cane lo fissò senza capire.
– Spilorci, non vi invito! – rispose a chi lo ignorava. – Domenica mi sposo, lasciate una moneta che facciamo una bella festa tutti insieme. Ex operaio Fiat lui, finito in strada a sessant’anni dopo un divorzio duro che gli aveva consumato ogni risparmio. Ex sessantottina lei, che per tutta la vita si era sacrificata per crescere quegli ingrati dei suoi figli che al primo acciacco le avevano prenotato la casa di riposo vendendole tutto. Quando scelse la strada invece che l’ospizio Lucia, sentì di rincominciare a respirare. Quando Ennio, il cui unico interesse negli ultimi dieci anni era stato la bottiglia, la vide si dimenticò di comprare da bere e rubò un mazzo di fiori a un funerale. Chi l’avrebbe mai detto che per trovare il vero amore si dovesse finire in strada, lì dove la miseria dei soldi lasciava lo spazio alla ricchezza dei sentimenti?
Si amarono follemente, senza risparmiarsi, condividendo la coperta troppo corta, raccontandosi la vita, cucendosi a vicenda le ferite. Solo il tempo era nemico ormai: la strada dà, ma in cambio ti mangia la salute e ora che non erano più giovani volevano esaudire un ultimo sogno: sposarsi.
La festa durò due giorni, iniziò timidamente, con le poche cose che riuscirono a comprare, ma continuò quando gli abitanti del quartiere iniziarono a portare cibo dalle case e si fece festa grande quando i passanti, incuriositi, parteciparono anche loro. Finirono persino sul giornale quando la polizia dovette disperdere la folla e interrompere i festeggiamenti, ma loro ci risero sopra perché la gente di strada ha il cuore grande, sempre pronto all’avventura.









