14 Ott 2026

Winnie the Pooh compie cent’anni. E il mondo può aspettare

Ci sono personaggi che ci accompagnano da bambini e che, crescendo, impariamo a guardare con occhi diversi. Winnie the Pooh è uno di loro: un compagno di avventure e, a cento anni dalla sua nascita letteraria, un piccolo invito a guardare il mondo con un po’ meno fretta e un po' più meraviglia

«Se mai ci sarà un domani in cui non saremo insieme, c’è una cosa che devi assolutamente ricordare. Tu sei più coraggioso di quello credi, più forte di quello che sembri e più intelligente di quello che pensi. Ma la cosa più importante è che, anche se siamo lontani, io sarò sempre con te».

–Winnie The Pooh alla ricerca di Christopher Robin, 1997

Ricordo che quando ero bambina non capivo cosa intendesse Christopher Robin quando diceva a Pooh che non sarebbero stati insieme per sempre. Mi chiedevo dove sarebbe potuto andare. Adesso che sono più grande invece, mi rendo finalmente conto del significato di quella scena: lui sapeva che il tempo del gioco e dell’immaginazione, del “non fare niente”, quel tempo prezioso dell’infanzia in cui tutto sembra magico e meraviglioso, non poteva essere eterno.

Un bosco in cui c’è posto per tutti

La prima storia di Winnie The Pooh è stata pubblicata esattamente cent’anni fa. Penso che la sua forza e la sua longevità stia proprio nel riuscire a parlare a più generazioni contemporaneamente. I più piccoli si divertono a vedere le avventure quotidiane di un orsetto un po’ tonto e goloso e del suo gruppo di amici buffi; noi adulti invece, ci commuoviamo davanti a una storia in cui ogni personaggio è autenticamente sé stesso, con le proprie stranezze e peculiarità, e viene accettato così com’è. Al Bosco dei Cento Acri c’è posto per tutti: Pimpi può avere paura senza essere giudicato, Ih-Oh abbraccia la sua malinconia senza sentirsi un peso per gli altri, a Tigro è concesso sfogare la sua incredibile energia saltellando qua e là, e così via. Nessuno di loro deve farsi più piccolo per guadagnarsi l’amore degli altri.

L’arte dimenticata del “non fare niente”

«Christopher Robin, cos’è che vuol dire esattamente, non fare niente?»

«Beh, mi hanno detto che vuol dire andare a zonzo, ascoltare tutte le cose che non puoi sentire, e naturalmente…non annoiarsi!»

Winnie The Pooh ricorda a noi “adulti in prova” che siamo abbastanza forti, abbastanza coraggiosi, abbastanza intelligenti. Che a volte è importante fermarsi e respirare. Quand’è l’ultima volta che abbiamo passato una giornata a “non fare niente”? E non intendo scrollare tra infinite informazioni e infiniti reels di Instagram. E nemmeno rilassarsi apparentemente, mentre dentro stiamo solo pensando a quante cose potremmo o dovremmo fare, e al tempo che stiamo sprecando. Forse stiamo diventando un po’ come il Christopher Robin del live action del 2018, Ritorno al Bosco dei Cento Acri, che preso dal lavoro e dalla vita frenetica di tutti i giorni ha perso di vista le cose importanti, che a volte sono anche le più semplici.

Cent’anni e non sentirli

Un secolo dell’orsetto di goloso di miele e di storie che ci hanno teso la mano, dal primo libro del 1926 scritto da A.A. Milne e illustrato da E.H. Shepard fino agli adattamenti Disney dal 1977 in poi. Tra classici d’animazione, film minori ma estremamente commoventi come Pimpi piccolo grande eroe e T come Tigro, e persino una serie tv di quattro stagioni del 1988, Winnie The Pooh è riuscito a rimanere un evergreen attraverso i decenni. La società è cambiata, e con lei i valori e le abitudini, ma il Bosco dei Cento Acri è rimasto deliziosamente fermo, come cristallizzato nella sua magia che sa ancora come parlarci ed emozionarci.

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