Sto imparando che, quando ascolto una canzone, devo saper spiegare ciò che dico e devo saper dire le cose come vanno dette, nel mio stile. E quindi.
A Sanremo 2026 abbiamo ascoltato canzoni scadenti, con un presentatore che, dopo lo scorso anno, fallisce per la seconda volta una direzione artistica goffa e malconcia. Pervade sì l’arte, ma quella della noia, con una qualità generale dei brani davvero poco più che mediocre. Il tentativo di riportare “al centro” la canzone non avviene limitando l’utilizzo dell’autotune in gara, se poi bisogna accontentare necessariamente gli editori che pretendono gli incassi a seguito dei loro investimenti (qui come funziona Sanremo).
Ma veniamo alle canzoni:
Arisa – Magica Favola La mente traballa (spesso), la voce non traballa (mai). Arisa imposta bene l’azione, ma con i suoi dribbling tecnici rischia di perdere palla a centrocampo; e infatti la faccenda si complica dal secondo ritornello in poi. Il talento copre una canzone che già di per sé sembra scritta nell’aprile del ’45. Addirittura il brano modula, per ben due volte, proprio come nel ’45 che è comunque una roba per pochi. Adeguato il Kairos, ma carente il Kronos.
Patty Pravo – Opera Una ballad ad una velocità di 51 bpm. Opera.
J-Ax – Italian Starter Pack Una canzone di protesta che non protesta, una penna che non scrive, un coltello che non taglia. Un miscuglio di tutto e di niente. Il contrappasso del comunista con il Rolex si fa carne.
Eddie Brock – Avvoltoi La musica dal vivo è una cosa, TikTok è un’altra. Il brano c’è, l’intonazione la stiamo ancora cercando. Pochi sono i meriti artistici che lo portano su quel palco. Urla, urla, urla, in un tipico atteggiamento di chi non ha il controllo della propria competenza vocale. Imbarazza la spavalderia con cui si esibisce, normalizzando una performance che meriterebbe l’oblio. La canzone, però, si regge in piedi. Occhio.
Mara Sattei – Le cose che non sai di me Artista completamente sopravvalutata, sulla quale l’industria musicale continua imperterrita a scommettere, per ragioni che a noi ascoltatori terrestri restano ignote. Non comprendo, davvero in onestà, le logiche di questo accanimento artistico: è evidente che devo studiare di più. Viene ospitata nei live e, a volte, risulta poco intonata (per usare un eufemismo). Ha aperto il concerto dei Coldplay, ma quasi nessuno lo sa. Stavolta porta una bella canzone, cantata anche piuttosto bene. Questa canzone bisogna però farla uscire Sara, anche se i diamanti non si estraggono dalla sabbia.
Luchè – Labirinto Non si vede, non si sente. Sul palco è così trasparente che nel Labirinto lo si cerca solo per educazione. Flop Conti.
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare Intensità ed emozione. Arrangiamento alla Ron e citazione di Dalla (chi la trova?) non è che forse forse…
Bambole di pezza – Resta con me Le band sono sempre la cosa migliore. Sono la spolverata rock del Festival, mai di troppo. Canzone che cammina sulle proprie gambe. Purtroppo il pezzo passa, saluta e se ne va.
Chiello – Ti penso sempre Un artista che non ha nulla da dire — e, onestamente, nemmeno io. Anche quest’anno abbiamo portato a casa il concorrente con i disegnini di Pikachu sulla faccia. Canzone non classificabile, ma ricordati: “Oltre il cielo dell’avventura, lascia senza paura la tua Sfera Poké!”.
Malika Ayane – Animali notturni Torna all’Ariston questa volta in quanto “figlia delle stelle”, dopo l’ultima, elegantissima apparizione del 2021. Si narra che non prenda una stecca dal 2007. Gioca con il microfono (rigorosamente con il filo) come Sinner gioca con la pallina. Porta in gara un perfetto brano dance–disco pop anni Settanta, e può permetterselo. Rimane nella teca degli artisti mai sufficientemente valorizzati.
Tommaso Paradiso – I romantici Una delle S.p.A. della musica italiana (basta leggere gli autori del brano). Persistono nel testo immagini simil sigarette fumate in periferia, di spalle al tramonto, su un qualunque tetto di un edificio abbandonato dagli anni Ottanta. Allora sì, possiamo confermare che è davvero il Luigi Di Maio della musica italiana: entrambi, fondamentalmente, si sono separati da una banda. Poteva fare meglio: porta al Festival l’ennesima canzone di Tommaso Paradiso. Occasione sprecata (ma magari no eh).
Ditonellapiaga – Che fastidio! Quarta partecipazione al Festival (di cui due alle serate cover) e, forse, ci siamo. Pronta a parlare la lingua dei Big, ci prova in tutti i modi. È fra i nomi favoriti. Tanto spettacolo, ma la canzone è inodore e il fumo rischia di coprire l’arrosto.
Nayt – Prima che L’arrangiamento di questa canzone si difende molto bene. Scivola con fluidità il flow dell’artista, che si appoggia con efficacia alla morbidezza degli archi, soprattutto nello special del brano. Scarsa, purtroppo, la competenza vocale.
Tredici Pietro – Uomo che cade Picchia (per ben 2 volte!) sul microfono, che non funziona (che fastidio! Cit. Ditonellapiaga). Davvero una brutta figura per un cantante che, inquanto tale, non sa che si tratta di un gesto che rovina la capsula del microfono, e che basta dire “prova” per verificarne la funzionalità. La canzone gira molto lentamente, il personaggio ancora meno.
