Siamo cittadini del mondo e dobbiamo sentirci liberi di vivere ovunque su questo pianeta terra. Tuttavia, questa libertà non significa assenza di regole. Ogni Paese ha le proprie leggi e, per essere accolti in un’altra nazione, è necessario rispettare le procedure previste e avere i documenti in regola. Nessuno può incoraggiare l’immigrazione irregolare. E nessuna nazione può pretendere di essere autosufficiente. Viviamo in un mondo interdipendente. Un americano può guadagnarsi da vivere in Europa, così come un europeo può lavorare in America. Un africano può trovare opportunità in Europa, mentre un europeo può avere successo in Africa. Anche gli asiatici vivono e lavorano in ogni parte del mondo. Questo significa essere cittadini del mondo: riconoscere che l’umanità è una sola famiglia, pur nella diversità.
Se le leggi sull’immigrazione sono necessarie, esiste un’altra dimensione fondamentale, che molti ignorano; la dignità umana. Nessun essere umano dovrebbe essere vittima di discriminazione, odio, violenza o altre forme di trattamento disumano. Negli ultimi giorni, si sono svolte manifestazioni a favore della cosiddetta remigrazione. Inoltre, il Parlamento europeo ha approvato un nuovo regolamento volto a facilitare il rimpatrio dei migranti in situazione irregolare presenti nei vari territori europei. Ma che cos’è la remigrazione? Si tratta del ritorno delle popolazioni immigrate nei loro Paesi d’origine, volontariamente o con la forza.
Comprendere le ragioni dell’esilio
Di fronte a questa realtà, il Santo Padre, Papa Leone XIV, ha ricordato una verità fondamentale: «Molte volte non riconosciamo le ragioni per le quali queste persone hanno dovuto uscire dai loro Paesi». Tra queste ragioni vi sono la violenza, le guerre e i conflitti che continuano a devastare molte regioni del mondo. Il Papa aggiunge: «Dire questo migrante lo mandiamo via, è come se noi ci lavassimo le mani del problema, non mi sembra una risposta cristiana».
Analizzando queste parole, comprendiamo che guerre, violenze e insicurezza sono tra le principali cause che spingono molte persone a migrare. Intere popolazioni abbandonano le proprie case alla ricerca di un luogo dove poter vivere in pace. Una domanda però rimane: se guerre e conflitti sono all’origine di queste tragedie umane, perché continuiamo a produrre armi sempre più distruttive? Perché investire in bombe e armi nucleari invece che nella pace?
Un migrante africano, interrogato sulle ragioni del suo viaggio verso l’Europa, ha risposto con semplicità: «Se ci fosse pace nei nostri Paesi, senza guerre, conflitti e violenze, personalmente non avrei mai lasciato il mio bellissimo Paese». Queste parole rivelano una verità profonda; molte persone non fuggono per piacere, ma semplicemente perché cercano di vivere come ogni essere umano, nella pace e nella dignità.
La remigrazione è una soluzione?
Per coloro che sono fuggiti dalla guerra, la remigrazione non può essere considerata una risposta adeguata. Cosa significherebbe rimandare nei loro Paesi persone che sono sopravvissute alle bombe e alle persecuzioni? Vorrebbe dire forse rimandarle a morire?
Per questo motivo, la Convenzione di Ginevra del 1951, che vieta il respingimento delle persone minacciate nel loro Paese d’origine, rimane più attuale che mai. Ogni situazione merita di essere valutata singolarmente. Chi fugge da una guerra porta con sé soltanto la propria vita e spera, cercando rifugio, di essere accolto con dignità. La responsabilità di questa crisi non deve ricadere esclusivamente sui Paesi di accoglienza. Anche gli Stati di origine hanno una grande responsabilità. I loro leader devono governare nell’interesse dei popoli e non per ambizioni personali. Le guerre, la corruzione, le ingiustizie e la mancanza di prospettive spingono molti giovani ad abbandonare la propria terra. I governanti devono lavorare per costruire società più giuste, più sicure e più prospere.
La casa comune
La migrazione è sempre esistita e continuerà a esistere. Tuttavia, le migrazioni forzate, causate dalle guerre e dalle violenze, non sono una fatalità. La vera soluzione non risiede nell’odio o nel rifiuto, ma nella costruzione della pace, del dialogo e della giustizia.
La scrittrice francese di origine senegalese Fatou Diome affronta il tema della migrazione nel suo romanzo Le ventre de l’Atlantique, sottolinea che «i migranti sono anzitutto esseri umani portatori di sogni e speranze». Diome continua la sua riflessione affermando che, «per comprendere il fenomeno migratorio, occorre superare i pregiudizi e affrontare le cause profonde che spingono tante persone a lasciare il proprio Paese».
Essere cittadini del mondo non significa abolire le frontiere o ignorare le leggi. Significa riconoscere in ogni persona un fratello, una sorella, un essere umano portatore di una dignità inviolabile. Come ha ricordato Papa Francesco nella “Laudato si’, abitiamo tutti la stessa «casa comune» e, al di là delle nazionalità, delle culture e delle lingue, apparteniamo a un’unica famiglia umana









