28 Set 2026

Il mondo dei sordi: oltre la lingua dei segni

Oggi, 28 settembre, è la Giornata Mondiale del Sordo. Incertezze? Imbarazzi? Prudenze eccessive per comunicare con chi si presenta così? No: anche per chi non conosce la Lingua dei segni, un libro indica una via simpatica per comunicare in modo efficace. Rispondendo a 150 domande

«In questo libro le risposte alle domande, oltre che corrette (sono) immediate, chiare, facili da trovare. Oggi siamo più abituati e disponibili a leggere messaggi brevi, che possono poi invogliare ad approfondire, ma intanto la prima risposta è già lì, disponibile e facilmente condivisibile». Sono parole, condivisibili da tutti quelli che si occupano di comunicazione, di Lia Rusca, direttore della Medicina riabilitativa nella Asl B1 di Biella, che ha scritto la Prefazione di un libro unico, bello e particolare: Il mondo dei Sordi in 150 domande (Carocci ed., 2025), che segnaliamo soprattutto oggi. 28 settembre, Giornata mondiale del Sordo.

Conoscere per comunicare

«Conoscere le persone sorde – scrive Rusca – le comunità segnanti, i principi educativi e le prospettive di vita, così come i cambiamenti del mondo medico, educativo e sociale, permette di riconoscere il valore della Lingua dei segni italiana (Lis) il valore dell’educazione del bambino sordo (e non solo) il valore del rispetto del contesto e della comunità».

Un libro “scritto con entusiasmo”, scrivono gli autori Mauro Mottinelli e Chiara Di Monte, in «un’ottica culturale piuttosto che medica». Ecco che perché hanno realizzato questo progetto: «per valorizzare la nostra comunità Sorda». Spesso, scrivono gli autori, i cosiddetti normo-udenti sono spiazzati nel contatto con i non-udenti, non sanno come comportarsi e giù gaffe o imbarazzi, che questo agile Manuale di pensiero e di comportamenti, cerca di contribuire per evitare. Ecco allora (qui in estrema sintesi) le 150 domande, con brevi ed efficaci risposte. Vediamone qualcuna.

Partiamo dai numeri

«Quanti sordi ci sono in Italia?», ci si chiede (circa 70.000 e, sottolineano gli autori, sono una piccola percentuale tra il 5 e il 10% ha genitori sordi); «Qual è l’associazione dei sordi con più soci in Italia?» (l’Ens, Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi, fondato negli anni ’40 e ora iscritto come associazione di Terzo settore);  qui – sia detto per inciso – si potrebbe fare un piccolo “appunto” ai curatori del libro: oltre all’indice (ottimo) delle domande, e a un’accurata bibliografia, sarebbe stato utile mettere anche un elenco di email e telefoni di questa come di altre associazioni; magari per la prossima aggiornata edizione). Altre domande: «Quanti sono i sordi ciechi?» (categoria un po’ diversa ma importante: sono 100.000 lo 0,2 per cento della popolazione registrata dall’Istat, con la collaborazione della Lega del Filo d’oro). Comunicano? Certo! E per evitare il “doppio isolamento” fatto di buio e di silenzio, per ogni bambino o adulto sordo cieco «viene individuato il metodo di comunicazione più idoneo» e specifico per la persona.

Poi ci sono anche domande curiose o apparentemente imbarazzanti: tipo «Chi è il sordastro?», apparentemente dispregiativo, «in realtà tranquillamente usato dalla comunità sorda», perché indica chi «ha un residuo uditivo che gli permette di sentire (solo) alcuni tipi di suoni»; o, un’altra è: «i sordi possono ballare?» (sì, a molti piace, pur non sentendo la musica, e la risposta spiega come fanno); o, ancora, «Esistono i sordi Lgbtqia+»? (sì, e qui Mottinelli e Di Monte danno ulteriori precise informazioni); «Esistono politici sordi?» (sì ma, notiamo, forse più all’estero che in Italia, una questione culturale, come altre …).

Il mondo dei sordi
La copertina de “Il mondo dei Sordi in 150 domande”, di Mauro Mottinelli e Chiara Di Monte

Ballano? S’innamorano? Vanno dallo psicoterapeuta? …

Ci sono poi le domande interessanti soprattutto per chi ha a che fare direttamente con le persone. «Tutti i sordi conoscono la lingua dei segni?»; «come si comportano i genitori dei sordi se scoprono che il loro figlio è sordo?»; «cosa si prova a essere sordi?»; o (domanda particolare, ma che implica tanti aspetti secondari) «come viene considerata, dal punto di vista dell’imputabilità, la persona sorda?”.

Ancora: domande di carattere “artistico o spirituale”: «ci sono segni per le idee astratte?»; «esiste la poesia in Lingua dei segni?»; «esiste una psicoterapia per pazienti sordi?»; «cosa rende efficace una psicoterapia per pazienti sordi?»; «come nasce la prima Università dei Sordi nel mondo?».

E così via, tutte sempre interessanti o intriganti, ma assai plausibili proprio per chi, con normalità ma non senza fatica, vive l’appartenenza a una di queste comunità.

Infine ci sono anche quelle domande che riguardano il linguaggio corretto da usare: (pensiamo ai giornalisti, ad es.): «possiamo dire che la persona sorda è non udente?»; «è corretto dire alla persona sorda che è diversamente abile?». Ecco, ce lo siamo chiesto spesso, e allora fidiamoci di Mottinelli e Di Monte, che scrivono: «I membri della comunità sorda preferiscono definirsi ‘sordi’ anziché ‘ non udenti’, così come i ciechi si autodefiniscono ‘ciechi’ anziché ‘non vedenti’. Dire ‘non udente’ invece di ‘sordo’ non migliora la condizione di chi vive una disabilità sensoriale o fisica, per cui un’espressione che sembrerebbe politicamente corretta è assolutamente da evitare». E, la seconda: «utilizzare ‘diversamente’ non addolcisce, anzi, crea un’ulteriore discriminazione, ‘non sei diversamente abile, o sei abile o non lo sei’». Quindi assolutamente da evitare. Saranno gli autori troppo severi? Non so, ma nel dubbio cerchiamo di valutare cosa e nella – giustificata – preoccupazione del politically correct, seguiamo i consigli degli autori che, interessati, ci mettono in guardia.

Insomma un bel libro: simpatico, concreto e originale. Che alla fine, dopo averlo letto tutto (o spulciato seguendo le domande che più ci interessano), finirà per essere utile a tutti.

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