Giovani oggi: non chiedono un futuro semplice, ma di essere messi nelle condizioni di affrontarlo

Continuano a investire nello studio, danno valore alle relazioni, desiderano un lavoro significativo e vogliono contribuire alla società. L'incertezza esiste, ma non spegne la progettualità

I giovani italiani non sono una generazione senza speranza. Sono, piuttosto, una generazione che guarda al futuro con sentimenti contrastanti: entusiasmo e paura, fiducia e incertezza convivono nella stessa esperienza. È questa l’immagine che emerge dall’indagine Senso della scuola, senso del lavoro, Primo Rapporto dell’Osservatorio Iride, realizzato dal Censis in collaborazione con la Fondazione Costruiamo il Futuro. L’indagine ha coinvolto mille studenti tra i 16 e i 19 anni per comprendere come immaginano il proprio domani.

Il quadro che emerge è molto diverso dagli stereotipi che spesso descrivono gli adolescenti come disinteressati, demotivati o privi di obiettivi. Al contrario, i ragazzi dimostrano di avere aspirazioni chiare e una forte volontà di costruire il proprio futuro, pur nella consapevolezza delle difficoltà che li attendono.

La paura del futuro non cancella la voglia di progettare

Il dato che colpisce maggiormente riguarda il sentimento di incertezza. Quasi due giovani su tre (62,8%) dichiarano di avere paura del proprio futuro lavorativo. L’ingresso nel mondo del lavoro viene percepito come uno dei momenti più delicati della vita, caratterizzato da precarietà, instabilità economica e difficoltà nel costruire un percorso professionale soddisfacente.

Le emozioni raccontano bene questa condizione. Il 34,2% si definisce incerto, il 30,9% ansioso. Eppure, accanto a queste emozioni, convivono sentimenti positivi: il 29,8% guarda al futuro con fiducia e il 30,2% con ottimismo. Non prevale dunque il pessimismo, bensì una forma di realismo: i giovani conoscono le difficoltà, ma non rinunciano a immaginare un progetto di vita. È una differenza importante. La paura non coincide con la rinuncia. Anzi, sembra convivere con una forte capacità di immaginare il proprio futuro.

La scuola rappresenta un investimento

Uno degli aspetti più significativi del rapporto riguarda il valore attribuito alla formazione. Il 68,7% degli studenti intende proseguire gli studi dopo il diploma. L’università e la formazione superiore continuano a essere considerate strumenti essenziali per migliorare le opportunità professionali.

Ma emerge anche una richiesta precisa rivolta al sistema educativo. I ragazzi chiedono una scuola maggiormente collegata alla realtà. Non basta trasmettere conoscenze teoriche: servono competenze pratiche, orientamento, esperienze concrete e una migliore preparazione all’ingresso nel mercato del lavoro.

Più della metà degli intervistati (56,1%) vorrebbe ricevere una formazione sui diritti e sui doveri del lavoro, mentre il 40,9% chiede strumenti utili per affrontare la vita adulta. Sono richieste che testimoniano il desiderio di essere accompagnati nelle scelte, più che semplicemente istruiti.

Il successo non basta

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda il sistema di valori dei giovani. Contrariamente all’immagine di una generazione esclusivamente orientata al successo individuale o alla visibilità sui social network, emergono priorità molto più articolate.

Il 91,6% desidera svolgere un lavoro che piaccia realmente. Per i ragazzi la soddisfazione personale conta più del semplice prestigio economico. Allo stesso tempo, l’89,6% vorrebbe avere successo nella professione, segno che realizzazione personale e ambizione non vengono percepite come alternative.

Anche la dimensione affettiva mantiene un ruolo centrale. L’88,8% desidera vivere con la persona amata e il 70,8% immagina di avere figli. Si tratta di dati che smentiscono la narrazione di una generazione disinteressata ai legami stabili o incapace di progettare il proprio futuro familiare.

Colpisce inoltre il 74,1% di giovani che dichiara di voler contribuire a cambiare il mondo. È un dato che racconta una sensibilità civile spesso poco valorizzata nel dibattito pubblico.

Più consapevoli che fragili

Il rapporto suggerisce una lettura diversa della cosiddetta “fragilità” delle nuove generazioni. Le paure espresse dai ragazzi non sembrano derivare da una mancanza di motivazione, quanto piuttosto dalla consapevolezza di vivere in una società attraversata da profonde trasformazioni.

Pandemia, guerre, crisi climatica, inflazione, rivoluzione digitale e sviluppo dell’intelligenza artificiale hanno modificato profondamente l’orizzonte entro cui gli adolescenti costruiscono le proprie aspettative. In questo scenario, l’incertezza diventa quasi una caratteristica strutturale dell’esperienza giovanile.

La ricerca mostra quindi una generazione che non appare fragile nel senso tradizionale del termine, ma chiamata a progettare il proprio futuro in un contesto molto più instabile rispetto a quello vissuto dalle generazioni precedenti.

La sfida dell’orientamento

Dal rapporto emerge con forza il bisogno di orientamento. I giovani chiedono adulti, insegnanti, educatori e istituzioni capaci di accompagnarli nella costruzione del proprio progetto di vita.

L’orientamento non riguarda soltanto la scelta della scuola o dell’università, ma comprende la capacità di leggere il cambiamento sociale, comprendere il funzionamento del lavoro, sviluppare competenze trasversali e imparare a prendere decisioni in contesti complessi.

In questo senso, la scuola è chiamata a svolgere una funzione educativa ancora più ampia: non soltanto trasmettere conoscenze, ma aiutare i ragazzi a immaginare il proprio futuro.

Se gli adulti ascoltassero

Il principale insegnamento del Rapporto Censis è forse proprio questo: gli adolescenti non chiedono che il futuro sia semplice, ma desiderano essere messi nelle condizioni di affrontarlo.

Dietro le statistiche emerge una generazione che continua a investire nello studio, attribuisce valore alle relazioni, desidera un lavoro significativo e mantiene il desiderio di contribuire alla società. L’incertezza esiste, ma non spegne la progettualità.

Per gli adulti – genitori, insegnanti, educatori e decisori politici – il messaggio è chiaro: prima di parlare dei giovani, occorre imparare ad ascoltarli. Solo così sarà possibile costruire percorsi educativi e sociali capaci di accompagnare una generazione che, nonostante tutto, continua a guardare avanti.

 

 

Censis – Fondazione Costruiamo il Futuro (2026). Senso della scuola, senso del lavoro. Primo Rapporto Osservatorio Iride. Presentato il 3 febbraio 2026. Disponibile su: https://www.censis.it/il-futuro-visto-con-gli-occhi-dei-ragazzi/

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