29 Ago 2026

Pizzaballa a Pavia. Il Cardinale che porta sulle spalle l’inquietudine della Terra Santa

Non un semplice diario di una visita. Ma un incontro memorabile per chi lo ha vissuto: un ritratto del cardinale, del pastore, dell'uomo, che con poche parole e una grande capacità di ascolto, lascia un segno indelebile

foto: Vincent Massoud Mohamed

Non è facile essere oggi Patriarca latino di Gerusalemme. Non è facile essere pastore di una terra nella quale religione, politica, guerra e storia si incontrano e spesso si scontrano, mentre a te viene chiesto di continuare a parlare di amore, dialogo e pace proprio quando intorno prevalgono le armi.

È questa una delle impressioni più profonde che porto con me dopo aver accompagnato alcuni momenti della visita a Pavia del cardinale Pierbattista Pizzaballa.

Anche più di un cardinale

Francescano, nato in Italia nel 1965, Pizzaballa ha dedicato gran parte della sua vita alla Terra Santa. È stato Custode di Terra Santa, è Patriarca latino di Gerusalemme dal 2020 e nel 2023 papa Francesco lo ha creato cardinale. Conosce quella terra non attraverso i dossier diplomatici o le immagini televisive, ma attraverso decenni trascorsi tra le sue comunità, le sue ferite, le sue speranze e le sue contraddizioni.

Quando parla di Palestina e Israele, dunque, non parla da osservatore esterno. Parla da pastore.

E oggi quel pastore porta un peso enorme. Tra politica, guerra e responsabilità pastorale

La posizione di Pizzaballa richiede una pazienza straordinaria e una diplomazia altrettanto straordinaria. Il suo ministero si svolge dentro una realtà nella quale s’incrociano le politiche di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, Hamas, un’Autorità Palestinese sempre più debole e una guerra che ha lasciato Gaza davanti a una devastante tragedia umanitaria.

Da Custode a Pastore, di corpi e anime

In passato si poteva pensare che una delle principali preoccupazioni del Patriarca fosse preservare la presenza cristiana in Terra Santa, una presenza antichissima e allo stesso tempo sempre più fragile. Oggi non basta più.

Come un buon pastore, Pizzaballa si è trovato a portare anche le conseguenze di una guerra sulla quale nessuno gli ha chiesto un parere. Le conseguenze, però, sono arrivate anche alla sua porta: sfollati, famiglie distrutte, persone ferite, affamate, impaurite, comunità che cercano protezione e una popolazione civile che paga un prezzo enorme.

Il pastore non può domandare a chi soffre quale sia la sua religione prima di tendergli la mano.

Forse proprio qui si trova la grande difficoltà della sua missione: dire la verità senza chiudere le porte; difendere la dignità dell’uomo senza trasformarsi in un attore politico; parlare ai palestinesi e agli israeliani; denunciare la sofferenza senza rinunciare alla possibilità del dialogo.

Davanti a me un cardinale profondo, che non ha bisogno di molte parole

Parla poco, ascolta molto. Ma proprio per questo, quando parla, bisogna ascoltare attentamente. Talvolta bisogna anche leggere tra le righe. Ho percepito la sua preoccupazione. Ed è una preoccupazione comprensibile. Quando una persona che occupa una posizione così delicata si fida di te e parla liberamente, quella fiducia diventa anche una responsabilità per chi ascolta e per chi scrive.

Per questo esercito volontariamente un limite sulle parole che posso pubblicare. Non per nascondere la verità, ma per rispettare la fiducia. Non tutto ciò che si ascolta appartiene automaticamente a chi scrive, e non tutto ciò che viene detto in un incontro privato deve diventare una notizia. Ci sono parole che appartengono alla cronaca. E altre che appartengono alla coscienza.

Pavia accoglie il Patriarca con il cuore e le istituzioni

Pavia ha accolto Pizzaballa con le sue istituzioni, i suoi rappresentanti politici, il clero, la Chiesa e tanti cittadini. Tutti erano lì per accoglierlo, pregare con lui e manifestargli vicinanza nel difficile compito che porta avanti. Un ruolo particolare in questa visita appartiene a mons. Corrado Sanguineti, Vescovo di Pavia, che ha accolto il Cardinale nella sua diocesi in occasione della solennità di Sant’Agostino.

Tra i due si percepiscono stima, fraternità e vicinanza ecclesiale. Mons. Sanguineti considera importante accompagnare e sostenere, con la preghiera, l’amicizia e la presenza, il grande lavoro che Pizzaballa svolge in Terra Santa. E forse questo è stato uno dei significati più belli della visita: ricordare a chi porta un peso enorme che non deve necessariamente portarlo da solo.

Sant’Agostino e la Chiesa dell’uomo

Non poteva esserci luogo più significativo di Pavia per questa riflessione. Nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro sono custodite le spoglie di Sant’Agostino, uno dei più grandi Padri della Chiesa e una delle figure che hanno segnato più profondamente il pensiero cristiano e occidentale.

