Congo. La mortalità infantile è ancora troppo alta

Nonostante una riduzione significativa negli ultimi trent’anni, la mortalità infantile nella Repubblica Democratica del Congo resta tra le più alte al mondo. Tra le cause: povertà, conflitti armati, malnutrizione e accesso limitato alle cure

La mortalità infantile resta uno degli indicatori più critici per valutare le condizioni sanitarie e socio-economiche di un Paese. Nel caso della Repubblica Democratica del Congo, i dati più recenti confermano una situazione ancora estremamente fragile, nonostante alcuni progressi registrati negli ultimi decenni.

Secondo la Banca Mondiale, nel 2023 il tasso di mortalità infantile, che misura i decessi entro il primo anno di vita, si attestava a 44,5 morti ogni 1.000 nati vivi. Si tratta di un valore nettamente superiore alla media globale, che è inferiore a 30, e lontanissimo da quello dei Paesi ad alto reddito, dove spesso si registrano meno di 5 decessi per 1.000 nati vivi. Stime più recenti basate su dati delle Nazioni Unite indicano valori simili anche per il 2025-2026, segno di un miglioramento rallentato.

Il quadro peggiora se si considera la mortalità sotto i cinque anni: circa 70 decessi ogni 1.000 nati vivi, secondo le stime ONU. Questo indicatore è particolarmente rilevante, perché riflette non solo la qualità dell’assistenza neonatale, ma anche le condizioni di vita nei primi anni, tra nutrizione, accesso all’acqua e cure mediche.

Eppure, nel lungo periodo, i progressi non mancano. Negli anni Cinquanta, nella RDC morivano più di 180 bambini su 1.000 prima dei cinque anni. Oggi il dato è più che dimezzato, grazie a campagne vaccinali, programmi sanitari internazionali e a un graduale miglioramento, seppur disomogeneo, delle infrastrutture sanitarie. A livello globale, la mortalità infantile è diminuita drasticamente dal 2000, come evidenziato anche dai rapporti UNICEF.

Perché i bambini muoiono

Le cause dell’elevata mortalità infantile nella RDC sono molteplici e intrecciate. In primo luogo, il sistema sanitario resta fragile: molte aree rurali sono prive di strutture adeguate e di personale medico qualificato. Anche quando i servizi esistono, spesso sono difficilmente accessibili per motivi economici o logistici.

Un altro fattore determinante è la malnutrizione. Secondo UNICEF, quasi un bambino su due soffre di malnutrizione cronica, una condizione che indebolisce il sistema immunitario e aumenta il rischio di morte per malattie altrimenti curabili. A questo si aggiungono patologie diffuse, come malaria, polmonite e diarrea, che restano tra le principali cause di morte infantile.

Il contesto politico e sociale contribuisce ad aggravare la situazione. Le regioni orientali del Paese sono da anni teatro di conflitti armati, che ostacolano l’accesso agli aiuti umanitari e compromettono il funzionamento delle strutture sanitarie. In queste aree, i bambini sono esposti a rischi ancora maggiori.

Infine, la dinamica demografica rappresenta una sfida ulteriore. Con oltre 116 milioni di abitanti e un tasso di fertilità tra i più alti al mondo, circa 5,8 figli per donna, la RDC deve far fronte a una crescita rapida della popolazione. Questo mette sotto pressione un sistema sanitario già fragile, rendendo difficile garantire assistenza adeguata a tutti i nuovi nati.

In conclusione, la mortalità infantile nella Repubblica Democratica del Congo resta un indicatore chiave delle profonde disuguaglianze globali. I progressi degli ultimi decenni dimostrano che il cambiamento è possibile, ma il ritmo attuale non è sufficiente. Senza investimenti strutturali, stabilità politica e accesso diffuso a cure e nutrizione, centinaia di bambini continueranno a nascere in condizioni di estrema vulnerabilità.

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