27 Ago 2026

Kenya: infermieri in sciopero, pazienti in difficoltà

Gli infermieri chiedono una retribuzione equa e il riconoscimento dell'infermieristica come professione. Ma le trattative vanno a rilento e la gente non sa come curarsi

Il Kenya National Union of Nurses (KNUN) cioè Unione Nazionale degli Infermieri del Kenya, ha ribadito che i suoi membri non revocheranno lo sciopero nazionale, finché il governo non affronterà quelle che il sindacato definisce annose rivendicazioni, riguardanti le retribuzioni, la progressione di carriera e l’attuazione degli accordi raggiunti con gli infermieri. I pazienti, che si recano nelle strutture sanitarie pubbliche, sono stati costretti ad attendere, a rivolgersi a strutture private o, in alcuni casi, a rinunciare alle cure, mentre gli infermieri continuano a chiedere al governo di rispettare le loro richieste.

La controversia è stata affrontata durante il Kenya Health Summit, dove il presidente William Ruto ha invitato gli operatori sanitari e i loro sindacati a cercare una soluzione attraverso il dialogo piuttosto che attraverso lo sciopero. Il presidente ha dichiarato, che il governo era pronto a istituire dei comitati per confrontarsi con gli operatori sanitari e trovare una soluzione meno destabilizzante. «Facciamolo senza sciopero. Siamo pronti a dialogare e sono sicuro che troveremo un accordo». L’appello, tuttavia, non ha convinto gli infermieri a tornare immediatamente al lavoro. Per loro, lo sciopero attuale è il risultato di anni di impegni rimasti irrisolti, piuttosto che di una controversia emersa improvvisamente.

Le conseguenze dello sciopero

Al centro della controversia vi è la mancata attuazione del Collective Bargaining Agreement (CBA), l’accordo collettivo di contrattazione. Il sindacato ha in particolare richiamato il 2017 Return to Work Agreement, sostenendo che altri gruppi che avevano sottoscritto accordi nello stesso periodo hanno visto affrontate le proprie rivendicazioni, compreso il pagamento degli arretrati.

Gli infermieri sostengono tuttavia che il consiglio dei governatori non abbia ancora firmato e attuato gli accordi negoziati. Mentre il sindacato e il governo continuano il loro confronto, sono soprattutto i pazienti a subirne le conseguenze. Le strutture sanitarie pubbliche di diverse contee hanno registrato gravi interruzioni dei servizi e molti pazienti hanno incontrato difficoltà nell’accesso all’assistenza infermieristica. Alcuni sono stati costretti a rivolgersi a strutture private, aumentando la pressione finanziaria sulle famiglie, che normalmente dipendono dagli ospedali pubblici.

Un paziente ha raccontato la propria frustrazione dopo essersi recato in una clinica specializzata, senza però riuscire a trovare i medici disponibili. «Sono stato in clinica, ma non ho visto i medici. Mi dicono che non ci sono. E io sto male», ha raccontato il paziente. L’interruzione dei servizi è particolarmente preoccupante per le persone che non possono permettersi l’assistenza sanitaria privata o che non hanno la possibilità di raggiungere strutture dove i servizi sono ancora disponibili. Lo sciopero ha inoltre aumentato la pressione sul lavoro degli altri operatori sanitari, mettendo sotto ulteriore stress l’intero sistema sanitario, mentre i pazienti si spostano da una struttura all’altra alla ricerca di cure.

Cosa chiedono gli infermieri

Parlando dello sciopero, un’infermiera keniana ha dichiarato che l’azione sindacale coinvolge tutte le 47 contee del Paese e ha insistito sul fatto che le rivendicazioni riguardano fondamentalmente una retribuzione equa e il riconoscimento dell’infermieristica come professione. «Attualmente noi infermieri del Kenya siamo in sciopero in tutte le 47 contee», ha affermato. L’infermiera ha spiegato che i lavoratori non stanno chiedendo benefici irragionevoli, ma desiderano essere pagati adeguatamente e trattati come professionisti il cui lavoro merita riconoscimento. «Lasciate che le persone siano orgogliose di essere infermieri».

Un’altra infermiera, durante l’intervista, ha collegato direttamente le condizioni di lavoro degli infermieri alla qualità dell’assistenza sanitaria offerta ai pazienti. «Quando il nostro personale non è adeguatamente retribuito, inevitabilmente ne risentono i pazienti», ha spiegato. Secondo l’infermiera, la contraddizione è che gli infermieri si trovano attualmente fuori dagli ospedali a difendere i propri diritti invece di essere nelle strutture sanitarie a prendersi cura dei pazienti.

La pressione sui governi delle contee

Il consiglio dei governatori è diventato un attore centrale nella controversia, poiché i governi delle contee sono responsabili di gran parte della gestione dei servizi sanitari pubblici. Gli infermieri accusano le autorità delle contee di intervenire soltanto quando uno sciopero è imminente, invece di risolvere definitivamente le loro rivendicazioni. Il sindacato sostiene che i ripetuti incontri non abbiano portato all’attuazione degli accordi che gli infermieri ritengono siano già stati negoziati e approvati. Gli infermieri chiedono quindi ai governatori di firmare gli accordi pertinenti e di attuare le linee guida sulla progressione di carriera. Chiedono inoltre un intervento sulla situazione occupazionale dei lavoratori della Universal Health Coverage (UHC), affinché possano ottenere un impiego permanente e pensionabile.

La pressione sui governatori aumenta con il proseguire dello sciopero e con la crescente frustrazione dell’opinione pubblica per l’interruzione dei servizi sanitari. Il sindacato ha avvertito che, se la controversia non verrà risolta, l’azione sindacale potrebbe essere estesa agli ospedali di riferimento nazionali, coinvolgendo potenzialmente un numero ancora maggiore di pazienti.

Secondo il KNUN, qualora la disputa rimanesse irrisolta entro il termine stabilito, lo sciopero potrebbe essere esteso a queste strutture, aumentando ulteriormente la pressione sul governo nazionale e mettendo ancora più sotto stress il sistema sanitario keniano. Per ora, tuttavia, gli infermieri rimangono fuori dai loro luoghi di lavoro e ribadiscono che non torneranno, finché le loro richieste non saranno affrontate

Una controversia che dura da anni

L’attuale confronto riflette una disputa più profonda sulle condizioni di lavoro nel settore sanitario pubblico del Kenya. Per gli infermieri, la questione non riguarda semplicemente l’ultimo CBA o gli stipendi attuali. Essi sostengono di attendere da anni l’attuazione di accordi e impegni già assunti. Il sindacato indica altri operatori sanitari i cui accordi, secondo quanto afferma, sono stati rispettati e i cui arretrati sono stati pagati, chiedendo perché impegni analoghi presi nei confronti degli infermieri siano rimasti irrisolti.

«Abbiamo dato tempo al dialogo e ai negoziati dal 2017. Ora basta», ha dichiarato un’altra infermiera. Nel frattempo, il governo deve affrontare il difficile compito di conciliare i negoziati con la necessità di ripristinare i servizi sanitari essenziali e proteggere i pazienti che dipendono dagli ospedali pubblici. Mentre lo sciopero continua, aumenta la pressione su entrambe le parti, affinché trovino una soluzione. Il governo deve rispondere alle richieste degli infermieri garantendo al tempo stesso che i pazienti non rimangano privi di assistenza sanitaria essenziale. Per ora, il messaggio del KNUN rimane inequivocabile: nessuna soluzione, nessun ritorno al lavoro.

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