Agostino, autore delle Confessioni e della Città di Dio, ha trasformato la ricerca della verità anche in un viaggio dentro l’uomo.

Il suo celebre cuore inquieto non è semplicemente il cuore di un uomo tormentato: è il cuore dell’essere umano che cerca un significato, che cerca la verità e che non trova pienamente pace finché non trova Dio. Pizzaballa ha parlato di Agostino e ha spiegato il significato della spiritualità agostiniana. Da lì il suo discorso è arrivato all’uomo e alla missione stessa della Chiesa.

La sua chiamata a essere una Chiesa dell’uomo

Una Chiesa, cioè, che non si chiude dentro se stessa, ma incontra l’uomo dove egli vive: nelle sue domande, nelle sue paure, nelle sue ferite, nella sua solitudine e nella sua speranza.

Forse esiste anche un filo invisibile che unisce Agostino a Pizzaballa: l’inquietudine. Ma non l’inquietudine che paralizza. L’inquietudine che obbliga a cercare. A cercare l’uomo, la verità e, soprattutto in questi tempi, la pace. Un peso sotto il quale potrebbero piegarsi le montagne

Guardando Pizzaballa, ho pensato più volte al peso che porta sulle spalle. È un peso sotto il quale potrebbero piegarsi le montagne. Eppure continua ad avanzare con calma, attraverso il lavoro e la preghiera, con quella fiducia che nasce dalla fede. Sa che le sue possibilità umane hanno dei limiti, ma crede anche che Dio non lo lascerà solo.

La preghiera, in questo senso, non mi è sembrata una fuga dalla realtà. Al contrario: sembra essere ciò che gli permette di entrare ogni giorno dentro una realtà terribilmente difficile senza diventarne prigioniero.

A cena, il Medio Oriente intorno a un tavolo

Alla cena organizzata in suo onore erano presenti rappresentanti politici e istituzionali, uomini di Chiesa e personalità di Pavia. E, inevitabilmente, intorno a quella tavola è arrivato anche il Medio Oriente. Pizzaballa ha parlato della Palestina e di Israele, del difficile rapporto tra i due popoli, della guerra e della necessità della pace. Ha parlato di amore proprio mentre la Terra Santa vive uno dei suoi momenti più dolorosi. Ha detto molto sulla Palestina e sulla sua gente.

D’altra parte, il cardinale Pizzaballa è il pastore di quella terra e conosce le persone che oggi pagano direttamente il prezzo della guerra. Era preoccupato. Questo posso dirlo. Il resto, forse, un giorno potrò raccontarlo.

Perché esiste una vecchia regola che il giornalismo dovrebbe qualche volta ricordare: le conversazioni affidate alla fiducia rimangono affidate alla fiducia. Una colazione che attraversa tutto il Medio Oriente.

Il finale della visita, per me, è stato forse il momento più personale. Una conversazione mattutina intorno alla tavola, che avrebbe dovuto accompagnare la colazione. Confesso che, con la quantità delle mie domande, ho quasi privato Sua Eminenza della sua colazione. Ma come si può avere davanti il Patriarca latino di Gerusalemme, in questo momento della storia, e non fare domande? La conversazione è partita dalla Palestina.

Poi il tavolo si è trasformato quasi in una carta geografica del Medio Oriente. Siamo passati al Libano, al suo Presidente e a Hezbollah. Poi alla Siria, all’Iran e all’Iraq. Abbiamo parlato dell’islam politico, dei cambiamenti che attraversano la regione e del futuro della presenza cristiana in Medio Oriente.

Ho chiesto. Ha ascoltato. Ha risposto. Ha detto ciò che ha detto.

Alcune cose possono essere scritte. Altre devono restare affidate alla memoria e alla fiducia.

Il compito più difficile affidato oggi al cardinal Pizzaballa

Sono uscito da questi incontri ancora più convinto che i veri uomini di Chiesa non vivano fuori dalla politica, dalla società o dalla storia. Vivono dentro tutto questo, ma cercano di non diventarne prigionieri.

Pizzaballa non possiede un esercito. Non governa uno Stato. Non può fermare una guerra firmando un decreto. Non può imporre la pace a Netanyahu, a Hamas, ai palestinesi, agli israeliani o alle grandi potenze. Ma possiede qualcosa che durante una guerra può diventare persino più raro del potere: la possibilità di mantenere aperta una porta quando tutti gli altri sembrano volerla chiudere.

Forse è questo il compito più difficile affidato oggi a Pierbattista Pizzaballa. Portare sulle proprie spalle l’inquietudine della Terra Santa senza lasciare che quell’inquietudine distrugga la speranza. E quando quel peso diventa più grande delle forze dell’uomo, sollevarlo un poco con la preghiera, affidarlo a Dio… e continuare a camminare.

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