Quando si parla di fumetti, si rischia di confondere la leggerezza del mezzo con la superficialità dei contenuti. Ci sono opere, invece, che riescono a fotografare la realtà meglio di un saggio di sociologia.
La storia di Joaquín Salvador Lavado, per tutti Quino, ne è la prova più evidente. Nato nel 1932 a Mendoza da immigrati spagnoli, Quino ha sempre usato il disegno come un modo naturale per osservare e capire la realtà. Negli anni ’60, mentre l’Argentina attraversava una modernizzazione tanto veloce quanto piena di contraddizioni, l’autore dà vita a una bambina di nome Mafalda. Nata quasi per caso per una campagna pubblicitaria poi sfumata, Mafalda diventerà un fenomeno mondiale, capace di raccontare le nevrosi di intere generazioni.
Il successo delle sue strisce nasce dalla straordinaria capacità di Quino di immergersi nella vita di tutti i giorni. I personaggi che animano le sue tavole superano la dimensione delle semplici caricature infantili, rivelandosi frammenti della sensibilità dell’autore e lenti diverse attraverso cui guardare il mondo.
Lo sguardo dei bambini come specchio della realtà
La vera forza di Quino sta nell’usare l’infanzia come strumento critico. L’universo delle sue strisce si organizza attorno a una simmetria di caratteri in cui chiunque può rispecchiarsi e che riflettono modelli culturali profondi.
Mafalda e i suoi amici svelano i paradossi e le fragilità del mondo dei «grandi» con una lucidità disarmante, incarnando precise e universali reazioni psicologiche alle pressioni della modernità.
Ideologia, società e politica
Un primo gruppo di personaggi si definisce attraverso il modo in cui si colloca rispetto alle strutture della società, alla politica e alla cultura del proprio tempo, dando forma a tre diversi orientamenti esistenziali.
Susanita incarna la risposta conservatrice: vive nella ricerca di uno status borghese fondato sulla stabilità e sulla famiglia e con il suo rifiuto del cambiamento diventa il punto d’attrito che permette agli altri di riconoscere, per contrasto, ciò che non vogliono diventare.
All’estremo opposto si muove Libertà, che rappresenta la rottura ideologica e la radicalità intellettuale; figlia di progressisti, porta un nome immenso in un corpo minuto e abita una casa minuscola che percepisce immensa perché popolata da idee più che da oggetti. La sua è una libertà fragile, non titanica: una condizione interiore, prima ancora che politica, da difendere.
Al centro della triade si colloca Mafalda, che ascolta i Beatles, odia la minestra (simbolo dell’autorità che impone e del mondo adulto che pretende obbedienza, come afferma lo stesso Quino) e vive la realtà come un rebus globale. Mentre gli altri reagiscono a ciò che accade nel loro ambiente immediato, lei alza lo sguardo verso il mappamondo, la geopolitica e il destino del pianeta. È un trickster che non infrange le regole, ma le espone.
L’interiorità, la mente e l’efficienza
Un secondo gruppo esplora invece la dimensione più intima dell’individuo, mostrando come la mente umana risponda a un sistema che richiede efficienza e performance costanti.
Manolito rappresenta il pragmatismo economico: pensa solo al guadagno e al futuro del negozio di famiglia, impermeabile a ogni discorso astratto e riducendo la realtà a un valore economico.
Felipe è il suo opposto: un sognatore timido e gentile, distratto dai fumetti e dai pensieri, ma schiacciato dal senso del dovere e dalla velocità di una società iper‑competitiva.
Miguelito, invece, incarna la lateralità del pensiero e la purezza dello stupore; vive in una zona di confine tra realtà e fantasia, interroga le cose con una logica che spiazza gli adulti e reinventa l’esperienza quotidiana, come quando ritaglia l’impronta del suo pollice e la mette sul giradischi per sentire che suono fa.
L’eccezione del futuro
Fuori da questi orientamenti sociali si muove Guille, il fratello minore di Mafalda. Non interpreta il mondo: lo assorbe. È, a tutti gli effetti, un nativo digitale nato prima del tempo. Mafalda lo osserva nella culla mentre lancia il ciuccio in aria e lo riprende al volo con precisione millimetrica: un gesto che appartiene alla fisicità del futuro, all’esplorazione del mondo come se fosse uno spazio tecnico da dominare.
Con Guille, Quino mostra un’accelerazione culturale impressionante: la distanza generazionale non si misura più in vent’anni, ma in tre.
Il collasso del mondo adulto
Nella casa di Mafalda convivono il futuro accelerato di Guille, il presente critico di Mafalda e il passato nostalgico dei genitori, e il nodo più rivelatore emerge proprio nel loro rapporto. I genitori arrancano dietro a cambiamenti di cui non hanno le chiavi, tentando di mantenere un ordine domestico che non tiene più. Quando Mafalda chiede della politica, della guerra o del sesso, si bloccano in una cronica incapacità di rispondere.
In questi casi, la corsa del padre in farmacia per comprare il Nervocalm è molto più di una gag: è il gesto che ritrae un mondo adulto ormai privo degli strumenti per capire i nuovi linguaggi.
Conclusione: il sollievo della chiarezza
Lo sguardo di Quino non è mai cinico. I suoi personaggi, di cui mette a nudo le contraddizioni, danno voce ai suoi stessi dubbi e paure. È questa visione analitica, presente anche nelle bellissime tavole successive agli anni di Mafalda, ad aver reso la sua opera immortale. Mostrare il disordine del mondo con tanta chiarezza significa renderlo meno spaventoso e più comprensibile.
Leggere Quino offre il sollievo di vedere la complessità finalmente ordinata, una mappa in cui ritrovare un pezzo del nostro modo di vedere la vita.






