Mondiali 2026, dietro le quinte tra equilibri geopolitici e l’incoerenza della FIFA

Tra tensioni internazionali e controverse decisioni della FIFA, i Mondiali 2026 ci mostrano un calcio sempre più influenzato dal fattore politico e dal business

I Mondiali di calcio 2026 saranno ricordati non soltanto per essere la prima edizione con 48 squadre e tre Paesi organizzatori – Stati Uniti, Canada e Messico – ma anche per una lunga serie di episodi che hanno evidenziato da una parte tutta l’incoerenza della FIFA e dall’altra come l’aspetto sportivo sia passato in secondo piano rispetto agli interessi politici e di business.

«Per non creare malintesi faccio chiarezza: tutti saranno i benvenuti in Canada, Messico e Stati Uniti».

Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha rilasciato queste dichiarazioni 12 mesi fa. Ad oggi, queste parole appaiono come quanto più di distante rispetto a quello che sta accadendo nella realtà. La FIFA ha finito per tacere di fronte alle politiche stringenti di un Paese ospitante, gli Stati Uniti governati da Donald Trump, perdendo di credibilità rispetto ai suoi stessi principi fondanti. Un ultimo episodio, ovvero la revoca dell’espulsione del giocatore stanutitense Balogun, ha messo in forte imbarazzo la FIFA.

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Donald Trump e Gianni Infantino nello studio ovale della Casa Bianca
(“P20250822DT-0216” di The White House, United States Government Work Public Domain)

Mondiali 2026: cos’è accaduto fuori dal campo di gioco?

I primi episodi controversi del Mondiale sono accaduti prima ancora del suo inizio. La Costa D’Avorio ha affrontato la Coppa del Mondo senza il suo pubblico, visto che gli Stati Uniti hanno negato il visto d’ingresso ai tifosi ivoriani. Un’ostilità e una mancanza di rispetto verso gli stranieri che ha visto coinvolti persino gli atleti professionisti. Aymen Hussein, calciatore dell’Iraq, è stato trattenuto per oltre sette ore all’aeroporto di Chicago dagli agenti dell’immigrazione. Al giocatore è stato temporaneamente confiscato il telefono cellulare ed è stato sottoposto a rigide procedure di sicurezza prima di essere rilasciato.

Indubbiamente l’episodio più imbarazzante per la FIFA è quello capitato all’arbitro Omar Abdulkadir Artan, miglior fischietto africano. Il 34enne somalo era stato chiamato per dirigere le partite del mondiale, ma è stato respinto ed espulso non appena arrivato negli USA. Solo nei giorni seguenti la Casa Bianca ha spiegato che dietro ai motivi del rimpatrio vi era un legame con organizzazioni terroristiche. Da tempo è nota l’ostilità di Trump nei confronti della Somalia, disumanizzata e screditata più volte sotto l’aspetto religioso. La FIFA, oltre non difendere un suo tesserato, si è limitata a ribadire che le decisioni di ingresso spettano al Paese ospitante.

La pessima gestione dell’Iran in un precario equilibrio geopolitico

Il Mondiale 2026 ha visto tra le squadre partecipanti l’Iran. Dallo scorso 28 febbraio il Paese è entrato in conflitto con gli Stati Uniti a seguito dell’uccisione dell’Ayatollah da parte di un raid israelo-americano. Da quel giorno, le continue tensioni tra i due Paesi per il controllo dello stretto di Hormuz ha cambiato lo scenario geopolitico globale. Un mondiale di calcio in cui partecipano entrmabe le compagini, delle quali una è la Nazione ospitante, ha finito addirittura per mettere a rischio la stessa partecipazione dell’Iran.

Per mesi lo stesso Trump ha minacciato di non voler concedere il visto a tutta la nazionale iraniana per “motivi di sicurezza”. Dopo mesi di duro lavoro delle diplomazie, tutti i giocatori hanno ricevuto i documenti necessari, ma al contempo a diversi membri dello staff tecnico è stato impedito l’ingresso. Inoltre, la squadra dell’Iran ha avuto un massimo di 24 ore di permesso sul suolo statunitense quando vi era una partita da disputare nel paese americano. Tutte queste decisioni hanno penalizzato la compagine iraniana, trattata in modo diverso e svantaggiata rispetto alle altre squadre.

Il precedente dei Mondiali U20 del 2023 mostra l’incoerenza della FIFA

«Quando si tratta di competizioni FIFA qualsiasi squadra, compresi i sostenitori e i membri della delegazione, che si qualifica al Mondiale deve avere accesso al Paese. Altrimenti non ci sarà il Mondiale».

Nel 2017 il presidente Gianni Infantino pronunciò questa frase che oggi fa discutere. Ma in passato la FIFA è stata costretta a intervenire per motivi geopolitici. Il precedente più recente risale al 2023, quando l’Indonesia avrebbe dovuto ospitare il Mondiale Under 20. Il torneo fu revocato a seguito delle opposizioni delle autorità locali alla partecipazione di Israele. La FIFA decise di spostare subito la sede della manifestazione in Argentina e di bloccare i fondi di sviluppo destinati alla federazione indonesiana.

Ai tempi, le motivazioni della FIFA furono chiare. «Il calcio si mescola con la politica, ogni squadra ha il diritto di partecipare senza alcuna forma di discriminazione». Un precedente che evidenzia come il fattore politico debba incidere su un evento calcistico solo quando va difeso il principio di neutralità. Ad oggi, però, queste parole appaiono inconsistenti viste le numerose contraddizioni presenti al Mondiale 2026.

La mano di Trump sui Mondiali 2026? Lo scenario che imbarazza la FIFA

Tra gli episodi più discussi dei Mondiali 2026 c’è anche quello che ha coinvolto il calciatore Folarin Balogun. Espulso nei sedicesimi di finale contro la Bosnia, l’attaccante degli Stati Uniti avrebbe dovuto saltare l’ottavo contro il Belgio. La FIFA ha invece sospeso l’esecuzione della squalifica con una grazia, consentendo al giocatore di scendere regolarmente in campo nella partita successiva. La decisione ha scatenato le proteste, oltre che della Federcalcio belga, di tutte le altre federazioni che hanno parlato di un provvedimento in contrasto con il regolamento del torneo.

A rendere il caso ancora più controverso sono state le indiscrezioni che dipingono Donald Trump come il presunto mandante della revoca della squalifica. L’indiscrezione del NY Times svela che il presidente americano avrebbe chiamato Gianni Infantino chiedendogli di riabilitare il giocatore. Mentre il Tycoon esulta su X, la FIFA ne esce con una pessima figura e crea un precedente pericoloso per il futuro del calcio: la decisione di un uomo politico può sovvertire quella di un arbitro.

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Il controverso messaggio di ringraziamento di Trump. Fonte: @Donald J. Trump on Truth

 

FIFA: l’utopia di un equilibrio tra incoerenze continue

In conclusione, i Mondiali 2026 rischiano così di diventare non soltanto il torneo più grande mai organizzato dalla FIFA, ma anche ma anche l’evento che farà perdere credibilità alla federazione e fiducia agli occhi di tutti i tifosi. Da anni Gianni Infantino, sostiene che il calcio debba rappresentare uno strumento di unione tra i popoli, ribadendo la volontà di rimanere neutrale rispetto alle questioni politiche. Tuttavia, l’opinione pubblica critica apertamente questa posizione. Negli ultimi anni e nei Mondiali 2026, la FIFA è stata accusata di incoerenza a seguito di grandi proclami sbugiardati dai fatti. In molti osservano come il principio di neutralità venga meno nel momento in cui entrano in gioco interessi economici o politici.

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