L’ex presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, è tornato prepotentemente sulla scena del conflitto, assumendo la guida di una nuova coalizione politico-militare che comprende il movimento ribelle AFC/M23 e sfida apertamente il presidente Félix Tshisekedi. La creazione del Fronte per la rifondazione della nazione (FRN) segna una nuova escalation nella rivalità tra i due leader e solleva interrogativi urgenti sugli equilibri di potere e sulle prospettive di pace nella RDC.
Il movimento è stato annunciato a Goma, nell’est del Congo, città strategica sotto il controllo dell’M23 dal gennaio 2025. Dopo un lungo periodo caratterizzato da rare apparizioni pubbliche, l’ex capo di Stato ha firmato il documento fondativo della coalizione nella propria residenza. Alla guida del nuovo movimento, è affiancato da altre tre figure di primo piano: Corneille Nangaa, coordinatore dell’Alleanza del fiume Congo (AFC); Bertrand Bisimwa, ex presidente dell’M23; e il generale Sultani Makenga, capo di stato maggiore dell’esercito rivoluzionario congolese.
Una coalizione politico-militare
Il Fronte per la rifondazione della nazione (FRN) dichiara di voler unire e coordinare le forze contrarie all’attuale governo e porre fine a quella che definisce la tirannia nella RDC. I suoi leader hanno affermato di essere pronti a raggiungere gli obiettivi prefissati con ogni mezzo necessario, compreso il ricorso alla forza.
L’annuncio segnala il passaggio dall’opposizione politica a uno scontro apertamente dichiarato con il governo di Tshisekedi. Secondo l’esperto di conflitti Ivon Muya, «l’ex presidente sembra ritenere che le vie politiche e diplomatiche per risolvere le sue divergenze con Kinshasa siano ormai esaurite». La nascita della coalizione solleva inoltre interrogativi sulla possibilità che il conflitto nell’est del Congo si stia trasformando in una più ampia lotta per il potere politico a livello nazionale.
Una rivalità sempre più profonda
Joseph Kabila ha governato la RDC dal 2001 al 2019, succedendo al padre, Laurent-Désiré Kabila, assassinato nel gennaio 2001. Ha lasciato la presidenza dopo le elezioni del 2018, che hanno portato al potere Félix Tshisekedi.
Inizialmente alleati, i due leader hanno visto deteriorarsi progressivamente i loro rapporti, fino al crollo della coalizione politica nel dicembre 2020. Da allora, l’ex presidente ha ripetutamente accusato l’amministrazione Tshisekedi di corruzione, cattiva governance e gestione inefficiente delle risorse nazionali. Recentemente ha sostenuto che la RDC non funzionasse più come una repubblica, ma fosse governata secondo la volontà del capo dello Stato.
Le autorità congolesi accusano da tempo Tshisekedi di sostenere la ribellione dell’M23. L’anno scorso, un tribunale militare lo ha condannato a morte in contumacia per accuse che includono tradimento e complicità nella ribellione. L’interessato ha respinto le imputazioni, definendo il procedimento giudiziario politicamente motivato. La nuova alleanza lo colloca ora apertamente al fianco di figure associate all’insurrezione.
L’annuncio ha suscitato forti reazioni anche all’interno della classe politica congolese. Trésor Mutiki, deputato nazionale e sostenitore di Tshisekedi, lo ha accusato di «tradire il popolo congolese e di imbracciare le armi contro il proprio Paese».
L’est del Congo di fronte a nuove incertezze
La coalizione nasce in un contesto di conflitto che devasta l’est del Congo da oltre tre decenni. Più di 100 gruppi armati operano nelle province orientali, dove la violenza è alimentata dalle rivalità politiche e dalla competizione per il controllo delle immense risorse minerarie.
Le ripetute iniziative diplomatiche e gli accordi di cessate il fuoco non sono riusciti a garantire una pace duratura. Mentre i combattimenti proseguono e i negoziati restano in corso, la creazione del FRN alimenta i timori di un’ulteriore escalation militare e di un peggioramento della crisi umanitaria.
L’esperto di conflitti Ivon Muya avverte che «i civili potrebbero affrontare sofferenze ancora maggiori se la coalizione intensificasse i combattimenti. Milioni di persone nella regione hanno già sopportato anni di insicurezza, sfollamenti e violenze. L’esperienza politica dell’ex presidente e le sue reti di relazioni potrebbero conferire al movimento un’influenza che va oltre il campo di battaglia. Resta tuttavia incerto in quale misura i suoi ex alleati decideranno di sostenerlo».
Quale futuro per la RDC?
L’emergere del FRN pone il governo di Tshisekedi di fronte a un’ulteriore sfida, in un momento caratterizzato da crescenti tensioni politiche interne sulle possibili modifiche costituzionali e sui limiti dei mandati presidenziali. La nuova alleanza potrebbe inoltre complicare gli sforzi dei mediatori regionali e internazionali impegnati a negoziare una soluzione politica del conflitto. La questione centrale è se questa iniziativa aprirà nuove possibilità di negoziato oppure approfondirà lo scontro, compromettendo ulteriormente gli sforzi per la pace.
Per i civili dell’est del Congo, la priorità resta porre fine a un conflitto che ha provocato decenni di sofferenze. Mentre i leader politici consolidano le rispettive posizioni, il futuro del Paese potrebbe dipendere dalla loro scelta tra lo scontro e il dialogo.
«Ne jamais trahir le Congo» – «Non tradire mai il Congo». Uno slogan divenuto parte dell’eredità politica di Laurent-Désiré Kabila. Oggi, il ritorno del figlio Joseph alla guida del Fronte per la rifondazione della nazione (FRN), una coalizione che comprende i ribelli dell’AFC/M23, riporta questa frase al centro del dibattito sulla sovranità e sul futuro della Repubblica Democratica del Congo.





