In un fine settimana sportivo ricco di eventi prestigiosi, dalla conquista di titolo e numero 1 del ranking da parte di Jannik Sinner a Montecarlo, alla Parigi-Roubiax e alla Serie A, in Germania è arrivata una decisione destinata a fare la storia del calcio a livello globale: Marie-Louise Eta è stata nominata allenatrice dell’Union Berlino.
La prima allenatrice dei Top campionati europei
Siamo di fronte ad un evento unico, in quanto si tratta della prima donna a guidare una squadra maschile nei cinque campionati europei. La squadra in questione è l’Union Berlino, undicesimo in Bundesliga, ha scelto Eta come succeditrice dell’esonerato Baumgart a causa delle sole 2 vittorie nelle ultime 14 partite. La società è intervenuta per invertire il trend negativo e allontanarsi dalla zona retrocessione, distante appena sette punti.
Il cambio in panchina in queste condizioni è una dinamica tipica del calcio, ma la scelta del club tedesco ha un valore storico. Marie-Louise Eta non è un volto nuovo per l’Union Berlino, in quanto già nel 2023 era stata vice-allenatrice della squadra maschile. La società ha optato quindi per una professionista che conoscesse già ambiente e giocatori, una scelta che appare logica e sensata per una figura che sia impattante nel breve periodo.
Nonostante ciò, la notizia è rimbalzata su tutti i media, concentrati più sul genere che sulle competenze della professionista. Eppure, Eta è considerata tra le tecniche più promettenti del panorama tedesco. Nel suo recente passato ha già guidato la nazionale under 19 maschile ed è nota in Germania per aver sviluppato un sistema di allenamento da remoto così innovativo da essere stato adottato da diversi club.
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Parità di genere nello sport: i numeri del 2025
La risonanza di tale notizia evidenzia quanto la parità di genere nello sport sia ancora lontana. Le “prime volte” rappresentano sempre degli eventi unici, soprattutto in questo caso perché vi è l’eccezionalità di una donna in un ruolo di comando nel calcio, storicamente coperti da figure esclusivamente maschili.
Secondo il report Ricerca Sport e Parità di genere del 2025, in Italia le donne rappresentano il 34,8% dei lavoratori sportivi, ma solo l’11% sono arbitri e appena il 7,7% risultano allenatrici a livello nazionale. Se si contano i club professionistici il dato poi crolla: su 357 allenatori appena 11 sono donne (3,1%), e solo in squadre femminili.
Tra i vari dati, vi è quello della pallavolo che rappresenta un paradosso. In uno sport praticato in maggioranza da donne, non vi è alcuna allenatrice alla guida di club professionistici. Tutti questi numeri mostrano come la disparità di genere sia omogenea in tutte le discipline di squadra e come il divario sia ancora ampio anche nella categoria femminile.
Un sistema dominato ai vertici ancora dagli uomini
Prima di Marie-Louise Eta, l’unico precedente rilevante in Italia è quello di Carolina Morace, alla guida della Viterbese, squadra maschile della Serie C1, terza serie italiana. Il club guidato da Luciano Gaucci, patron famoso per le scelte imprevedibili (tra le quali il tesseramento del figlio del leader libico Gheddafi), mise sotto contratto la Morace nonostante le resistenze del sistema calcio. L’esperienza dell’allenatrice durò appena due partite, a seguito delle quali si dimise dall’incarico per le tensioni con la presidenza.
Se nel mondo calcistico maschile la Morace rappresenta l’unica eccezione, un ampio divario persiste anche nel calcio femminile. In Serie A Women, 11 squadre su 12 sono allenate da uomini, con l’unica eccezione di Suzanne Bakker al Milan. Un netto peggioramento rispetto al passato se si considera che nella stagione 2021-22, la presenza di allenatrici era del 25%.
Paradossalmente, il passaggio del calcio femminile da realtà dilettante a professionistica ha aumentato le barriere anziché ridurle: l’aumento di risorse e introiti è coinciso con criteri più rigidi per l’accesso ai ruoli di comando, con effetti che hanno penalizzato il genere femminile nel ruolo di guida tecnica. Quando si arriva ai vertici nel calcio, oggi una donna è ancora costretta a giustificare la sua presenza in ruoli considerati “maschili” per convenzione.
Quale impatto può avere questa nomina per il futuro?
La nomina di Marie-Louise Eta è impattante e può rappresentare un punto di svolta per il mondo del calcio, ma ci ricorda quanto la strada per raggiungere la parità di genere a livello sportivo, soprattutto nei ruoli di comando, sia ancora irta di ostacoli. Molto dipenderà dalla narrazione alla quale sarà sottoposta: la sua esperienza sarà osservata con doppia attenzione rispetto agli innumerevoli colleghi uomini e ogni suo risultato rischia di essere interpretato in chiave di genere, attribuendo le difficoltà al fatto che sia una donna piuttosto che al contesto sportivo.
La presenza femminile attira ancora troppi pregiudizi da parte di un mondo sportivo (e calcistico) prevalentemente coperto da uomini nei ruoli di vertice. L’obiettivo per il futuro è la normalizzazione di un sistema in cui le scelte e le decisioni non facciano notizia per il genere, quanto per il merito. Solo allora la nomina di un’allenatrice in una squadra maschile non produrrà tutta questa risonanza, trasformandosi in prassi.
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