Lo sport che educa: un percorso di crescita, inclusione e comunità

Aumenta il numero dei giovani che fanno sport, ed è una buona notizia. Intervista a Mattia Zucchiatti delle Polisportive Giovanili Salesiane, che promuovono uno sport educativo e inclusivo ispirato a Don Bosco

foto: PGS www.pgsitalia.org

Da quasi sessant’anni le Polisportive Giovanili Salesiane rappresentano uno dei punti di riferimento più solidi dello sport educativo in Italia. Nata nel 1967 dall’intuizione di Don Gino Borgogno e riconosciuta dal CONI come Ente di Promozione Sportiva dal 1979, la realtà PGS continua a portare sui campi e nelle palestre il sistema educativo di Don Bosco, con un’attenzione particolare all’inclusione, alla crescita personale e alla costruzione di comunità. Per comprendere meglio identità, missione e prospettive future di questa realtà, abbiamo intervistato Mattia Zucchiatti, responsabile della comunicazione nazionale delle PGS, che ci ha raccontato la forza educativa dello sport e le sfide che attendono il settore nei prossimi anni.

Se dovesse raccontare in breve la storia di PGS a chi non la conosce, quali aspetti riterrebbe essenziali per comprenderne l’identità e la missione?

«Le PGS vantano una storia di quasi sessant’anni; proprio il prossimo anno celebreranno il 60° anniversario dalla fondazione. L’Ente nacque dall’intuizione di Don Gino Borgogno, un sacerdote salesiano che vide in questa realtà l’opportunità perfetta per fondere l’attività sportiva con l’insegnamento di Don Bosco. Dal 1979 le PGS sono un Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI. La missione è tradurre il sistema educativo salesiano in campo e in palestra, promuovendo uno sport che sia prima di tutto uno strumento di inclusione ed educazione. Sono presenti in modo capillare su tutto il territorio nazionale attraverso i Comitati Regionali. La loro azione non si limita all’attività sportiva ordinaria. Infatti, sono attive anche a livello progettuale, con l’obiettivo di costruire comunità accoglienti, specialmente nelle aree più fragili, valorizzando la forza educativa dello sport e degli oratori».

Come può lo sport diventare, oggi, un vero strumento di costruzione di comunità nei territori in cui operate?

«Lo sport è per sé uno strumento che crea comunità. Lo è per la sua natura. Chiaramente bisogna sfruttare il suo grande potenziale inclusivo. Le PGS lo fanno: non puntano al risultato sportivo in sé, ma cercano piuttosto quella dimensione che possa formare pienamente il ragazzo e la ragazza secondo l’insegnamento di Don Bosco. Uno sport che sappia far crescere, educare e includere tutti, senza lasciar indietro nessuno».

Qual è secondo lei la forza più grande delle PGS rispetto ad altre realtà sportive?

«Uno dei punti di forza delle PGS, come degli altri Enti di Promozione Sportiva, risiede nella multidisciplinarietà. Recentemente, a Lignano Sabbiadoro sono in corso le finali nazionali di ginnastica artistica e ritmica, che vedono la partecipazione di centinaia di giovani. Ma il calendario non si ferma qui: sono in programma altre 14 finali nazionali, dalle arti marziali alla pallavolo, fino alla pallacanestro. In ogni disciplina, dalla più individuale alla più corale, il filo conduttore resta la dimensione educativa, che permette alle PGS di dare il suo contributo nella promozione sportiva, portando più ragazzi a praticare attività sportiva e facendo abbassare, di conseguenza, il tasso di sedentarietà. È un tema cruciale per il nostro Paese e gli ultimi dati del Rapporto Sport ci dicono che la strada è quella giusta, con il numero di sedentari in calo del 2,4% rispetto al 2024».

Guardando al panorama italiano, quali sfide e opportunità vede per il futuro dello sport educativo, soprattutto in relazione al ruolo delle associazioni come PGS?

«Siamo in un momento molto importante, perché dal 2023 lo sport è entrato nella costituzione italiana, che riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme. Di conseguenza tutto il sistema sportivo deve impegnarsi, affinché si riesca a dare attuazione concreta ai principi costituzionali».

Se potesse lasciare un messaggio ai giovani che oggi vivono lo sport, quale valore vorrebbe che portassero con sé nel futuro?

«Un giovane che sceglie di fare sport ha già compiuto la sua prima, grande vittoria. Ha scelto di mettersi in gioco, e questo è già un traguardo. La pratica sportiva è una compagna di vita fedele: aiuta a crescere, insegna a relazionarsi con gli altri e a inserirsi con consapevolezza nella comunità. I ragazzi continuino a giocare e a sfidare i propri limiti, senza lasciarsi scoraggiare, se i risultati agonistici tardano ad arrivare. La strada giusta non è quella che porta necessariamente sul podio, ma quella che trasforma in persone migliori».

Dalle parole di Mattia Zucchiatti emerge con chiarezza una visione dello sport che va oltre il risultato agonistico: un luogo di crescita, relazione e partecipazione, capace di includere e di formare. Le PGS, con la loro presenza capillare e la loro multidisciplinarietà, continuano a interpretare lo sport come strumento educativo e sociale, in linea con l’eredità salesiana.
In un momento storico in cui la Costituzione riconosce ufficialmente il valore educativo dello sport, il lavoro delle associazioni come le PGS appare più che mai centrale. E il messaggio rivolto ai giovani — quello di continuare a mettersi in gioco, sfidare i propri limiti e crescere come persone — rappresenta forse la sintesi più autentica dello spirito che anima questa realtà.

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