Sal Da Vinci – Per sempre Sì Da “Non riesco a farti innamorare” al successo di “Rossetto e caffè”, per poi tornare al Festival del 2026. Finalmente il giusto riscatto artistico (che, personalmente, non condivido!). A volte una partenza a diesel può durare anche diciassette anni, al di là del gusto. Mani sulle orecchie perché il televoto detonerà.
Fulminacci – Stupida sfortuna Elegante, sì, ma poteva fare di più, come con “Tattica”: resta l’impressione di trovarsi davanti a un’altra “Santa Marinella”. Da anni non compare più nelle foto fatte con il drone di un’industria musicale che non sempre (e per fortuna) riprende solo le chiome degli alberi. La vita del sottobosco di Fulminacci è già ricca di festival e/o palazzetti. Forse occasione sprecata, ma nel dubbio lasciatelo camminare, questo ragazzo.
Dargen D’amico – Ai ai Era quotato a 1,01 al betting: Leggi J-Ax. Andiamo avanti. Flop Conti
Sayf – Tu mi piaci tanto Dopo un lavoro interminabile di selezione dei brani, il direttore artistico ha scelto una canzone che sembra uscita nel 2013 e cantata da Max Gazzè. Davvero non se n’è accorto? La citazione su Silvio Berlusconi è disallineata rispetto alla circostanza. Evidentemente la selezione deve aver tenuto conto della profondità del testo. Il testo: «Tu mi piaci tanto». Flop Conti
Fedez e Masini – Male necessario Servono ben due artisti per prendere una canzone fioca e portarla fra i primi cinque. Entrambi portano un brano pensato solo per vincere, senza altre pretese. Il pezzo non decollerebbe senza Masini — e infatti.
Levante – Sei tu Fuori categoria. Canzone incredibile. Quando arriva è Claudia; quando non arriva, è perché si tinge i capelli di arancione. Intima come agli inizi ed epica al primo ascolto (“Lacrimeresti tutto il mio stupore”), non solo per come sta sul palco, ma per come abita le parole che pronuncia e che ha scritto (unica autrice). Racconta mentre canta: è ciò di cui oggi c’è bisogno nella musica italiana. Il brano è in 3/4, pertanto produce un senso di avvolgente rotazione in chi l’ascolta. Nuovamente rivelatoria, e con lei anche la progressione armonica degli accordi. Occhio.
Ermal Meta – Stella stellina Canzone tremenda: un testo completamente scollegato dalla musica specie nelle strofe, con qualche rima incollata qua e là. Canta attraverso la melodia dei suoi natali, al confine con l’oriente, in una forma malconcia di reggaeton rammollito. Non lo salva né il tema raccontato né il vocalizzo nello special. Niente. Hanno già aggiornato con “Stella Stellina” la voce «Canzone brutta» della Treccani. Floppissimo Conti
Serena Brancale – Qui con me Fuori categoria. Si scrive Serena Brancale, si legge Alicia Keys — con tutte le contestualizzazioni del caso. Tecnica vocale solida, gestione delle emozioni durante l’esecuzione (non dopo, vorrei vedere!), capacità interpretativa, precisione ritmica, consapevolezza timbrica: non c’è una sola caratteristica che, su una scala da zero a dieci, scenda sotto il nove. Anche qui è presente una modulazione su un tappeto operistico di archi e fiati. Canta su una progressione di accordi che altri cantanti scambierebbero tranquillamente per un codice fiscale (Fa, Sibm6/Fa, Fa6, Fa#, Sibm/Sol, Lam7, Sibmaj7 etc etc). Artista completa che, in una gara come questa, è davvero in grado di battersela fino in fondo. Che bella la competenza musicale che diventa arte. Occhio
LDA e AKA 7 – Poesie clandestine Titolo della canzone (e testo!) di avanguardia pura (stracit.!). Due che se si (li) mettono insieme purtroppo artisticamente non ne fanno mezzo. Inconcludenti. L’altra (brutta) parte della quota campana. Anche a Sanremo c’è il mare: Sanremo fuori.
Raf – Ora e per sempre La canzone fa rima con «Tu sei la mia vita, altro io non ho». Un brano per quel pubblico che vedi in chiesa quando entri e resti sul fondo, tutto imbiancato, per citare il maestro Battiato. Ora e per sempre, sì — ma nei secoli dei secoli amen. Flop Conti
Maria Antonietta e Colombre – La felicità e basta Canzone da cantare, da ballare, fra i primi 5. Occhio.
Samuray Jay – Ossessione Tutto così artefatto. Almeno Ricky Martin era vero (e bello!). Flop Conti.
Elettra Lamborghini – Voilà Non se né può più di questa prepotenza discografica. Ho letto che qualcuno si è chiesto (giustamente!) come possano essersi sentiti gli artisti esclusi dalla gara dopo aver ascoltato la canzone di Elettra Lamborghini. È evidente che la sua presenza non sia una scelta artistica, né tantomeno di spettacolo. Occupa impropriamente uno spazio concesso in modo abusivo. Flop Conti.
Leo Gassman – Naturale Canzone senza direzione. L’unico obiettivo della sua partecipazione pare essere quello di mantenere in vita il cognome che porta. «Mi macchi la felpa con il nero dell’eyeliner» sembra il verso migliore di un testo, a tratti, sgradevole.
Flop Conti
Michele Bravi – Prima o poi È “Prima o poi” che doveva arrivare questo momento. Un artista maturato, ma non è detto che, quando la mela è matura, sia anche dolce. Brano appena sufficiente.
Francesco Renga – Il meglio di me Quando possiedi una Ferrari e la guidi a 20 km/h, allora sei Renga a Sanremo 2026. Se non sai che fare, nel dubbio, porti al Festival della Canzone Italiana la prima canzone che ti hanno scritto, così, la prima che capita. Fatico tanto a capire il senso. Spero almeno ne goda, accontentandosi.
Flop Conti.





